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10 Serie Tv che hanno deluso le aspettative nel 2021

nine perfect strangers

L’anno sta per terminare ed è tempo di bilanci seriali. Il 2021 ci ha regalato nuove avventure e nuove storie tanto diverse quanto magnetiche, da WandaVision a Strappare Lungo i Bordi, da Squid Game a Midnight Mass. Alcune di loro sono state delle piacevoli rivelazioni, altre hanno acceso addirittura dei dibattiti che hanno rivoltato i social network. Ma il 2021 ha portato anche qualcosa che aspettavamo con trepidazione ma, sfortunatamente, non ci ha soddisfatto come speravamo. Accontentare gli spettatori diventa sempre più difficile, è vero. Il pubblico ha un palato sempre più raffinato ed esigente, ne siamo consapevoli. Però davanti a dei prodotti che avevano tutte le carte in regola, ma hanno scelto di calare la carta sbagliata, la delusione fa ancora più male. È il caso di Nine Perfect Strangers, disponibile su Amazon Prime Video, e delle altre nove serie tv che troverete in questo bilancio di fine anno. Serie tv con un grande potenziale, con un cast talentuoso e delle premesse intriganti che per qualche motivo hanno disatteso le nostre aspettative (qui trovate altre 5 serie tv Original Netflix che hanno sprecato completamente il loro potenziale). Non si tratta di serie tv mediocri o scadenti. Parleremo di quelle che, come Nine Perfect Strangers, brillavano tanto, ma alla fine si è rivelata una luce riflessa.

Vediamo 10 serie tv uscite nel 2021, come Nine Perfect Strangers, che avevano un potenziale enorme, ma hanno disatteso le nostre aspettative.

Nine Perfect Strangers

Nine Perfect Strangers

Nine Perfect Strangers, tratta dall’omonimo romanzo del 2018 di Liane Moriarty e creata da David E. Kelley insieme a John-Henry Butterworth, non è la peggiore dell’anno, ma è sicuramente la più grande delusione seriale del 2021. Le premesse del dramma firmato Hulu erano sfavillanti: un cast che non ha bisogno di presentazioni (Nicole Kidman, Bobby Cannavale e Melissa McCarthy, solo per citarne alcuni), una trama intrigante e un mistero. La vicenda viene dalla stessa penna di Big Little Lies, un romanzo da cui Kelley aveva già tratto l’omonima, e molto apprezzata, serie tv del 2017. Masha, il personaggio di Nicole Kidman, non convince. Si presenta come una figura macchiettistica, a tratti grottesca, che non soddisfa il ruolo che le è stato affidato. Le critiche sui centri benessere, sui ricchi annoiati o sulle truffe online sono una cornice interessante, ma sono appena accennate e superficiali. Non è una serie scadente, intendiamoci. Tutto è stato ideato ed eseguito alla perfezione: dalla regia alla recitazione, dalla fotografia alla scenografia. Nine Perfect Strangers è come l’incipit di un’ottima ricetta: gli ingredienti sono di pregio e sono stati presentati a dovere, ma se ne restano là, senza mescolarsi, ognuno nella propria ciotolina. Avevamo l’acquolina in bocca, ma alla fine ci è stata servita una pietanza insipida.

I Know What You Did Last Summer

I Know What You Did Last Summer

I Know What You Did Last Summer è una serie tv adolescenziale di genere horror, prodotta da Amazon Studios e Sony Pictures Television Studios e basata sull’omonimo romanzo del 1973 di Lois Duncan. Su IMDb non sfiora nemmeno la sufficienza e Rotten Tomatoes la definisce: uno slasher incruento che non riesce a congelare, I Know What You Did Last Summer ha hackerato il suo cast killer con buchi nella trama e colpi di scena insoddisfacenti. Eppure, come per Nine Perfect Strangers, le premesse erano promettenti. Un classico slasher che viene riproposto nel 2021 in chiave seriale, arricchito da una dose di follia e dei twist in linea con i gusti contemporanei è una pietanza succulenta. Eppure qualcosa è andato storto. Siamo alle Hawaii. La sera del diploma un gruppo di compagni del liceo si reca a una festa. Sulla via del ritorno provocano un incidente dove qualcuno viene colpito. L’estate successiva, al ritorno a casa dal college, qualcuno scrive sullo specchio l’inevitabile “So cosa hai fatto l’estate scorsa” da cui ha inizio l’orrore. Nel remake c’è sangue e violenza, ma niente di troppo eccessivo per gli amanti del genere. Ci sono colpi di scena e scariche di follia allucinata, ma niente di veramente inaspettato. La serie creata da Sara Goodman aggiunge dei risvolti psicologici nuovi e mescola alle parolacce, una nudità quasi gratuita, tanta violenza e delle crisi di identità adolescenziali. Ma forse la crisi d’identità vera e propria è quella del remake di un classico dell’orrore che non ha capito cosa diventare da grande.

