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Peaky Blinders 4×03 – Dal nido distrutto, si innalza un canto malinconico

Blackbird, blackbird singing the blues all day

Peaky Blinders

“E cielo e terra si mostrò qual era”

La terza puntata si caratterizza per il suo furore quieto: gli animi sono caldi, ogni Shelby tiene stretta in mano l’ascia da guerra e tutti si aspettano di affrontare eventi di portata mortale. D’altronde la minaccia da parte di Luca Changretta è stata ponderata ma feroce allo stesso tempo, come la mente che tira i fili dei pupi su questo sfondo inglese.

Una puntata di grande valore umano, introspettivo e dannatamente disarmante per la semplicità che cerca di evocare in questo ambiente perennemente stuzzicato da scosse di inaudita violenza.

“la terra ansante, livida, in sussulto; 
il cielo ingombro, tragico, disfatto”

La madre adottiva di Michael, scoperto il tragico incidente, gli fa visita in ospedale, rievocando nella mente del ragazzo delle memorie precedenti alla sua vita da Peaky Blinders. Ella tenta di ricordargli il locus amoenus in cui viveva fino a pochi anni fa: tranquillo, a volte noioso, ma mai in grado mettere in pericolo la vita dei suoi abitanti. Su questo punto fa leva la donna, tentando di portarlo a ragionare sul pericolo in cui è incappato a causa degli Shelby, che reputa ora la sua famiglia. Ella è come una foto dimenticata appesa in qualche angolo remoto del palazzo della memoria e Michael è riluttante a dialogarci. Non perché detesti la sua presenza, ma perché evoca un tempo della sua vita ormai terminato, a cui non potrà più tornare. Non perché gli viene impedito, ma perché il ragazzo ingenuo di una volta non esiste più in lui, si ritroverebbe disorientato in un microcosmo tanto semplice e innocuo come la sua vecchia casa.

“bianca bianca nel tacito tumulto”

Polly sembra essere rinsavita, per quanto una donna come lei possa essere considerata tale: in lei alberga una passione pulsante, che si nutre degli eventi che la circondano e dei successivi sentimenti che si innescano in un animo così esplosivo. E’ estrema in tutto ciò che fa e dice. Libera di poter dire e fare ciò che vuole, ma al tempo stesso schiava di un carattere talmente forte e impetuoso che le impedisce di trovare un equilibrio sano per sé stessa. Questo suo temperamento passionale è cresciuto nelle stagioni, rivelandoci la moltitudine di sfaccettature che compongono questa donna. Una rivelazione puntata dopo puntata e certo non di meno in quest’ultima:“Quella ragazza non dimentica mai un torto subito” esordisce Changretta mentre è al suo fianco in un bar.

Tutto potevamo aspettarci, tranne che un incontro segretamente organizzato da Polly con l’uomo che ha assassinato John. Un incontro che ha come richiesta quella di risparmiare il resto della famiglia in cambio della sola e unica morte di Thomas Shelby. Un colpo che va ad impattarsi alle spalle di Tommy, che lacera definitivamente quell’ormai sottile filo chiamato legame familiare che i due a stento tenevano. Oh Polly cara, dici di ballare più come una volta, eppure stai danzando con il diavolo in persona.

Peaky Blinders

“una casa apparì sparì d’un tratto;”

Arthur è tornato il vecchio uomo iracondo che eravamo abituati a vedere prima della venuta di Linda. Eppure qualcosa è cambiato, non tutto sembra come prima. La rabbia funesta che si abbatte su un’operaio è nulla in confronto alla sorte toccata ai successivi sicari italiani che tentano di ammazzarlo. A nulla sembra valso il diversivo inscenato da Linda per tentare di allontanare Arthur dalla riunione della Shelby Company Limited e non lasciargli commettere l’errore di divenire sicario ancora una volta. La scena casalinga dove ella tenta di farlo ragionare a non puntare la pistola con il maledetto proiettile inciso. Un uomo come lui è restio ad abbandonare le tradizioni, ma se quest’ultime rischiano solo di ingrandire il bersaglio che ognuno di loro ha disegnato dietro la propria nuca, vale la pena rischiare? Ed è qui che assistiamo al cambiamento messo in atto di un personaggio: il proiettile viene sparato, sprecato, conficcato nel muro del cortile di casa sua. Arthur ha dato prova che la salvezza della sua famiglia è più importante dell’orgoglio di un uomo. Almeno per adesso.

