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Pluribus 1×06 – La recensione (e la spiegazione) della sesta puntata

Una scena della sesta puntata di Pluribus

Quando Dostoevskij inizia a scrivere L’idiota era oberato dai debiti, costretto a fuggire in un peregrinare senza sosta. Nei suoi numerosi spostamenti, tra la Svizzera e l’Italia un’idea aveva iniziato a ossessionarlo: dare vita a un protagonista assolutamente buono, un’idiota in un’accezione del termine (Idiót) che oscilla fortemente nei suoi significati. In questa 1×06 di Pluribus dal titolo POU (Proteine di Origine Umana) abbiamo davanti a noi la trasposizione di quell’Idiota dostoevskjiano in tre sfumature diverse. In tre declinazioni di una stessa vox media che connotano il termine ora come positivo, ora come neutro, ora come negativo.

Il principe Myškin, “l’idiota” di Dostoevkij, è una persona totalmente buona. Questa bontà colpisce e si propaga, stride e infastidisce il formicolante microcosmo del romanzo. Myškin nella sua infinita bontà non può che avvincere i cuori come la mente alveare di Pluribus, della quale non si può non ammirare la tensione disperata alla bontà e al rispetto di ogni essere vivente. In questo sono “idioti”, nell’evangelico senso di poveri in spirito, umili e docili, intimamente consacrati al Bene.

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