Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla seconda puntata della quarta stagione di From.
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Good morning, cari amici di Fromville! Quale modo migliore per iniziare la giornata con lo sprint giusto, se non sulle note apparentemente gioviali dei Beatles? Sembrava quasi diventato un bel posto in cui vivere, quel postaccio. Per dieci secondi circa, almeno finché il caffè non è andato di traverso con un rassicurante sacco sanguinante appeso a un cartello. Devo inoltre sottolineare il fatto che From sia disponibile in Italia ogni lunedì mattina, il che vorrà pur dire qualcosa: una sottile ironia, ben oltre quella che abbina le parole di John Lennon all’ennesimo drammone atroce?
Non posso affermarlo con certezza, ma è evidente che la seconda puntata della quarta stagione ci abbia regalato l’unico momento di alleggerimento dell’intera serie. E che le parole del brano Good Morning, Good Morning siano applicabili a gran parte di quello che abbiamo visto oggi e in passato. L’alleggerimento, in realtà, è durato il tempo di un rapido montaggio ed è figlio della mascherata da Oscar del Man in Yellow, ma posso accontentarmi. Così come ho apprezzato particolarmente il fatto che avessi predetto, una settimana fa, un bel momento alla Sex and the City con il coinvolgimento di Sara e di Sophia.
Ovvero: una che sembra inquietare chiunque anche quando è la donna più gentile del mondo… e un mostro millenario che sembra la versione evil dell’Alto Passero. Che però fanno shopping spensieratamente tra i relitti di gente morta da chissà quanto.
Vabbè, non anticipo altro: passiamo alle pagelle, dai.
Le Pagelle di From 4×02
Il Man in Yellow – Il cattivone vestito di giallo.

- Voto: 9.
Mi rendo conto che la reference possa essere un po’ agée. Non agée quanto quelle di Soldier Boy in The Boys, ma quasi. Visto che però non l’abbiamo avuto in scena per nemmeno un secondo, se si esclude il fatto che sia diventato lo straordinario cosplayer di una ragazzina timorata di Dio, è il momento giusto per affermare che mi ricordi un po’ il giudice Santi Licheri di Forum. Una versione indemoniata, ovviamente, ma il parallelismo ci sta: a quanto pare, d’altronde, ci ritroveremo in una stagione di From in cui i personaggi non faranno altro che farsi a pezzi a vicenda. Loro, però, non potranno manco ricorrere al popolare tribunale televisivo per risolvere i problemoni.
Prima di togliere l’udienza, una sola domanda: dove è possibile acquistare una vernice tanto resistente?

Sophia – L’anima pia che in realtà è il cattivone vestito di giallo.

- Voto: 9.
“È tutto chiuso, è come un rudere” , canta Lennon. Ma nessun problema: l’ottimo travestimento del Man in Yellow la porta prima a stringere un’amicizia con Kenny, e poi a fare shopping sfrenato nell’outlet più prestigioso di Fromville. Alla ricerca di un nuovo occhiale, opta infine per lo stesso modello del protagonista di Un giorno d’ordinaria follia. Da rivedere, però, la sensatezza della scena: potrei sospendere l’incredulità coi mostri, il jukebox sadico, Victor e tutto il resto, ma ho maggiori perplessità sul fatto che la gradazione delle lenti sia evidentemente un dettaglio tralasciabile. In ogni caso, a Sara sono piaciuti.
Boyd Stevens – Il tizio che in Lost urlava a squarciagola il nome del figlio Walt e ora suona un campanaccio per strada.

- Voto: 8.5.
“Ovunque in città si sta facendo buio”, canta ancora Lennon. E ancora:“Gente che corre in giro, sono le cinque”. Poi esagera: “Tutti quelli che vedi sono pieni di vita”. Quest’ultima sembra un omaggio alla vitalità… dei mostri che fanno le ore piccole, ma tutto ciò mi serve per affermare ancora il burnout di quest’uomo e il terribile loop che deve vivere ogni singolo giorno della sua sciagurata vita. Un uomo che deve affrontare la minaccia più grande alla quale un essere umano non dovrebbe mai essere sottoposto: la poliziotta Acosta.
Tabitha Matthews – La tizia di From che era tornata alla realtà.

- Voto: 7.
“Niente da fare per salvargli la vita, chiama sua moglie”, canta Lennon con un involontario riferimento alla straziante scena della scoperta della morte di Jim. Il resto è accademia: metabolizzazione del lutto, interazione col marito defunto e con quello delle vite precedenti, rabbia diffusa e la solita frase che spesso si sente dire in From. No, non “dobbiamo parlare”, bensì quella alla quale non crede letteralmente nessuno. Sì, proprio quella: “Andrà tutto bene”. Pensate se le prospettive non fossero state rosee.
Donna Raines – La badass bionda che gestiva mezza città in modi divisivi.

- Voto: 6.5.
A un certo punto chiede a Julie di chiederle le cose. E niente, non ho altro da dire. A parte l’ennesima citazione di Lennon: “Non ho niente da dire, ma va bene”. Eccome se va bene. Benissimo. Bene quanto sta Mariano Giusti in Boris. Quanto Ross Geller in Friends. Bene, e basta. Ha senso? Fino a un certo punto. Date una vera trama a questa Donna, suvvia.
Jade – Il tizio che cerca soluzioni razionali in un mondo irrazionale.

- Voto: 7.
Procede a gonfie vele il piano per convincere Tabitha a proposito del fatto che sia l’uomo delle sue ultime venti vite: prima viene schifato come violinista, poi come uomo, infine come essere vivente che respira al posto del marito defunto. Fiori d’arancio in vista?
Il simpaticone di From: Jim Matthews – Il marito della tizia che è tornata alla realtà, nonché padre del bambino che si è ritrovato Victor per amico e della ragazzina che si fa gli affaracci suoi.