“come un occhio, che, largo,esterrefatto” 

Riusciamo anche ad avere uno squarcio più ampio del nuovo personaggio interpretato da Adrien Brody. Ciò che può meno convincere è il suo forzato accento italo-americano, che risulta un po’ macchinoso rispetto a quelle dei sue due agenti, entrambi attori italiani, che danno prova di un’eccellente messa in scena mafiosa made in Italy. Ciò che ho sempre amato di questo show, è stata l’estrema ricercatezza nell’esprimere al meglio le caratteristiche d’origine di ogni mafioso, esaltandone la nazionalità da cui proviene. Changretta non è di meno: ha un pathos e una drammaticità degna di un personaggio erede di quella scia postuma all’opera massima de Il padrino. Esalta il gusto modaiolo, l’apparire che conta come biglietto da visita o addirittura soffermarsi sul cibo e le annesse lamentele da buon italiano. Luca è freddo, calcolatore, eppure si lascia andare in compagnia dei suoi scagnozzi. Un lavare i panni sporchi in casa all’italiana che non fa che arricchire il personaggio e rendere un certo spessore alle sue azioni.

Peaky Blinders

“s’aprì si chiuse, nella notte nera.”

Il ritmo riflessivo, pesato, rivelatore ha percorso l’intera puntata. Una puntata di una ricchezza introspettiva di grande valore. Una Serie Tv che pur contando pochissime puntate a stagione, mostra di prendersi il lusso di rallentare e approfondire il pensiero e l’animo dei personaggi che la compongono. E’ dimostra l’egregio lavoro di sceneggiatura che rende lo show di una profondità pazzesca. I Shelby sono così per via degli eventi accaduti, per le scelte prese dai fratelli dopo la guerra, ma come era prima? Non ditemi che non l’avete mai pensato.

Ed ecco che con estrema e lineare semplicità, ci viene raccontato un passato idilliaco, intatto, innocente di un Thomas Shelby nel pieno della sua giovinezza spensierata. Un ricordo che appassisce presto, travolto da una malattia, da un cuore spezzato ed infine sotterrato nei tunnel di una Francia mai realmente visitata. Il Tommy che voleva cambiare il mondo, è cambiato per colpa del mondo. Disarmante è la struttura che ci porta a questa rivelazione da parte della giovane comunista. Un momento prima stiamo ascoltando le suppliche di un uomo che ha perso la dignità e il sostegno della comunità per colpa del suo lavoro vicino a Thomas Shelby. Un momento ci viene rivelato un giovane Tommy comunista, sognatore e pronto a difendere gli oppressi.

Una puntata così semplice improntata sull’umanità di un uomo la quale ha dimenticato la bellezza della vita passata a viverla e non a sopravviverla. Un uomo che tenta di restare in equilibrio in un nido ormai distrutto, la bontà dimenticata che riaffiora nei progetti di un uomo d’affari ormai considerato spietato. Un animo fragile, spezzato, ormai mera crepa tenuta in piedi da un corpo di carne e ossa, spettro del passato.

Il ricordo come un lampo che illumina ciò che aveva nascosto, porta indietro la visione di una vita pensata per essere semplice, genuina, come un rifugio di fronte ad un temporale. Invece è divenuto egli stesso temporale e con le sue azioni, ha distrutto il progetto di una vita fittizia.

Con la partecipazione della poesia Il lampo di G. Pascoli.

Leggi anche: La maledizione di chiamarsi Shelby

Written by Sara Marzocchi

Mi sono immaginata in molti universi, ho vissuto storie diverse in differenti epoche. Quel piccolo tasto chiamato play è in realtà il mio armadio per Narnia, il mio biglietto per Hogwarts, il mio Tesseract. Il mio passaporto telefilo non è mai abbastanza pieno, come non lo è neanche quello dei film e quello dei i libri. Insomma, potreste dedurre che mi piace la vita sedentaria, ed invece no. Sono una contraddizione vivente in cerca del suo punto d’equilibrio.

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