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Only Murders in the Building: indagare è guardarsi dentro

Una scena di Only murders in the building 4x07

ATTENZIONE: l’articolo potrebbe contenere spoiler su Only Murders in the Building!!

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Indagare è un’apertura. Un po’ come uno squarcio, uno spioncino nel muro. È il varco attraverso cui vorremmo accedere alla verità. Una verità nascosta, insondabile, sommersa dai suoi mille surrogati, interrata in un substrato di apparenze e menzogne. Indagare è una ricerca, è mettersi sulle tracce di qualcosa che non si vede e non si afferra subito. È un processo, lento e logorante, che qualche volta porta a dei risultati, altre volte solo ad altre domande. Indagare e anche l’azione principale di Only Murders in the Building. Ogni giallo che si rispetti ha i suoi delitti e le sue indagini, i suoi depistaggi e i suoi percorsi di verità. Ma l’atto di indagare ha delle radici più profonde, che guardano al centro di ogni ricerca: noi stessi.

Il verbo deriva dal latino indagāre, ossia “dare la caccia”, che è composto da in- (dentro) e da una radice legata a agere, “spingere”. L’indagine è dunque una spinta verso l’interno, a scandagliare tutti i non detti che occultiamo prudentemente nei luoghi più inaccessibili del nostro mondo interiore. La caccia al colpevole in Only Murders in the Building non è mai stata un esercizio investigativo fine a se stesso. Ha sempre comportato scossoni interiori, prese di coscienza e coinvolgimenti emotivi che esulavano dal caso specifico. Perché è iniziata la ricerca del colpevole in Only Murders in the Building?

Il trio prova ad adescare i sospettati
Credits: Disney/Patrick Harbron

La curiosità morbosa di svelare i segreti di un assassino, di affermare la verità e risolvere il mistero di un omicidio, celavano bisogni più intimi e personali.

Oliver, Mabel e Charles sono personaggi diversissimi tra loro, eppure trovano un trait d’union nella risoluzione degli omicidi. Sono tre personaggi alla ricerca di qualcosa, di una mancanza da colmare, di un posto in cui stare. Prendiamo Mabel: giovane frequentatrice dell’Arconia, è entrata nell’edificio quando era piccola come ospite di sua zia. Si è sentita sempre un’abusiva del palazzo, una che aveva diritto a starci solo fino a certo punto. Il suo disperato tentativo di trovare delle risposte all’omicidio di Kono rifletteva il bisogno di sentirsi utile in qualcosa, di dimostrare il proprio valore al di là delle etichette che portava attaccate addosso. Only Murders in the Building è un progetto fortemente voluto da lei. Il podcast è diventato la sua ragione di vita, il suo piccolo scopo in un’esistenza in cui non riusciva a trovarne altri.

Il personaggio di Mabel è cresciuto con le indagini. Un omicidio dopo l’altro (tutti gli episodi sono su Disney+), la ragazza ha messo alla prova se stessa, riuscendo a trovare dentro di sé una forza che non immaginava di avere. Ancora oggi, arrivati alla quinta stagione di Only Murders in the Building, Mabel ha ancora bisogno degli omicidi per affermare se stessa. Perché i protagonisti dello show non cercano il colpevole, cercano se stessi. Quando si sente minacciata e messa in ombra, inizia a dedicarsi anima e corpo alla risoluzione del caso. Perché ottenere risposte la fa sentire una persona di successo. Svelare la verità la aiuta a fare un po’ più di chiarezza dentro di sé. Ma non è l’unico personaggio di Only Murders in the Building per cui vale questo discorso.

Una delle serie tv in arrivo a settembre: Only Murders in the Building
Credits: Hulu

Anche Oliver e Charles, per quanto molto più avanti con gli anni, sono individui con una loro fragilità da scandagliare.

Il primo omicidio dell’Arconia è arrivato in una fase delicata della vita di Oliver. Appena uscito da un divorzio, con un rapporto particolare con il figlio, Oliver era un personaggio frastornato, che dietro un atteggiamento apparentemente egoista ed egocentrico nascondeva un mare di insicurezze. Anche per lui indagare è diventata una forma di terapia, uno specchio in cui riflettere i propri dubbi e le proprie paure. Infilare il naso nelle vite dei sospettati ha portato i protagonisti a confrontarsi con delle parti di loro a cui piaceva stare nascoste, come delle impronte cancellate sulla scena del crimine.

Calarsi nella mente di un sospettato, empatizzare con una vittima, cercare di afferrare le ragioni di un delitto ha spinto il trio di Only Murders in the Building a guardarsi dentro, tutte le volte.

Only Murders in the Building 4x08
Disney/Patrick Harbron

Il coinvolgimento emotivo di Charles nella maggior parte dei casi da risolvere ha fatto venir fuori la sua parte più vulnerabile, quella bisognosa di legami e tormentata dai fantasmi. I tre protagonisti sono sempre stati sulle tracce di qualcosa. Questo qualcosa hanno creduto di trovarlo fuori di sé, impegnandosi nelle indagini, fissando degli scopi, lavorando a rendere il podcast un format appetibile per le grandi piattaforme. E, più di tutto, è nel rapporto tra di loro che hanno trovato ciò di cui erano inconsapevolmente a caccia. L’essere uno la spalla dell’altro, l’aver creato un forte legame affettivo, il fatto di sentirsi importanti per qualcuno, ha appagato la loro sete di ricerca. È come se ciascuno di loro non si sentisse più un abusivo, ma avesse trovato finalmente quel posto da chiamare “casa“.

In questo senso, Only Murders in the Building (sapevate che è ispirato a una storia vera?) è uno show che ha lavorato in maniera progressiva, mettendoci sotto il naso il percorso di maturazione affrontato dai suoi personaggi. L’aver trovato una stabilità al di fuori di loro stessi, ha spinto i protagonisti a guardarsi dentro con più consapevolezza. Gli strumenti di indagine li hanno indirizzati verso di sé, la domanda alla quale cercano di dare una risposta non è tanto ”chi è il colpevole?”, quanto piuttosto “chi sono io?”. C’è dunque un’indagine parallela a quella che, di volta in volta, si svolge nel palazzo. Ed è un’indagine che mira a riportare in superficie le parti più oscure e nascoste di sé, per fare chiarezza in quel meraviglioso e straordinario giallo che ci tiene impegnati per tutta la vita: chi siamo e cosa vogliamo.