Ordinary Joe

Ordinary Joe

The Washington Post la definisce come “la più grande perdita di tempo del 2021. Un dramma di alto profilo che ambiva a sostituire This Is Us ma che invece risulta uno “Sliding Doors” del ragazzo più noioso del mondo che continua a sommare meno della somma delle sue parti.” Il giorno della laurea, Joe Kimbreau, interpretato dall’attore James Wolk (Watchmen e Goliath), prende una decisione che cambierà il corso della sua vita. La storia si sviluppa intorno a tre possibili strade che si diramano da un unico momento accaduto dieci anni prima. In tutti e tre i percorsi ci sono dei vantaggi e degli svantaggi, delle difficoltà e dei benefici. Seguiamo così il protagonista su tre linee temporali parallele: una che lo vede nelle vesti di agente di polizia, come suo padre; una seconda dove Joe è alle prese con una carriera da aspirante star della musica, come voleva il suo sé adolescente; la terza e ultima variante, invece, è nel camice di infermiere e marito della prima fidanzata incontrata al college. Il dramma si muove su degli elementi intelligenti e propone uno sliding doors interessante. Le premesse sono allettanti e promettenti, come l’uso delle variazioni sul tema di un unico personaggio alle prese con tre ruoli differenti. Eppure risulta difficile seguire Joe nei suoi diversi percorsi. Nonostante la bravura del cast e la resa complessiva notevole, Ordinary Joe resta una serie ordinaria, incapace di soddisfare lo spettatore e di attendere alle promesse iniziali.

Call Your Mother

Call Your Mother Nine Perfect Strangers

Avevamo già definito questa sit-com come uno show nato vecchio. Una madre single e di provincia, Jean Raines (Kyra Sedgwick), che rincorre i suoi due figli adulti a Los Angeles, Freddie (Joey Bragg) and Jackie (Rachel Sennott), per assicurarsi che stiano bene non ha entusiasmato il pubblico. Tanto che la ABC ha cancellato la serie dopo la prima deludente stagione. Una vicenda che racconta la crisi di mezza età poteva essere uno spunto intelligente per affrontare le problematiche di un’intera generazione e dei cambiamenti socio-culturali moderni. La sit-com avrebbe potuto raccontare le difficoltà legate alla crescita dei propri figli, alle delusioni e ai sogni infranti. Invece Call Your Mother sembra scherzare in maniera superficiale e con toni isterici sulla solitudine di una donna di mezza età e i suoi figli “mammoni”. Su IMDb non sfiora la sufficienza e su Rotten Tomatoes ha ottenuto un rating del 9% della critica. Il golden retriver, purtroppo, risulta l’unico personaggio per cui vale la pena seguire lo show creato da Kari Lizer. Una storia con un bel potenziale dove però non accade molto, se non delle situazioni forzate, incentrate su dei conflitti generazionali scontati e superati.

Guida astrologica per cuori infranti

Guida astrologica per cuori infranti

Pene e delusioni d’amore raccontati in una serie tv italiana su cui avevamo riposto tanta fiducia. La serie Netflix, tratta dal romanzo di Silvia Zucca, vede protagonista Alice (Claudia Gusmano), una trentenne col cuore spezzato alla ricerca del vero amore. Dopo aver stretto amicizia con un guru dell’astrologia, e superato lo scetticismo iniziale, la ragazza decide di affidarsi alle stelle per trovare il partner ideale. Le premesse sono entusiasmanti per chi è alla ricerca di una storia romantica, ma divertente, per guarire dal mal d’amore. Purtroppo però, Guida astrologica per cuori infranti risulta una comunissima e prevedibile vicenda che parla dei sentimenti senza aggiungere nulla al tema. La recitazione è forzata e l’umorismo nasce da situazioni citofonate. È comunque una serie leggera e simpatica, certo. Utile per distrarci dalle notti insonni quando non abbiamo altro da fare. L’idea di fondo è molto interessante e propone una versione italica di una Jessica Day torinese e della bilancia con tanta voglia di vivere. Alice però manca di personalità e di quei tratti in grado di coinvolgerci nelle sue disavventure a bordo del suo pandino. La trama si articola intorno al niente e tra i cliché e i luoghi comuni resta solo il fastidio di un’occasione sprecata.

