Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla quarta puntata di House of the Dragon 3.
E un’altra puntata è andata. Qualcuno potrebbe lamentarsi per l’eccesso di dialoghi a discapito di fuoco e sangue, ma va benissimo così: è, solo all’apparenza, una puntata di transizione. E Rhaena è, solo all’apparenza, un’universitaria fuori sede che ha familiarizzato con le amicizie che potrebbero sembrare sbagliate.
Le apparenze, d’altronde, ingannano. Sempre. E allora Ormund è un fetentone, Alicent rivela l’olfatto eccezionale di suo cugino come se questo possa risolvere quella brutta storia della Danza dei Draghi, Sunfyre sembra morto ma forse è vivo, Aegon non sembra uno che ha nel curriculum un’esperienza da re, Criston Cole sembra uno intelligente perché parla pochissimo, Daeron sembra bruno ma è moro e così via.
Insomma, House of the Dragon ci porta a rimettere in discussione ogni cosa, e ci sta: tra una grigliata di gruppo e l’altra, questa stagione ha davvero tanto da dire. E noi, come al solito, la commentiamo così. Stavolta senza i norvegesi di mezzo, pronti a dare voti più o meno discutibili ai personaggi chiave della puntata.
Giusto un consiglio per le vostre ferie estive: evitate sia Harrenhal che Tumbleton. Le recensioni delle ultime settimane non sono granché.
Le Pagelle di House of the Dragon 3×04.
Il miglior personaggio di House of the Dragon, un po’ a prescindere – Daemon Targaryen
Credits: HBO
Voto: 9.
Chiamato a interpretare l’improbabile ruolo dell’esattore delle tasse, incontra le maggiori difficoltà sulla strada del rientro a casa: prima affronta la classica situazione in cui si ritrova uno che porta il cane a passeggiare e quel cane si scontra con quello di qualcun altro, ma i cani sono due draghi. Poi scopre che il secondo drago è della figlia fuorisede: come gran parte degli studenti fuorisede, vive in condizioni psicofisiche precarie all’interno di un tugurio lugubre e scarsamente illuminato, costretta a cibarsi prevalentemente di pasta col tonno. Quando gira bene a quel selvaggio di un drago, sennò, di pecore flambé.
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