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Gen V – La Recensione della seconda stagione

Gen V 3 si farà?

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Gen V 2.

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La seconda stagione di Gen V ci ha confermato quanto l’universo di The Boys sia complesso da gestire quando si cerca di espanderlo oltre i suoi confini originari. Dopo un debutto promettente, lo spin-off di Prime Video aveva trovato da subito una propria voce. Un equilibrio fragile ma affascinante, dove la violenza si mescola al disagio adolescenziale e la critica sociale diventa racconto spietato e pulsante di una generazione manipolata dal potere. Ciò non toglie, tuttavia, che la seconda stagione abbia avuto più di un problema.

Il vero antagonista, stavolta, non è un villain con superpoteri, ma il tempo stesso: dilatato quando dovrebbe correre, frettoloso quando servirebbe calma. Le scelte narrative affrettate e i buchi di trama hanno compromesso la coesione di una stagione che aveva tutte le carte in regola per brillare. Gen V 2 resta intrattenimento di alto livello, ma il suo ritmo altalenante ne tradisce le potenzialità più profonde.

Uno dei nemici della seconda stagione di Gen V è stato il tempo

Thomas Godolkin nell'ultimo episodio della stagione
credits: Prime Video

La seconda stagione di Gen V era partita piuttosto bene (qui trovate la nostra recensione dei primi episodi rilasciati da Prime Video). Marie e co. erano ripartiti subito con l’acceleratore: di nuovo alla God U, di nuovo tutti insieme, determinati a vendicarsi di chi li aveva rinchiusi. E, soprattutto, determinati a scoprire la verità sul ruolo della protagonista nei piani della Vought International. Nonostante la perdita di uno dei pezzi pregiati del cast – in seguito alla tragica e prematura scomparsa di Chance Perdomo – le premesse erano molto buone. Eppure, col passare degli episodi, qualcosa è cambiato. Il grosso problema della seconda stagione di Gen V è da individuare in due aspetti fondamentali. In primis le tempistiche, in secondo luogo i vertiginosi (e frettolosi) buchi di trama. 

Da un lato la narrazione è stata penalizzata da un progressivo dilatamento temporale che ha in qualche modo “distratto” lo spettatore. Per intenderci, la figura più importante della stagione, Thomas Godolkin, è entrata in scena soltanto sul finale. A dire la verità però, la stagione si apre proprio con un riferimento diretto al  suo personaggio. Un riferimento che viene, tuttavia, lasciato perdere per tanto, troppo tempo. Godolking si svela, finalmente, nel penultimo episodio della stagione, regalando al pubblico qualche attimo di uno dei personaggi con più potenziale dell’intero universo di The Boys. Tuttavia, la sua corsa all’interno del medesimo universo si ferma proprio nel finale della serie. In questo senso, nonostante le ultime due puntate di Gen V siano state più che godibili da un punto di vista narrativo, si è creato una sorta di cortocircuito temporale. Tempi troppo dilatati ma finale eccessivamente sbrigativo.

La gestione dei personaggi, inoltre, è stata altalenante

Sam, una delle grandi delusioni della seconda stagione
credits: Prime Video

Una delle più grandi criticità della seconda stagione di Gen V è sicuramente Sam. Partiamo dal fatto che sia lui che Cate nell’ultima stagione di The Boys sembrano essere destinati a ricoprire ruoli ben più importanti e lontani dalle mura della Godolkin University. Invece i due si ritrovano nel campus, sedotti e presto abbandonati dal quartier generale dei Sette. Al di là di questo, c’è anche la rivedibile gestione di Sam.

Uno dei personaggi più enigmatici e interessanti della prima stagione, instabile e potenzialmente devastante.

Ci si aspettava una sua crescita, anche da un punto di vista umano, alla scoperta della sua sensibilità grazie soprattutto alla vicinanza di Emma (uno dei personaggi più umani della serie). Invece, nella seconda stagione, viene ridimensionato completamente. Ma per un Sam che si ridimensiona c’è un Jordan in crescita, o quasi. 