Gli Irregolari di Baker Street

Gli Irregolari di Baker Street

La cancellazione di Netflix dopo una sola stagione ha lasciato gli assistenti di Holmes senza più casi da risolvere. Gli Irregolari di Baker Street è un’occasione mancata che avrebbe potuto colmare il vuoto lasciato da Sherlock, la serie con Cumberbatch e Freeman di cui ancora non conosciamo le sorti. La nuova storia ideata da Tom Bidwell è più fresca e giovanile e introduce un nuovo punto di vista sul celebre personaggio uscito dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle. Siamo nella Londra vittoriana dove un gruppo di adolescenti si ritrova alle prese con il dottor Watson (Royce Pierreson) e Sherlock Holmes (Henry Lloyd-Hughes). I ragazzi hanno il compito di risolvere dei crimini che presentano delle caratteristiche soprannaturali per conto dell’investigatore più noto della narrativa. Che si prende il merito del loro lavoro! La serie è ben fatta, coinvolge e presenta degli elementi molto intriganti. Eppure non riesce ad andare oltre le aspettative né alle sue premesse. Invece di concentrarsi sulle atmosfere cupe di un contesto narrativo carico di spunti misteriosi, fatto di casi da risolvere, pericoli e oscuri conflitti interiori, il mistery drama britannico è goffo, ripiega sul fascino di un cast bello e giovane e spreca un’occasione d’oro.

Q-Force

Q-Force

Ogni anno ha bisogno di una propria serie tv irriverente, ma Q-Force – purtroppo – non sarà quella del 2021. La serie comica animata per adulti distribuita da Netflix sarebbe potuta diventare un baluardo della comunità LGBTQ+, invece ricicla proprio quegli stereotipi che avrebbe dovuto combattere. La comedy era già finita in una nostra classifica delle serie tv più brutte dell’estate 2021, disattendendo ogni nostra fiduciosa aspettativa. Le vicende ruotano intorno alla squadra speciale di agenti dell’American Intelligence Agency (AIA) alle prese col mondo conservatore e machista delle forze dell’ordine. I temi cari al genere spionistico vengono sfruttati per proporre una critica attuale e molto sentita, supportando la lotta per i diritti della comunità LGBTQ+. Ma si rivela incapace del compito. Anche il cast è un’occasione mal spesa: tra le voci brillano nomi come Sean Hayes, David Harbour, Gary Cole e Wanda Sykes. La critica si è divisa, ma propende per il giudizio negativo. Rotten Tomatoes ha riportato un punteggio di approvazione del 25% mentre su IMBd, Q-Force raggiunge un blando 6.2. I protagonisti, sulla carta una combo innovativa e vincente, si rivelano solo delle sagome macchiettistiche incapaci di farsi portavoce di una causa contemporanea. Q-Force poteva diventare la nuova Archer. Ha coraggio, l’umorismo non manca e anche la recitazione è grandiosa. L’esito finale però risulta privo di spessore, rincorre disperatamente la risata e non sfrutta a pieno il serbatoio di opportunità di cui era carica.

