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Era il caso di andare oltre con Only Murders in the Building?

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Only Murders in the Building

Si è conclusa ormai da qualche giorno la terza, attesissima, stagione di Only Murders in the Building, il grandissimo successo di Hulu, in Italia distribuito da Disney+, con protagonisti Martin Short, Steve Martin e Selena Gomez. Questo terzo capitolo aveva il non semplice compito di confermare l’altissimo livello delle prime due stagioni e se, sotto alcuni punti di vista Only Murders in the Building non ha deluso le aspettative, per altri versi invece la serie ha mostrato alcune incertezze che, in ottica futura, fanno parecchio riflettere. Il finale di stagione della produzione Hulu è stato seguito dall’immediato annuncio del rinnovo, spegnendo sul nascere qualsiasi dibattito sull’eventualità di procedere oltre (ampiamente comunque scontata dopo il cliffhanger che ha chiuso la terza stagione). Tuttavia, alcuni dubbi permangono comunque, figli di un determinato aspetto che non ha funzionato fino in fondo in quest’ultima carrellata di episodi.

Proviamo, dunque, a soppesare un momento il futuro di Only Murders in the Building, parlando di cosa questa stagione ci ha lasciato e sopratutto delle sensazioni che si respirano in vista di un quarto capitolo che, per evitare spiacevoli inconvenienti, a nostro modo di vedere dovrebbe correggere il tiro per non rischiare di fiaccare troppo uno schema che, è bene sottolinearlo, sta già mostrando un po’ di stanchezza. Da questo momento in avanti, la lettura è caldamente sconsigliata a chi vuole evitare di incappare in SPOILER relativi alla terza stagione di Only Murders in the Building. Per tutti gli altri, proviamo a rispondere a questa semplice domanda: era il caso di andare avanti?

Only Murders in the Building
Mabel e Tobert (640×360)

Le difficoltà della terza stagione di Only Murders in the Building

Come detto in fase d’introduzione, e come i lettori che hanno avuto modo di seguirci con le nostre recensioni settimanali hanno potuto leggere a più riprese, questa terza stagione della serie presente su Disney+ ha avuto il proprio punto più problematico nello svolgimento narrativo. Per la terza volta, Mabel, Oliver e Charles si trovano a dover fare i conti con un omicidio consumatosi nell’Arconia, ma stavolta le implicazioni personali sono ben più alte, perché la vittima è la star dello spettacolo di Oliver: Ben Glenroy (Paul Rudd). Inizia così un’indagine che, però, non entra mai nel vivo. Il mistero della morte di Ben non appassiona, viene presto oscurato da altri elementi, propri della crescita personale dei personaggi e delle loro linee narrative individuali, e alla fine si arriva a una risoluzione che, seppur coerente, non regala grandissime emozioni.

I punti d’interesse nella terza stagione di Only Murders in the Building risiedono altrove: nella frattura del trio, nei rapporti sentimentali personali dei tre protagonisti e nelle strepitose guest star che hanno arricchito il racconto. Di per sé l’indagine, e altri elementi fondanti della serie come il podcast, passano in secondo piano, anche a causa di quelle implicazioni personali che circondano l’omicidio di Ben e che finiscono per dominare la scena. Quello che è stato il fulcro delle prime due stagioni della serie distribuita da Disney+, dunque, è l’elemento che stavolta convince meno e da ciò si evince una certa stanchezza del canovaccio classico, di quella costruzione del mistero che invece è stata il segreto, o comunque uno dei segreti, del successo delle prime due stagioni.

In quest’ottica, dunque, sembrerebbe aver poco senso l’idea di continuare una serie che, di fatti, ripete più volte lo stesso schema quando quello schema è apparso consumato. Chiaramente, però, ci sono anche molti altri fattori da considerare, perché se Only Murders in the Building è la splendida serie che conosciamo, i meriti derivano dalla concorrenza di diversi elementi, che anche nella terza stagione sono rimasti visibili e alla fine hanno, in qualche modo, compensato le mancanze narrative.

