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Stranger Things – Natalie Dyer attacca la tendenza a sessualizzare i giovani colleghi

In attesa della quarta stagione di Stranger Things abbiamo visto gli attori protagonisti coinvolti in diversi progetti esterni alla serie. Questo è il caso di Millie Bobby Brown con il film su Enola Holmes, sorella minore di Sherlock. Anche Natalie Dyer è stata impegnata con il film Yes, God, Yes in cui interpreta Alice, un’adolescente cattolica alle prese con la scoperta della sua sessualità e la lotta interiore per sopprimere gli impulsi per paura della dannazione eterna.

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Proprio in merito alla sessualità, durante una recente intervista con la testata The Indipendent, la Dyer ha espresso il suo pensiero su un argomento piuttosto delicato: la tendenza dei media a sessualizzare le giovani co-star.
Millie Bobby Brown (Eleven) all’età di 13 anni era nella lista di W Magazine de “Le ragioni per cui la tv è più sexy che mai“, insieme con attori come Nicole Kidman e James Franco. O ancora Finn Wolfhard (Mike), che si è pubblicamente lamentato di aver ricevuto dei messaggi equivoci da una persona adulta quando aveva 14 anni.
L’attrice ha infatti dichiarato:

Ci sono così tante sfaccettature sulla questione… In generale, penso li stiano sessualizzando troppo. Mi sento molto protettiva nei riguardi degli attori più giovani, anche se ormai non sono più bambini ma adolescenti. Sono persone fantastiche e tutti cresciuti in circostanze piuttosto particolari. Ed essendo una persona riservata, mi viene solo da pensare ‘Lasciateli stare, a meno che non vogliate discutere del loro lavoro o di ciò di cui loro hanno voglia di parlare’. È una questione davvero troppo intricata e complessa.
Sessualizzare i giovani attori è un problema quasi culturale, ci deve essere un concetto più ampio dietro il perché sia così.
Lasciate essere le persone ciò che sono, senza giudizi.

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Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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