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L’ultimo minuto della prima stagione di Peaky Blinders è l’essenza della Serie

Gli occhi celesti di Thomas Shelby guardano la moneta che gira e cade, cade e gira. C’è poca luce ed è fioca. Sul tavolo: una lampada, dei fogli, una macchina da scrivere, un posacenere con qualche mozzicone e una sigaretta a metà, ma ancora accesa, una bottiglia aperta, documenti, biro. Passa un treno e la sua immagine ci frammenta quanto avviene dietro di esso. Il buio dei vagoni così vicini si alterna a una visione seppia, fumosa, di una donna bella, elegante e bionda immobile di fronte a una pistola. Tommy afferra la moneta, se la chiude nel pugno. Il treno corre, Campbell tiene il braccio teso e fissa Grace. Le dita di Thomas coprono la moneta sbattuta con veemenza sulla superficie verde del tavolo. Emette fumo dalle narici. Grace fissa la pistola. Tommy solleva la mano: l’unico rumore che abbiamo udito fino ad ora – lo scorrere del treno sulle rotaie – sparisce. Si sente uno sparo.

Buio.

Non c’è più niente: nè Tommy, nè Grace, nè Campbell, nè la pistola e nemmeno la moneta.

La relatività del tempo non è un affare nuovo, eppure è strano rendersi conto che Peaky Blinders è tutto condensato in un minuto. In questo ultimo, primo, minuto. La prima stagione sta volgendo al termine, ce ne sono altre pronte a raccontarci la storia di questi furfanti, dei signori di Birmingham che vanno a prendersi Londra. Di questi mezzi gipsy e mezzi re. Di questi poco di buono, ma capaci di tutto.

Il rumore del treno è il collante di questa segmentazione di immagini. Diegetico nel contesto di Grace e Campbell, extradiegetico per la scena di Tommy, è questo leitmotiv ad amalgamare le sequenze e a farci percepire l’indissolubile unione dei personaggi, al di là di spazio e tempo. I tre sono ubiqui, perennemente presenti l’uno nella storia degli altri. Ognuno è la Storia degli altri.

In fondo si tratta di tre disperazioni che si incontrano in un mondo disperato che pensa di aver già visto il peggio, quando ci si è appena affacciato. Tommy è la disperazione di chi ha conosciuto lo scempio umano della Prima Guerra Mondiale, la devastazione psicologica di quella prima lotta totale, universale, che ha lordato per sempre le vite di chi vi ha preso parte. È la disperazione di chi è stato tradito dal proprio Stato, dalla donna amata, dal proprio padre, ma che pensa di potersi prendere ancora una rivincita sulla vita. Rimane almeno una scommessa da fare, e Tommy se ne intende di scommesse.

Nondimeno Grace e Campbell sono vittime e artefici di tradimenti e tristezze: due vite di falsità e simulazioni, di patti da infrangere, di amori non corrisposti o che non si possono vivere. Esiste, per questi due, qualcosa che non si possa tradire?

Peaky Blinders è tutto qua: la tristezza dell’alcool, l’amarezza del fumo, l’eleganza di una bella donna, tutti gli amori – comunque veri, sì – traditi, una pistola per sparare alla propria sorte, mentre questa gira e cade, cade e gira, come una moneta. La vita è un cavallo pazzo che va domato.

Facciamo un passo indietro. Tommy, con una sigaretta in bocca e una bottiglia mezza vuota sul tavolo, mette le mani alla macchina da scrivere. Espira il fumo, sistema un foglio su cui si legge l’intestazione:

Shelby Brothers, Limited.

                                                             Birmingham

Piccoli nugoli di fumo salgono dalla sigaretta. Inizia a scrivere.

 

Cara Grace,

senza una segretaria, scrivo da solo le mie lettere e le scrivo senza cattiveria.

Ho imparato tempo fa a odiare i nemici. Ma non ne avevo mai amato uno. 

L’idea di New York è allettante, ma ho lavorato così tanto per questo giorno.

Per questa vittoria. Ho delle responsabilità qui.

Verso le persone che devo proteggere e le persone che amo. 

Prima della guerra, quando dovevo prendere importanti decisioni, lanciavo una monetina.

Forse è quello che farò di nuovo. Polly dice che eri innamorata davvero, e Polly non sbaglia mai sulle questioni di cuore.

Ti dirò la mia decisione entro tre giorni.

Con tutto il mio amore.

Thomas Shelby

Tommy batte a macchina con un solo dito: l’indice ricerca piano, con un gesto deciso, attento, scelto, le lettere da infiorettare l’una all’altra. Ogni tanto lo sfavillio della sigaretta gli si accende sulle labbra e poi la nebbia del fumo.

Il fumo avvolge anche la stazione, dove è Grace che sta per partire. Campbell l’ha appena raggiunta e le punta la pistola. I due si guardano negli occhi. Lo stridente rumore del treno che frena in sottofondo. Manca un minuto alla fine dell’episodio: è allora che Tommy lancia la moneta.

 

 

Testa o croce, croce o testa, poco importa, perchè quando si tratta dei Peaky Blinders, che ci volete fare: è sempre una scommessa.

Elisa Belotti

 

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Listen to “Peaky Blinders – Capitolo due, “Happy ending”” on Spreaker.

Written by Elisa Belotti

Nata a Bergamo, ho sempre trovato nelle storie una forma di evasione e analisi del mondo. Laureata in Scienze dei beni culturali e in Lettere moderne, cerco di mettere in ordine le mie suggestioni tra una visione e l'altra

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