Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla quinta puntata di Paradise 2.
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Il quinto episodio di Paradise, distribuito come ogni lunedì su Disney+, è uno di quegli episodi che funzionano soprattutto sul piano della percezione dello spettatore. Più che raccontare nuovi eventi, la puntata lavora su come interpretiamo ciò che vediamo, costruendo deliberatamente una narrazione che ci porta a fidarci della persona sbagliata. La struttura dell’episodio ruota infatti attorno a Gary, ma non tanto per spiegare la sua storia quanto per mostrarci come una storia possa essere raccontata in modo da orientare il nostro giudizio. Tutto ciò che vediamo di lui – la sua vita anonima prima del disastro, la solitudine quasi cronica, il suo rapporto con Ennis, il progetto del rifugio e la comunità che nasce dopo la fine del mondo – è costruito in modo da far emergere una figura riconoscibile: quella dell’uomo comune che, in una situazione estrema, riesce a dimostrare un’umanità inattesa.
Questo tipo di personaggio è molto familiare nella narrativa post-apocalittica. Non è l’eroe carismatico né il leader naturale, ma qualcuno che sopravvive grazie alla propria gentilezza, alla capacità di collaborare e a una certa forma di vulnerabilità emotiva. Gary viene presentato esattamente così: goffo, premuroso, quasi timido nel modo in cui si relazione agli altri. La sua solitudine lo rende immediatamente leggibile come una figura fragile piuttosto che pericolosa. Ed è proprio qui che questo episodio di Paradise dimostra una notevole consapevolezza narrativa. La storia di Gary non viene raccontata per rivelare chi sia davvero, ma per mostrarci come sia possibile costruire un’immagine convincente di qualcuno senza mentire apertamente. Tutti gli elementi che vediamo sono reali: Gary è davvero una persona sola, è davvero qualcuno che ha salvato un bambino e ha contribuito a creare una comunità che riesce a sopravvivere per anni.
Gary viene introdotto come una figura quasi archetipica: il bravo ragazzo.

Il risultato è che, mentre seguiamo il racconto della comunità nata nel rifugio, siamo portati quasi automaticamente a leggere Gary come il cuore morale di quel gruppo. È colui che accoglie le persone, che si prende cura degli altri, che costruisce una radio affinché Teri possa continuare a cercare Xavier. Tutte azioni che, prese singolarmente, confermano l’immagine del “bravo ragazzo” che questa puntata di Paradise sembra voler raccontare. In questo senso, Teri diventa il punto attraverso cui osservare meglio il personaggio. Il rapporto che si crea tra lei e Gary non è mai ambiguo nel senso romantico del termine. Questo perché Teri stabilisce subito un confine molto chiaro: il suo amore appartiene a Xavier. Tuttavia tra i due nasce una relazione di fiducia e collaborazione che, nel contesto della sopravvivenza quotidiana, assume quasi la forma di una famiglia improvvisata.
Questa dinamica rafforza ulteriormente l’immagine positiva del personaggio. Gary non è soltanto qualcuno che prova un sentimento non ricambiato. È qualcuno che sembra accettarlo con maturità, continuando comunque a essere presente nella vita di Teri senza pretendere nulla in cambio. La radio che costruisce per lei è probabilmente il gesto più emblematico di questa apparente generosità: è lo strumento che permette a Teri di non smettere mai di cercare Xavier. Eppure proprio questo gesto contiene una contraddizione fondamentale. Perché Gary, pur aiutando Teri a mantenere vivo il legame con il marito, vive quella stessa relazione come qualcosa da cui dipende emotivamente. La comunità che ha contribuito a costruire, la famiglia improvvisata che si è creata attorno al bambino, la presenza quotidiana di Teri. Tutto questo diventa lentamente il centro della sua identità.
Non è soltanto affetto, ma una forma di bisogno.
Questo episodio di Paradise mostra Gary come una persona profondamente sola prima della fine del mondo, qualcuno la cui vita era caratterizzata da una routine priva di legami significativi. La comunità del rifugio diventa quindi, per lui, non soltanto un luogo di sopravvivenza, ma la sua prima vera esperienza di appartenenza. Il problema è che questa appartenenza non è stabile quanto Gary vorrebbe credere. Quando appare la possibilità concreta che Teri possa partire per il Colorado, tutto ciò che Gary ha costurito rischia improvvisamente di sgretolarsi. Non si tratta soltanto di perdere una persona amata, ma di perdere il fragile equilibrio che aveva finalmente dato un senso alla sua esistenza. È in questo momento che l’episodio compie la propria svolta più significativa. L’uccisione di Ennis non è costruita come un tradimento spettacolare o un colpo di scena teatrale. Ma come una conseguenza quasi logica della paura che Gary prova.
Ennis non rappresenta una minaccia nel senso tradizionale del termine; è semplicemente qualcuno che vuole dire la verità a Teri. Ma per Gary quella verità equivale alla fine di tutto. La rivelazione finale non riguarda soltanto Gary, ma anche il modo in cui abbiamo interpretato Xavier all’inizio della puntata. Il suo atteggiamento ostile e diffidente, che sembrava quasi eccessivo, acquista improvvisamente una nuova luce. Xavier non ha accesso alla storia che noi spettatori abbiamo appena visto, eppure percepisce qualcosa che noi abbiamo ignorato. Il suo istino lo porta a non fidarsi di Gary, a mantenere una certa distanza, a trattarlo con una freddezza che inizialmente appare ingiustificata.
Solo alla fine dell’episodio diventa più chiaro che quella diffidenza non era paranoia, ma intuizione.

Mentre noi veniamo lentamente persuasi dalla narrazione del “bravo ragazzo”, Xavier rimane fuori da quella storia. Non vede Gary attraverso il filtro della sua vita passata o delle sue buone azioni, ma semplicemente come una presenza che qualcosa dentro di lui gli suggerisce di non fidarsi. Alla fine di questo quinto episodio di Paradise, la domanda che rimane sospesa non riguarda tanto il passato di Gary, quanto il destino di Teri. Se Gary è stato disposto a uccidere il suo migliore amico per impedire che una semplice informazione arrivasse a lei, diventa inevitabile chiedersi fino a che punto sia stato disposto a spingersi pur di non perderla. E, soprattutto, se in quel rifugio che per anni era sembrato una piccola comunità armoniosa, la storia che ci è stata raccontata non nasconda ancora qualcosa che deve essere rivelato.
In questo senso, la forza di questo episodio non sta tanto nella rivelazione finale, quanto nel modo in cui riesce a mettere in discussione il nostro sguardo. Per quasi tutta la puntata siamo portati a interpretare Gary attraverso una lente empatica, mostrando un equilibrio fragile ma autentico, fatto di collaborazione e responsabilità condivise. Eppure, quando la prospettiva cambia, quella stessa storia assume un significato diverso. Quegli stessi gesti e atteggiamenti diventano parte di una personalità molto più complessa, in cui la paura di tornare alla solitudine può trasformarsi in qualcosa di estremamente pericoloso. È proprio questa ambiguità a rendere questo episodio di Paradise così efficace.





