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Mr. Corman: ovvero Joseph Gordon-Levitt che si veste da Zerocalcare

Approdata ad agosto su AppleTV, Mr Corman è la serie ideata e interpretata da Joseph Gordon-Levitt nei panni di Josh Corman, un professore alle prese con l’infelicità dovuta all’incongruenza tra la vita che immaginava e quella che si ritrova a vivere.

La vita, purtroppo o per fortuna, non va sempre secondo i piani. Per alcune persone, il cambio di rotta rappresenta una nuova opportunità di vita addirittura migliore di quella sperata; per tutti gli altri, il cambiamento è il più temibile dei nemici, colui che mina la tranquilla stasi della comfort-zone costringendoci allo scontro diretto con l’ultima persona con la quale vorremmo un confronto: noi stessi. Questo perché, a rendere terribile il cambiamento, è la consapevolezza del ruolo che abbiamo ricoperto in esso a causa delle nostre caute scelte dettate dalla paura del futuro, del rifiuto, dell’incertezza. O almeno questo è ciò che accade a Mr. Corman.

Josh Corman (Joseph Gordon-Levitt) stava per diventare, come sognava sin da bambino, una rockstar ; musicista di talento in una band indipendente di discreto successo che condivide con la sua ragazza e cantante Megan (Juno Temple), si ritrova poi catapultato nella scuola elementare di San Fernando Valley proprio a seguito della fine della loro relazione. Rimasto così senza amore, accantona il sogno della musica per dedicarsi al lavoro più stabile e sicuro di insegnante, utile per pagarsi l’appartamento che divide con l’amico Victor (Arturo Castro), corriere dell’UPS. Questa scelta prudente, però, non lo rende felice e, il suo malcontento, comincia pian piano a trasformarsi in crescente ansia, raffigurata con l’immagine di un meteorite che si abbatte sulla terra. Ovunque Josh vada, quel meteorite fa sempre da sfondo alla vicenda, accompagnando tanto il protagonista quanto lo spettatore per tutto il corso delle dieci puntate, che delineano un quadro via via più definito della sua personalità, plasmata dal rapporto (o dalla mancanza di esso) con il padre alcolista e dalla dipendenza da sua madre.

Mr. Corman

Ciò che ne deriva è il ritratto di un uomo insicuro e timoroso, che si sente mangiato dall’universo troppo grande per lui, nel quale figura solo come un piccolo filo d’erba. Il paragone con Strappare lungo i bordi di Zerocalcare risulta immediato; Mr. Corman è un ritratto generazionale, è la storia di chiunque tema di non essere mai abbastanza, soffrendo lacune emotive difficili da rimarginare (vi riproponiamo qui un articolo a riguardo). Mr. Corman è, così come Strappare lungo i bordi, una storia nella quale risulta semplice immedesimarsi poiché racconta ansie e preoccupazioni condivise (impossibile non citare l’episodio dedicato al covid, che mostra appieno la metodica paranoia del protagonista che evita il contatto con qualsiasi superficie). Ma a renderlo inadeguato, più dei disastrosi appuntamenti aventi l’unico scopo di dimenticare Megan, più del suo rapporto con la madre, più degli attacchi di panico che non riesce a gestire senza chiamare il 911 temendo di avere un infarto, è l’incontro con suo padre, rimandato per tre anni. Mentre infatti per Zerocalcare la cautela con la quale vive la sfera sentimentale e sociale deriva principalmente da una predisposizione caratteriale, per Josh l’origine della sua profonda insicurezza è da ricercare in quel (mancato) rapporto col padre, e il minaccioso meteorite che continua a seguirlo dall’alto ne è la prova.

Nel corso di un flashback che vede Josh bambino dormire nella sua stanza, suo padre corre a svegliarlo affinché veda ciò che sta avvenendo sopra le loro teste: il passaggio di un meteorite che avrebbe potuto distruggere il mondo. Non accadde davvero ma, quel padre del quale si fidava, aveva appena distrutto il suo senso di sicurezza nel mondo. Quel mondo che sente sempre troppo grande e pericoloso, e che non osa nemmeno toccare credendo che il problema sia il covid, usato invece come pretesto per ritornare a casa sua, nella sua stanza da bambino, per smettere di affrontarlo fino al momento cruciale della serie; quell’incontro rimandato e temuto per tre anni si presenta di notte, improvviso, come il meteorite di quando era bambino. Quel padre che aveva distrutto ogni sua convinzione cerca di fare ammenda, ma non manca di fargli notare, ancora una volta, la cruda realtà dei fatti:

Josh tu sei come me, tu odi te stesso proprio come me, non fai che pensare a tutto ciò che avresti dovuto fare e a perché non l’hai fatto, e il tuo cervello non fa che rimuginare proprio come il mio; la differenza è che io non incolpo nessun altro che me stesso e tu incolpi me, ed è comodo, non trovi, che la colpa sia sempre di qualcun altro e non di sé stessi?

Josh incontra sé stesso attraverso l’incontro con suo padre e si ritrova faccia a faccia con la consapevolezza di essere un uomo adulto, che la musica non l’ha lasciata a causa di Megan ma per paura di fallire e, la causa del mancato raggiungimento del suo sogno, è da ricercare unicamente nelle sue scelte e non dal trauma dell’assenza del genitore.

Mr. Corman è il processo di lucida auto analisi che ci spinge a liberarci dalle paure alle quali restiamo saldamente aggrappati per non affrontare l’ignoto, vivendo con la cautela di chi non vuole farsi male. Ma, come insegna Zerocalcare, dalle ferite nasce la cicatrice, segno inequivocabile che il dolore sta passando.

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