Vai al contenuto
Home » Love Death & Robots » Zima Blue – Una finestra sul mondo dell’arte contemporanea

Zima Blue – Una finestra sul mondo dell’arte contemporanea

Tutto ha inizio con un colore. Una sfumatura di azzurro a metà fra quella più selvaggia del cielo e quella più morbida del mare. È lo zima blue, simbolo dell’arte visionaria dell’omonimo artista, protagonista di uno degli episodi più belli e profondi di Love, Death & Robots. Siamo nel 2019 e questa serie antologica d’animazione, prodotta da Joshua Donen, David Fincher, Jennifer Miller e Tim Miller e distribuita su Netflix, ha lasciato tutti a bocca aperta.

Sfruttando illimitate possibilità narrative, Love, Death & Robots (qui trovate la recensione della terza stagione) ha abbracciato i generi più disparati, pur restando coerente alle sue tematiche principali, annunciate già dal titolo: amore, morte e robot. Ma se c’è stato un episodio in grado di fondere magistralmente questi tre elementi più degli altri, e creare un corto di 10 minuti potente ed equilibrato, intelligente ed esistenzialista, quello è proprio Zima Blue. L’amore per l’arte si è unito alla ricerca costante, da parte dell’artista, della verità circa la propria esistenza.

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

L’opera di Paul Gauguin è il primo implicito (ma non troppo) riferimento artistico utilizzato in Zima Blue. Gli interrogativi a cui il protagonista, attraverso la sua arte, tenta di dare una risposta, sono quelli che avevano già tormentato il post-impressionista, con i suoi paesaggi formati da alberi e cieli di diverse tonalità di blu. Queste domande non fanno altro che introdurre e guidare anche il percorso artistico di Zima. Nato come ritrattista, il pittore dal volto spigoloso sente fin da subito di aver posto dei limiti alle proprie rappresentazioni. Dipingere altre persone non basta a intrappolare il reale su una tela, attraverso quel processo di mimesis con cui l’arte ha sempre svolto la propria funzione di incontro tra natura e realtà. Non è sufficiente riprodurre le espressioni dell’uomo per scovare quella verità che l’artista continua a bramare. Non possono esistere confini.

paul gauguin

Dunque il protagonista di questo episodio di Love, Death & Robots, le cui ombre sono dello stesso colore del suo nome, si muove verso la seconda fase della sua pittura.

Cerca di catturare le verità del cosmo. Un soggetto infinitamente più grande dell’uomo, l’inevitabile conseguenza della sua ricerca. Ma per l’essere umano è impossibile rappresentare l’immensità dell’universo, coglierne tutte le sfumature e spingersi oltre ciò che l’occhio e i sensi vedono. Eppure, dopo aver realizzato opere che al suo pubblico sembravano essere portatrici dei segreti stessi dell’universo ed essersi rivelato ancora una volta insoddisfatto di tali rappresentazioni, Zima scivola verso un nuovo tipo di pittura. L’unico in grado, forse, di mostrare ciò che della realtà non si riesce mai a vedere. Così i suoi dipinti diventano arte astratta, attraverso l’uso di forme geometriche interamente colorate di blu.

E qui entra in gioco, ancora una volta, l’arte contemporanea. L’insistenza di Zima su quella tonalità di blu e le voci delle persone che definiscono questo il suo “periodo blu” non possono che indirizzare la mente verso il periodo blu di un artista come Picasso. Un colore che diventa il simbolo di uno stato d’animo colmo di malinconia, vuoto e placida rassegnazione dovuti alla consapevolezza dell’insignificanza dell’uomo. Una sfumatura dal significato poetico. Un monocromatismo capace di distogliere l’attenzione dal paesaggio circostante e di riportarla sull’interiorità dell’artista e dello spettatore.

E così come un altro artista contemporaneo, Zima Blue diventa talmente famoso da essere identificato con la tonalità di blu usata nelle sue opere. È stato il francese Yves Klein a fare per primo del blu il proprio tratto distintivo, tanto da dare vita a una nuova gradazione dal nome di International Klein Blue, capace di dissolvere la linea dell’orizzonte e fondere cielo e mare in un’unica cangiante tinta. Non a caso l’episodio di Love, Death & Robots (rinnovata ufficialmente per la quarta stagione) si apre con queste parole della giornalista Claire Markham: “Non riesco a decidere se il blu sia più simile a quello del cielo o a quello del mare. A nessuno dei due in realtà.”

