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Ma che roba è il nuovo Magnum P.I.?

Magnum P.I.

Non basta avere una Ferrari, trovarsi alle Hawaii e chiamarsi Thomas Magnum per essere un Magnum P.I. vero. La CBS, dopo aver portato sullo schermo i remake di Hawaii Five-0 e MacGyverci riprova con il detective più amato da un’intera generazione. Fallendo miseramente. La serie del 2018 è una replica fedele nelle dinamiche e nella narrazione dell’originale. Così fedele da non introdurre praticamente alcuna variazione che potesse modernizzare e attualizzare il cult degli anni ’80.

Magnum P.I.

Possiamo ricapitolare le variazioni sul tema a tre semplici elementi.

Il primo è che Thomas Magnum ha abbandonato le straordinarie camicie hawaiane per un abbigliamento più sobrio. Le iconiche camicie le vediamo infatti solo nei servizi fotografici fatti per il lancio della serie. Il secondo è che, ovviamente, il nuovo detective non potendo essere reduce del Vietnam lo è della guerra in Afghanistan. Ed è di origini latine e non caucasiche. Il terzo, e forse il solo di un certo rilievo, è che la CBS per rispondere a una logica di quote rosa hollywoodiane (in un momento storico che le esige), oltre che per avere un gancio sull’aspettativa di possibili sviluppi amorosi, cambia genere al maggiordomo.

Il produttore della serie, Peter Lenkov, infatti opta per sostituire il favoloso e storico Jonathan Higgins con una più affascinante e biondissima Juliet Higgins (Perdita Weeks). Quanto ci manca però quell’insuperabile ometto stizzoso e rigido, vestito da safari e con i baffetti alla Hitler, magistralmente interpretato da John Hillerman. Con gli inseparabili dobermann Zeus e Apollo.

La CBS ci offre un prodotto semplice, che non richiede alcuno sforzo di comprensione o di elaborazione. Tutto arriva diretto allo spettatore.

Purtroppo però è un “tuttovuoto di forma e contenuti. Quello che vediamo è la pedissequa riproposizione di quanto mandato in onda nella serie originale. Come se trent’anni di televisione non fossero passati. Senza alcuna evoluzione.

Bisogna tenere presente poi che, essendo ambientata nelle isole americane, la CBS ha potuto utilizzare per questa nuova Magnum P.I. la troupe, le location e gli attori già a disposizione per Hawaii Five-0. Al punto che i crossover tra le due serie saranno moltissimi. Quindi il tentativo della produzione è di racimolare il massimo possibile con il minimo sforzo. Minimo sforzo a livello di budget, ma soprattutto di narrazione e sceneggiatura. La superficialità e banalità dei casi affrontati dal nuovo Thomas Magnum sono al limite del ridicolo.

Magnum P.I.

In questo nuovo remake infatti si alternano casi futili, pedinamenti di mariti traditori, con altri solo di poco più impegnativi e insoliti. Vendicare un amico assassinato per un tesoro sommerso, ritrovare un enorme tonno (sì, avete letto bene!) che nasconde un segreto, o dimostrare la propria innocenza per un caso di omicidio per cui è stato ingiustamente accusato. Ora, non che i casi affrontati nella serie originale fossero macroscopicamente più complessi o intrecciati ma erano sostenuti da un contorno di pregevole livello. Le vicende personali del protagonista, la sua storia, l’identità segreta del suo amico e benefattore Robin Masters, gli screzi continui con Higgins, avevano una profondità e tridimensionalità che oggi non troviamo. E questa tridimensionalità era data dal protagonista.

Torniamo però ai giorni nostri. Jay Hernandez, il nuovo Thomas Magnum, fa del suo meglio nonostante una sceneggiatura fiacca, ma manca dell’immenso carisma di Tom Selleck. Il suo predecessore aveva una presenza scenica straordinaria.

Il fisico massiccio, le gambe infilate in improbabili pantaloncini davvero troppo corti che però su di lui erano perfetti. Le camicie sgargianti portate con naturalezza. E il sorriso che lanciava mentre si lisciava i baffi mostrando le fossette alle guance sapevano dare, in ogni momento, un tocco di ironia e leggerezza a un personaggio costruito con il giusto alone di mistero e fascino. E tutto questo faceva presa fino all’ultimo spettatore.

Jay Hernandez non ha la classe, non ha la presenza e nemmeno il fascino per reggere da solo l’intera forza della serie.

Inutile dire che non è stato aiutato neppure dalla produzione. Peter Lenkov non ha saputo fare di meglio che farci sapere che il nuovo Thomas Magnum era un Navy SEAL ed era stato tradito dalla donna amata. Punto. Un po’ troppo poco. E soprattutto non ha i baffi! Quei bei baffoni anni ’80 che da sempre sono il tratto distintivo di Thomas Magnum. Tanto quanto lo sono la Ferrari, le camicie e la spiagge di Oahu.

Magnum P.I.

La nuova Magnum P.I. è un prodotto leggero e piatto.

Buona per un pubblico generalista non in grado di apprezzare spettacoli più impegnativi. Buona per guardare qualcosa mentre ci si prepara da mangiare o ci si veste per uscire. Nulla di più. Ma per sfornare un piatto del genere, per restare in tema culinario, una minestra riscaldata così male, non era necessario scomodare Magnum P.I..

Non abbiamo idea di cosa possa inventarsi Peter Lenkov per migliorare la serie. Anche perché è abbastanza chiaro che quest’ultimo non sia Donald P. Bellisario, autore dell’originale Magnum P.I..

Ma un consiglio ci sentiamo di darlo.

Se mai la CBS dovesse decide di rinnovarla per una seconda stagione, con buona pace di Jay Hernandez, sarebbe opportuno affidare il ruolo a un attore più adatto, scafato e che possibilmente stia bene con un paio di bei baffoni!

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Written by Enrico Maccani

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"Sembra quasi un paradosso ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. C'è in giro, ad esempio, un'opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks?"

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