I pregi della terza stagione di Only Murders in the Building

Abbiamo parlato delle difficoltà, che poi è una sola, seppur grande, ma è bene, per avere un quadro generale della situazione, parlare anche di tutto ciò che ha funzionato nella terza stagione di Only Murders in the Building. A margine delle difficoltà narrativa, i pregi rimangono evidenti, incentrati soprattutto sui tre attori principali e sui loro personaggi, ma relativi anche al tono della serie e alla cornice scelta per questa nuova storia. L’atmosfera teatrale ha brillato, regalando un apparato scenografico impressionante, inoltre i protagonisti della serie presente su Disney+ sono sembrati quanto mai vivi, al centro di sviluppi importanti e con ancora davanti a sé grandi margini di caratterizzazione. La serie è stata poi arricchita dalle guest star, dominanti nei loro panni, in armonia con gli altri personaggi e capaci di innalzare ancora di più il livello qualitativo del cast.

Sotto determinati punti di vista, dunque, gli elementi che abbiamo visto sono incoraggianti. Il tono e i protagonisti funzionano ancora, ciò vuol dire che il materiale primigenio c’è, è molto valido, ma va assemblato al meglio in un assetto narrativo che funzioni e non tradisca una certa stanchezza. Tirando le fila tra ciò che è andato nella terza stagione e ciò che non ha convinto, sembra che la sfida per la quarta stagione di Only Murders in the Building sia proprio l’equilibrio tra questi componenti: riuscire a trovare la giusta ricetta per sfruttare al meglio gli elementi della serie che, dopo tre stagioni, funzionano ancora alla grande, mascherando invece le incertezze degli ultimi episodi.

Meryl Streep, una delle guest star della terza stagione di Only Murders in the Building (640×360)

Ma quindi, era il caso di andare avanti?

Una volta aver soppesato pregi e difetti della terza stagione di Only Murders in the Building, torniamo al punto di partenza e proviamo a rispondere a questa domanda. Possiamo dire che , andare avanti con la serie di Hulu ha senso, ma a patto che ci sia un drastico cambiamento nel canovaccio che ha finora contraddistinto la serie. Lo schema narrativo relativo al crimine e alla sua risoluzione deve vivere qualche novità importante, magari un cambiamento di ambientazione (lo spunto di Los Angeles è interessante, visto che Tobert e Loretta, interessi amorosi di Mabel e Oliver, ci andranno a lavorare il trio potrebbe esservi richiamato) o comunque qualche elemento di rottura che dia freschezza a uno schema consunto. Per il resto le cose che funzionano, come il tono del racconto e i personaggi, vanno confermate e con queste anche vanno ripetute anche l’adozione di una cornice particolare (quella teatrale è stata grandiosa) e magari la presenza di nuove guest star (la serie ha dimostrato di avere una capacità attrattiva incredibile), elementi vincenti in questo terzo atto.

Certo, il cambiamento richiesto non è indifferente e la morte di Sazz, in tal senso, farebbe pensare a una conferma dei soliti schemi narrativi, ma la sensazione è che una sferzata è d’obbligo, altrimenti si rischia davvero un appiattimento narrativo preoccupante che spegnerebbe completamente il fuoco di una serie che invece, sull’intreccio, punta molto. Il futuro di Only Murders in the Building fa sorgere qualche riserva in merito, su questo non c’è dubbio, ma sicuramente è doveroso confidare in una serie che, negli ultimi anni, si è guadagnata un posto tra le migliori produzioni del panorama e che, coi giusti accorgimenti, avrebbe ancora molto da dire. Siamo davanti a uno snodo cruciale per la produzione Hulu, capace di consacrare definitivamente la serie oppure di condannarla alla sua fase calante. Per ora sembra che potesse essere il caso di andare avanti, ma solo il tempo ci darà la risposta definitiva a questa domanda.