Zima Blue love death & robots

Ma l’arte di Zima non si esaurisce con il lavoro sulla tela e con la giustapposizione delle figure geometriche blu alle sue rappresentazioni del cosmo.

Il blu domina sempre di più la scena, fino a travalicare la bidimensionalità della tela e a entrare a far parte dello spazio circostante, modificandolo fisicamente. È possibile leggere, in questa fase della sua arte, un chiaro riferimento alla Land Art, nata a fine anni Sessanta negli Stati Uniti d’America. L’arte non tenta più di riprodurre la natura e la realtà, ma diventa essa stessa parte del paesaggio naturale.

E mentre l’arte di Zima si evolve, anche l’artista subisce una trasformazione per la sua ricerca. Si modifica, compie sacrifici estremi in nome della propria irrequietezza d’animo, e quindi irrequietezza artistica. Si lancia con tutto il corpo alla ricerca di un vero contatto con il cosmo e con le sue verità, e finalmente comprende ciò che in tutti quegli anni aveva desiderato ardentemente trovare.

Ed è qui che la sua ultima opera viene spiegata e illustrata a un pubblico in trepidante attesa. Il viaggio di Zima si conclude dove era cominciato, sul fondo di quella stessa piscina da cui inconsapevolmente era nato per poi trasformarsi, con il tempo, in ciò che era destinato a diventare. Quel blu che per così tanto tempo aveva ossessionato la sua ricerca non era altro che il colore della sua origine e, in maniera poetica, sarà anche quello della sua fine.

Perché, in un modo così simile a quello ritratto dall’artista inglese David Hockney in “Ritratto di un artista (Piscina con due figure)“, venduto all’asta nel novembre 2018 e realizzato nel 1972, il protagonista della puntata di Love, Death & Robots si immerge nell’acqua che gli ha dato la vita. Nel dipinto di Hockney sono rappresentate due figure, una immersa in acqua e l’altra intenta a osservarla dall’alto. Paragonando la scena finale di Zima Blue a questo dipinto, l’uomo in acqua, circondato dal gioco di luci della piscina è l’artista, e l’uomo che lo osserva circospetto rappresenta il suo pubblico, incredulo.

ritratto di un artista

La piscina non è altro che il simbolo di un nuovo lasciarsi andare al fluire della vita, che vuol dire anche al suo scorrere inevitabilmente verso una fine. Zima si muove in acqua, accolto da una sensazione di ritrovata libertà, consapevole dello spazio percorso, del vuoto in cui aveva galleggiato per tanto tempo e che una volta gli incuteva timore, mentre ora gli regala solo una sensazione di pace. L’acqua è purificazione, la piscina nella quale è rinchiusa, tappezzata di piastrelle color zima blue, non è altro che lo specchio in cui riluce la sua intera esistenza. L’unica consolazione al viaggio di Zima da robot a individuo sempre più umano, con tutti i limiti che ciò ha comportato.

E se la puntata di Love, Death & Robots si era aperta con una schermata interamente azzurra, si è chiusa anche con quello stesso sfondo. Ma perché?

Perché l’inizio e la fine della vita di Zima si potessero riunire in un ciclo eterno. Affinché l’episodio migliore di tutta la serie diventasse arte pura, congiungendo attraverso l’utilizzo di un solo colore l’inizio e la fine della puntata con l’inizio e la fine della vita di Zima. La prima e l’ultima cosa che gli occhi dell’artista hanno incontrato è il color zima blue. Lì è racchiuso tutto ciò che lui è. Lì tutto ciò che sentiva il bisogno di conoscere. La verità più grande di tutte sta nella consapevolezza e nell’accettazione dell’inesorabile ciclicità della vita. Zima ha trascorso centinaia di anni alla frenetica ricerca della propria verità, salvo poi ritrovarla sul fondo di una piscina, quella stessa piscina da cui ogni cosa ha avuto inizio.