Tribes of Europa

Tribes of Europa Nine Perfect Strangers

La serie tedesca di genere sci-fi creata da Philip Koch aveva tutta l’aria di essere la nuova scommessa di Netflix dopo Dark. Il progetto è ambizioso e si colloca a metà tra la fantascienza e gli sviluppi sociopolitici attuali, come la Brexit, il progresso tecnologico e il dibattito sul clima. Fantascienza, critica sociale, suspense e personaggi dai tratti avvincenti rendono la serie accattivante, ma la resa finale non soddisfa a pieno le aspettative. Tribes of Europa è godibile, ma non è all’altezza delle altre sorelle distopiche contemporanee, come The Handmaid’s Tale e la stessa Dark. Oliver Masucci (appunto Ulrich Nielsen) è l’unico elemento capace di risollevare le sorti di una vicenda che si compone di troppe poche puntate. Sei episodi, infatti, risultano insufficienti per approfondire le dinamiche e i personaggi in maniera accurata, come avrebbero meritato. Quello che ne deriva, purtroppo, è una lotta fra tribù in un mondo post-apocalittico che ricicla i temi cari dei teen drama e ci lascia con dei cliffhanger di troppo. Le ottime premesse, la buona fotografia e il ritmo incalzante non hanno convinto gli spettatori. E la stessa Netflix, che resta ancora in silenzio sul suo rinnovo.

Call Me Kat

Call Me Kat

Prodotta dagli Shamy, cioè da Mayim Bialik e Jim Parsons (rispettivamente Amy e Sheldon di The Big Bang Theory) la sit-com di casa Fox è stata sviluppata da Darlene Hunt, un’attrice, produttrice e scrittrice televisiva molto apprezzata, nota soprattutto per aver creato e prodotto The Big C. La vicenda vede protagonista Mayim Bialik nel ruolo di Kat: una donna single di 39 anni che lotta contro la società e una madre all’antica per dimostrare che si può essere felici anche da sole. Kat, invece di sposarsi, apre un cat café a Louisville, nel Kentucky: da qui il gioco di parole Kat/gatto. L’affascinante e carismatica attrice è circondata da volti noti della comicità statunitense, delle garanzie come Leslie Jordan e Swoosie Kurtz. Eppure ridere è una missione impossibile. Come Call Your Mother, anche Call Me Kat è una serie tv nata vecchia e come Nine Perfect Strangers, abbiamo un cast eccezionale che però non è stato sfruttato a dovere. La vicenda s’ispira a Miranda, la fortunatissima versione britannica di e con Miranda Hart. Call Me Kat prova a riproporre le dinamiche di una donna socialmente incapace, che si trova spesso in situazioni imbarazzanti, ma l’effetto che ne deriva è ai limiti dell’imbarazzo. Del cringe, se preferite. Mentre la versione originale, uscita nel 2008, è dirompente, innovativa e precorre i tempi, l’umorismo di Call Me Kat risulta insipido, sbiadito e in ritardo di oltre 10 anni.

Behind Her Eyes

Behind Her Eyes e Nine Per

Concludiamo questa lista delle delusioni seriali del 2021 con una serie tv che, forse più delle altre, ha sprecato un’occasione d’oro. Basata sul romanzo di Sarah Pinborough del 2017, Behind Her Eyes aveva tutto per affermarsi come un thriller psicologico di spessore, con una trama originale e dei colpi di scena intriganti. Invece ha sprecato le sue premesse. Ha mandando tutto in fumo con degli elementi incerti e un finale che ha lasciato gli spettatori con l’amaro in bocca. Il Guardian gli ha affibbiato solo due stellette, liquidandola con un “chi pensava che i rapporti sentimentali a tre potessero essere così noiosi?”. Il rating su IMDb e Rotten Tomatoes è decisamente più clemente e concede alla serie creata da Steve Lightfoot la sufficienza. Ma non è abbastanza per risparmiarci una cocente delusione. Le occasioni perse sono troppe da perdonare. La raffica dei colpi di scena, anche se alcuni inaspettati, non giustificano uno sviluppo poco approfondito dei personaggi, che restano intrappolati nella rete di bugie e segreti che hanno tessuto. Le tante scene di sesso superflue e le emozioni che non vengono mai esplorate veramente sono dei dettagli che gli spettatori hanno mal digerito.

Nine Perfect Strangers, Behind Her Eyes o Tribes of Europa avevano tutto per diventare un fenomeno seriale 2021, eppure qualcosa è andato storto.

Queste erano 10 serie tv di qualità, ma che non ce l’hanno fatta a conquistare il cuore del grande pubblico. A volte non basta solo un cast d’eccezione, un budget altissimo e una buona storia per rendere una serie memorabile. A volte, nonostante la qualità degli ingredienti, qualcosa non si mescola come dovrebbe e ci ritroviamo con una pietanza insipida, difficile da mandare giù.

Ma quindi, dove voleva andare a parare Nine Perfect Strangers?