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Il problema principale di Paper Girls è l’ingombrante paragone con Stranger Things

Attenzione, leggendo potreste incappare in qualche piccolo spoiler di Paper Girls o di Stranger Things.

Paper Girls e Stranger Things: un gruppo di amici leali che combattono insieme contro forze troppo grandi per loro, mentre sullo sfondo scorrono immagini che risvegliano inevitabilmente una gigantesca nostalgia per gli anni ottanta.

Ma è davvero così? Le due serie sono davvero paragonabili o a ben vedere non hanno poi così tanto in comune?

A metà di una lunga estate caldissima, Netflix ci ha mostrato l’ennesima resa dei conti fra un pugno di ragazzini in una sperduta cittadina dell’Indiana e i più sanguinari mostri del Sottosopra. Con una strategica pausa fra la prima parte e la messa in onda del finale di stagione, abbiamo passato settimane a fare congetture e previsioni, a innamorarci alternativamente più di Steve o più di Eddie, a disquisire su cosa potesse nascondere Will, non stancandoci mai di ascoltare Running Up That Hill. Luglio ci ha liberato da Vecna, ma allo stesso tempo ha spezzato quell’incantesimo che ci vedeva tutti così malinconici nel ricordare le estati in bicicletta con gli amici d’infanzia.

Nel corso della stessa estate, è poi arrivata Paper Girls. L’idea, dal punto di vista commerciale, poteva anche essere buona: sfruttare l’onda del successo di Stranger Things, per proporre una serie tv che poteva in un certo modo condividerne il target e possibilmente anche la fortuna. Il pubblico avrebbe apprezzato questa versione tutta al femminile dell’amicizia e, per tutti quelli che avevano ancora impressa nella memoria l’atmosfera cupa e rossastra del mondo di Vecna, l’alba purpurea di Paper Girls sarebbe stata una buona alternativa. Sulla carta tutto bene quindi, ma in realtà, l’associazione delle due serie, voluta dalla critica e non certo da Amazon Prime Video, si è rivelata un boomerang.

paper girls
Paper Girls (640×360)

Il confronto è stato impietoso e le critiche alla serie di Amazon Prime Video non si sono fatte attendere, ma Paper Girls è davvero così da buttare via?

Albert Einstein chiedeva di non giudicare un pesce per la sua capacità di arrampicarsi su un albero, altrimenti quel pesce passerà tutta la vita pensando di essere uno stupido. Per lo stesso principio non andrebbe giudicata Paper Girls come una storia di fantascienza, perché altrimenti sembrerà solo una serie complicata da seguire, con degli effetti speciali poco interessanti e dei personaggi di cui è facile dimenticarsi. Ma in realtà è molto più di questo: è una storia di amicizia e speranze per il futuro, è una storia di pregiudizi e difficoltà, è una storia su cosa significhi essere adulti, una storia di formazione.

Paper Girls racconta l’incontro di quattro ragazzine, diversissime fra loro, che si ritrovano una mattina a consegnare i giornali. Che siano gli anni Ottanta è facilmente intuibile dai costumi e dalla scenografia, la storia raccontata invece è incredibilmente attuale: le quattro ragazze si ritrovano a fare gruppo per arrivare in fondo alla consegna dei giornali, fra episodi di razzismo e l’ultimo strascico di pessimi scherzi di Halloween. Alle prime luci dell’alba però qualcosa comincia ad andare storto e le ragazzine si trovano catapultate in un mondo che riconoscono, ma non conoscono: la loro città, invecchiata di più di vent’anni.

I viaggi nel tempo sono sempre un tema un po’ ostico: se da una parte affascinano il pubblico perché regalano l’impressione di prevedere il futuro, dall’altra (Dark insegna), diventano un po’ complicati da seguire, spesso macchinosi nel loro tentativo di seguire un filo logico e coerente. Paper Girls in questo non fa eccezione, proponendoci una battaglia fra chi vuole migliorare il futuro cambiando il passato e chi è, potremmo dire, un po’ più conservatore. Quindi, se da una parte ruba canzoni e walkman agli anni Ottanta di Stranger Things, subito dopo ci catapulta in un’epoca contemporanea in cui le nevrosi e le difficoltà del nostro tempo hanno trasformato quelle ragazzine in donne adulte risolute e complicate. È in questo che risiede la parte più appassionante della serie. Quello che offre di davvero inedito e brillante è un’evoluzione del personaggio che raramente ci viene data la possibilità di vedere. Da adolescenti a quasi quarantenni, ogni personaggio (beh quasi) ha modo di incontrare la propria controparte adulta che, nel frattempo, è diventata esattamente il frutto di contesti, cultura e condizioni sociali in cui viveva da ragazzina. Come uno specchio da cui è impossibile distogliere lo sguardo, le dodicenni, esattamente come le loro corrispondenti adulte, dovranno metabolizzare la quantità di sogni e aspettative a cui hanno dovuto rinunciare guardandosi vicendevolmente in faccia. Queste Paper Girls venute dal passato mostrano inoltre il lato più oscuro degli anni ottanta, in cui non c’erano solo tagli di capelli azzardati e pantaloni a vita alta, ma anche un sentimento di violento pregiudizio, odio e razzismo che serpeggiava fra i giardini ordinati delle case. Il rapporto con l’altro da sé è complicato quasi quanto il rapporto con se stesse allora come ora.

La fantascienza in questo caso sembra quasi un pretesto e se il pubblico non avesse avuto ancora così vivido nella memoria il ricordo di Undici che rivive il suo passato per salvare il presente di tutta l’umanità, forse avrebbe guardato con più interesse le vicende di Erin, Mac, Kj e Tiffany che fanno i conti con quello che sono diventate, cercando in qualche caso, anche di salvarsi la vita. Certo che se si confrontano mostri, superpoteri, fughe dalle prigioni russe e un intera realtà alternativa (e capovolta) con due fazioni di viaggiatori del tempo (dai costumi, questo si, quanto meno discutibili)il paragone non regge, ma se si guarda a come quattro ragazzine abbiano letteralmente il proprio destino nelle loro mani, allora la storia si fa subito più interessante.

Paper girls
Paper Girls (640×360)

D’altra parte Stranger Things sembra essere basato su una storia vera, mentre Paper Girls si basa su un fumetto (che per la cronaca è precedente all’apparizione di qualsiasi demogorgone della storia) e per questo, se la prima vuole in un certo modo omaggiare chi ha trascorso la propria infanzia negli anni Ottanta, la seconda si rivolge a chi adesso ha ancora la possibilità di poter decidere quale direzione far prendere alla propria vita.

Amazon Prime Video non ha creduto abbastanza in questa serie, cancellandola dopo una sola stagione, ma la speranza è che qualche altro network voglia invece puntare su questa storia, così fantastica da mostrare delle ragazzine capaci di salvare il mondo, mentre sono impegnate a salvare loro stesse.