- Voto: 9.
L’unico personaggio al mondo che risulta infinitamente più interessante da morto che da vivo. Anche se è il morto più vivo che si sia mai visto da quelle parti. Straordinario il momento in cui interpreta il morto appeso al soffitto, ma anche quello in cui è morto a letto e non dice una parola. Insomma, questa nuova versione di Jim mi piace davvero tanto.
Il solito protagonista indiscusso di From 4: Victor – L’unico nome che non ho mai dimenticato, perché sì.

- Voto: 10.
Compare per la prima volta dopo quaranta minuti di puntata. Quaranta interminabili minuti in cui non ho fatto altro che canticchiare la canzone dei Beatles e sperare nel suo avvento.
Sara Myers – La collaborazionista pentita di From.

- Voto: 8.
Ha finalmente trovato uno straccio d’amica in quell’incubo di Fromville, ma l’amica è il cosplay del Man in Yellow. Mi spiace per lei, ma allo stesso continua a inquietarmi più del 98% dei personaggi della serie, mostri inclusi.
Acosta – La poliziotta di From.

- Voto: 0.
La conoscenza ha un prezzo, e quel prezzo da pagare è lei. La sveglia brutale del jukebox giustifica il venti per cento delle cavolate fatte nell’arco di una singola puntata, tra le quali includo il fatto che abbia sprecato parecchia benzina per girare in tondo con l’ambulanza senza alcun motivo valido. Letteralmente.
Non so quanto costi la benzina da quelle parti, ma mi sento di dire che non sia un gran momento per fare una cosa del genere.
“Dirigiti verso casa, inizi a vagare e poi sei in città”, avverte Lennon. Che poi è ancora più chiaro: “Non è cambiato nulla, è sempre lo stesso”. Lei, però, doveva sbatterci la faccia per convincersene.
Randall Kirkland – Il tizio che viveva all’interno del bus perché non stava simpatico a nessuno.

- Voto: 6.
Cerca di dare un senso alla sua presenza in From con una sessione di trazioni alla sbarra, ma i risultati non sono eccezionali. Il concetto è ormai chiaro, e l’ha ben esplicato Julie… ma ci arriveremo tra poco.
Ethan Matthews – Il bambino che fa amicizia con Victor.

- Voto: 8.
Visto che non ne aveva ancora subite abbastanza, a un certo punto interagisce col padre morto e riceve un invito per una gita fuori porta nel ridente Lago delle Lacrime. Bene.
Julie Matthews – La ragazzina che si fa gli affaracci tuoi.

- Voto: 8.
Randall continua a non avere uno straccio di trama, e Julie ha la brillante idea di fargli attraversare incolume il varco spazio-temporale per dimostrare empiricamente la sua presenza superflua all’interno della serie. Ci sta. E ci sta ancora di più il fatto che si sia finalmente ricordata di essere, al contrario, un personaggio chiave di From.
Marielle Kirkland e Kristi Miller – L’équipe medica di Fromville

- Voto: 8.
Chiede ad Acosta di accostare, dimostrando come un bambino che cammina in mezzo ai boschi (quei boschi) da solo e senza alcuna tutela, poche ore dopo aver perso per sempre suo padre, potrebbe non stare benissimo: la diagnosi di Kristi è piuttosto convincente.
Fatima Hassan – La tizia che aspettava miracolosamente un figlio e ha per questo un nome fortemente didascalico.

- Voto: 4.
Tremo ogni volta che la vedo, e stavolta è andata pure peggio: non l’ho vista per niente. Tour enogastronomico tra le migliori rifiuterie di Fromville?
Ellis Stevens – Il figlio del tizio di From che suona il campanaccio per strada, ma non si chiama Walt.

- Voto: 5.
Ecco, lui invece l’ho visto. Mi sono impegnato per notare la sua presenza, ma c’era. Ve l’assicuro. Il momento più alto della sua puntata è quello in cui sfodera una memorabile faccia perplessa alla spiegazione della parola “Anghkooey“.
Il padre di Victor – Eh, il padre di Victor.

- Voto: 9.
Potrebbe non trovarsi in Florida, il sogno di un qualunque americano in pensione, ma in compenso è finito a Fromville. Con suo figlio. Da consolare. Come compagno di camera. Una bella storia, dai.
Elgin Williams – Il tizio di From che vede le geishe morte.

- Voto: 3.
Sembra non essere granché convinto dal piano di Boyd, ovvero: risparmiargli il linciaggio pubblico per l’uccisione di una donna innocente. A questo punto mi domando se sia davvero finito sotto il controllo del Man in Yellow o sia semplicemente scemo. Fino a prova contraria, opto per la seconda ipotesi.
Kenny Liu – L’assistente del tizio di Lost che urlava a squarciagola il nome del figlio Walt e ora suona un campanaccio per strada. In attesa di promozione a suonatore ausiliare di campanacci.
Ah, tra l’altro: è pure il figlio della cinese col cuore di panna.

- Voto: 8.
Propone una passeggiata rilassante tra i deliziosi boulevard di Fromville a una ragazzina che ha appena perso il padre e si è appena ritrovata in una città piena di mostri: in fondo, però, fa solo tutto quello che può per prendersi cura del prossimo. Che cuore di panna.
Smiley – Il mostro che sorride.

- Voto: 8.
Victor salta fuori al quarantesimo minuto, Acosta è onnipresente, lui è del tutto latitante: le priorità, autori di From. Le priorità. Chiudo allora con un altro verso di Good Morning, visto che la canticchierò per tutta la settimana: “Qualcuno ha bisogno di sapere che ore sono, sono felice di essere qui”.
Manchi, Smiley.
Alla prossima settimana!
Antonio Casu