L’amante di Marie viene messo sullo stesso piano della protagonista per quasi tutta la stagione, fino allo svelamento del Progetto Odessa. Da qui in avanti Marie sembra irraggiungibile per chiunque. I suoi poteri vengono paragonati a quelli di Patriota, con cui condivide la stessa sorte durante la fase sperimentale del composto V. È chiaro che Marie, in questa stagione di Gen V, dovesse crescere fino ad essere abbastanza matura per unirsi agli Starlighter nella guerra a Patriota che arriverà al culmine nell’ultima stagione di The Boys. Ma tutta questa fretta non ha di certo aiutato la serie a proseguire quanto aveva fatto nella prima stagione, quando Gen V sembrava davvero abbastanza credibile per cavarsela da sola.

Un plauso, sempre parlando di crescita dei personaggi, va fatto alla gestione di Polarity. Il suo ruolo cruciale è giustificato – e in qualche modo contribuisce a omaggiarlo – dall’assenza di Andre. Il padre ricopre quello che con ogni probabilità sarebbe stato il ruolo del figlio, nel proteggere Marie e sconfiggere definitivamente Godolkin.

I problemi della seconda stagione di Gen V 2 non finiscono qui

Cipher, interpretato da Hamish Linklater
credits: Prime Video

Alcune delle problematiche principali sono rappresentate da due personaggi su tutti: Cipher e Sister Sage. Il problema del primo non è tanto la frettolosità con cui viene eliminato dalla storia (una comicità in realtà in pieno stile The Boys), quanto più il suo non detto. Tutto ciò che avviene prima. Cipher è in un certo senso la reincarnazione di Godolkin, quindi “presente” per tutta la seconda stagione. Ma ciò che risulta difficile da comprendere riguarda il suo diretto rapporto con Marie. 

Lo abbiamo visto tenere in braccio Marie da piccola, ma ci viene raccontato che lui in realtà è un uomo normale, di cui Godolkin si è impossessato per restare in vita fino al giorno in cui la stessa Marie lo avrebbe fatto rinascere. Ma allora, se cosi fosse, come è possibile che un uomo qualunque sia riuscito a infiltrarsi nel Progetto Odessa senza destare il minimo sospetto da parte della Vought? Certo, ricordiamoci sempre che si tratta dell’universo The Boys, quindi una spiegazione sarebbe stata possibile: quella spiegazione, però, non è mai arrivata. E sarebbe stata necessaria.

In tutto ciò, mentre la genesi di Cipher resta un mistero, l’unica a sapere tutto pare essere Sister Sage. Personaggio cruciale di The Boys e, di base, unico punto fisso della serie principale nel cast dello spin-off in questa stagione. Il suo rapporto con Cipher prima e con Godolkin poi è già di per sé molto ambiguo: anche questo privo di una spiegazione approfondita. 

Ma è nell’ultimo episodio che accade l’irreparabile. 

Sage, amante da tempo di Godolkin, lo tradisce, segnando la sua fine, quando si rende conto della sua volontà di elevarsi persino a Patriota. Ma la freddezza con cui Sister Sage si sbarazza di Godolkin non è la parte più anomala del finale di Gen V. Ciò che lascia perplessi è il fatto che la donna più intelligente del mondo non si sia mai resa conto della reale entità del piano del suo amante.

Insomma, il finale di Gen V ha creato alcune perplessità, non chiudendo adeguatamente alcune delle storyline principali. È un peccato, anche perché a livello narrativo la serie ha comunque mantenuto un ritmo molto alto per tutta la stagione: i problemi ci sono stati, ma non cambiano un bilancio comunque positivo. Colpi di scena, evoluzioni e sottotrame interessanti. Come abbiamo detto, il vero nemico di Gen V, a questo giro, è stato il tempo. O meglio, la fretta.