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È sempre il passato a custodire i segreti. Nella maggior parte dei casi, se osservassimo da lontano gli schemi dei thriller familiari, scopriremmo che nulla di ciò che accade ha davvero a che fare con scelte improvvise o redenzioni. Tutto è, in qualche modo, indissolubilmente collegato a una vita precedente, a un rimpianto incubato negli anni, capace di generare l’orrore: in questo caso, il rapimento di un bambino. Ciò che All Her Fault ci ha raccontato fino a questo momento non è mai esistito: si tratta solo di una lunga e disumana menzogna, protratta per tanti anni quanti sono quelli di Milo. Nulla di ciò che Marissa ha vissuto fino a questo momento è reale. La sua è stata una vita costruita su una bugia che le è crollata addosso, senza che lei potesse fare nulla per cambiarla, fino a diventare l’asse portante della sua esistenza.
All Her Fault non esiste. Anche noi, come Marissa, abbiamo assistito a una menzogna. Abbiamo tratto conclusioni errate, guardando con diffidenza personaggi che in realtà non nascondevano nulla, come nel caso del suo socio (di cui avevamo sospettato nella recensione precedente). E anche quando abbiamo osservato il colpevole, lo abbiamo fatto senza mai coglierne davvero la portata. Ci siamo limitati a chiederci perché, ipotizzando che fosse solo una questione di denaro, ma poi abbiamo distolto lo sguardo, tornando a concentrarci su Carrie, senza comprendere quanto fosse pericoloso Peter, l’uomo che dormiva fianco a fianco con Marissa. Il più grande ingannatore, l’artefice di tutto – diretto e indiretto – era proprio lì, tra le mura di casa. Ed era più avido di qualsiasi altra possibile minaccia.
All Her Fault è giunta ufficialmente al termine, arrivando alla fine con un epilogo che ribalta ogni cosa. Nulla di ciò che abbiamo visto è (quasi) mai avvenuto realmente

Le ultime due puntate di All Her Fault (che potrete vedere su Sky e in streaming su NOW) ci accompagnano verso la fine, risposta dopo risposta. Senza fretta, ci riportano indietro, ricostruendo tutto dall’inizio e facendoci incontrare Carrie qualche anno prima del rapimento di Milo. Siamo nel 2019 e Carrie aspetta un figlio dall’uomo con cui ha sempre desiderato trascorrere la sua vita. Si tratta del figlio della signora che ha accolto Marissa quando – nella prima puntata – era andata a prenderlo. Quel figlio, però, i due non lo avranno mai. Lui viene arrestato per spaccio e lei rimane vittima di un incidente brutale.
Dopo una vita di sofferenze, ecco l’ennesima tragedia, il dolore più terrificante di tutti: la morte di un figlio a un solo giorno di vita. Quell’incidente Carrie – che in realtà si chiama Josephine – lo provoca proprio con Marissa, Peter e il loro figlio, nato da appena un giorno. Ed è qui che si apre il vaso di Pandora di una famiglia fatta di menzogne.
Marissa non si sveglia, Peter è alla guida e vede sua moglie immobile, incapace di emettere alcun movimento. È spaventato, e suo figlio è morto. Un dolore terribile lo rende impotente davanti a una vita che ha appena perso tutto. Ed è nel momento più basso della sua intera esistenza che, d’impeto, prende la decisione che darà origine a una catena di eventi destinata a condurci fino a oggi: di nascosto da tutti, senza rivelare nulla a nessuno, Peter scambia i bambini. Il corpo del suo, senza vita, va a Carrie. Il figlio di Carrie, che conosciamo come Milo, va a loro due. Nessuno saprà mai nulla. Ha ridato un figlio alla sua famiglia, e questo gli basterà per non affogare nei sensi di colpa.
Questa catena di eventi ci riporta al presente, al momento in cui Marissa – scoprendo la menzogna su cui è stata costruita la sua vita – decide di uccidere Peter, ricominciando da sola con Milo, con il tacito consenso del detective, probabilmente il personaggio che più rispecchia la prospettiva del pubblico. Come noi, anche lui osserva gli eventi ricomporsi pian piano e – come noi – non riesce mai a giudicare ciò che vede. Assolve Marissa, comprendendo il dolore di una madre che, nel momento in cui ritrova il figlio, scopre di averlo in realtà perso anni prima.
A un certo punto, nella carriera come nella vita, ci si ritrova a dover prendere decisioni, a scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile. In quel confine si colloca la decisione del detective. Non ha seguito la prassi, ha scelto di tenere il pezzo del puzzle decisivo saldamente tra le mani. Non è stata la scelta facile, ma quella giusta. Quella che ha dato a una madre inconsapevole la possibilità di ricominciare da capo, conoscendo davvero il proprio figlio. Perché se c’è una cosa certa, è che Milo – seppur non biologicamente – è figlio di Marissa.

È stata tutta una menzogna ciò che All Her Fault ci ha raccontato. Non sapevamo nulla, eravamo all’oscuro di tutto e ancora meno eravamo a conoscenza del complesso puzzle nascosto dietro il rapimento di Milo. Ma una cosa pensavamo di saperla: Milo è il figlio di Marissa e Peter, Carrie la sua rapitrice. E invece, a un certo punto, i ruoli si sono invertiti, i confini si sono confusi.
Ciò che è bene e ciò che è male si è fuso, creando sfumature morali che hanno finito per rendere inafferrabili i personaggi di All Her Fault, che in questo episodio, più che mai, arrivano a commettere qualsiasi forma di orrore in nome di una nuova possibilità. Il primo a macchiarsi le mani è stato Peter, poi Carrie. E – dopo aver scoperto tutto – Marissa. Ognuno per motivi diversi, uniti dal solo, sottile filo della disperazione. Il tutto sotto gli occhi consapevoli di un detective che, come noi, guarda la miseria umana prendere forma fino a trasformarsi in disperazione, suggellando la fine di una grande miniserie.





