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Il finale di Lost non esiste

Il finale di Lost non esiste. Non esiste che finisca così. Non esiste che il senso sia questo, non esiste che Lost ci abbia lasciato. Non esiste. Alcuni vorrebbero che non fosse mai esistito. Che quel viaggio fantastico non si fosse mai concluso. Altri vorrebbero che non fosse esistito perché non si capacitano di un finale così etereo. Il senso di tutto in un sorriso e nell’amore.Lost

Si sentono ingannati, si sentono turbati e non possono accettare che sia così. No, il finale non esiste. Troppo difficile confrontarsi con una realtà così incerta. Con una rivelazione così debole. Si percepisce, la debolezza. La senti in uno sguardo, in un abbraccio, in un occhio che si chiude per sempre in questo mondo e si riapre in un altro. La senti nell’incertezza di una realtà caotica che non può darti risposte razionali.

Quando Lost iniziò ci apprestammo alla Serie con la curiosità di chi voleva capire. E man mano nel corso delle stagioni, nel corso dell’esaltante quotidianità di quegli uomini così veri, avevamo la possibilità di capire sempre di più. Sempre, un infinitesimale passo verso la soluzione finale. Chiusi nel nostro guscio di logica e raziocinio abbiamo immaginato le spiegazioni più disparate. Abbiamo proposto le teorie più varie. Tutto per giungere a qualcosa che ci avrebbe destabilizzato.

No, il finale non esiste. Non esiste, non può andare così. Non può essere tutto qui.

In questo percorso, in questo viaggio fittizio eppure così nostro abbiamo finito per perderci. Ci siamo persi sempre di più, finendo spiazzati e senza parole. Quando quel viaggio iniziò eravamo in tanti. Tantissimi. Tutti mossi dalla voglia di capire, dal desiderio di risposte. E quando quel finale arrivò scoprimmo che guardandoci attorno eravamo rimasti in pochi.

Molti ci avevano lasciato, avevano rifiutato il messaggio. No, per me il finale di Lost non esiste. Devono spiegare, devono dire, devo… Capire. Quel finale non è un finale. È una porta che si apre, un viaggio che non può essere percorso oltre. Che non è per noi. “Altrove c’è l’Altrove, io non mi occupo dell’Altrove”. Ma allora, è tutto qui?Lost

Sì, è tutto qui, in una risposta che non ci aspetteremmo. Nella ragione che cede il passo, nell’emozione che prende il sopravvento, nel senso che è contraddizione infinita. Jack lo ha capito. Lo ha capito in quell’ultimo secondo, in quell’istante in cui la logica ha lasciato il posto all’amore. Ma non è stato così per tutti.

Abbiamo fondato la nostra vita sul dio della ragione. Sull’idea, arida ma così apparentemente solida, che tutto fosse spiegabile. Che tutto trovasse il suo logico esito. Causa – effetto. Azione – reazione. Avevamo dimenticato di amare. C’eravamo illusi che il mondo fosse interpretabile in un’unica direzione. Non accettavamo il mistero, non tolleravamo l’irrazionale, folle, illogicità di un amore che sfugge a tutto. Non avevamo il coraggio di “guardare nell’isola”. Perché avremmo scoperto che sotto questa sottile superficie di razionalità si nascondeva il caos di un mondo costellato di buchi neri.

Non lo accettavamo. E, forse, non lo accettiamo ancora. Perché il nostro guscio di razionale difesa non è venuto meno. No, il finale di Lost non esiste.

Ci scopriamo delusi. Credevamo di trovare risposte. Avevamo seguito quel percorso per scoprire la verità. Per trovare la spiegazione. E, giunti a conclusione, ci siamo accorti che la verità non era per noi. Che la spiegazione ci aveva deluso. Dovevamo rinnegare noi stessi. E non eravamo pronti a farlo. Non tutti, almeno.Lost

Ci siamo guardati attorno e ci siamo scoperti soli. Quelli che si erano esaltati alle prime stagioni di Lost non c’erano più. Si erano allontanati. Timorosi e incapaci di mettere in discussione il proprio orizzonte di idee. Erano stati chiamati ad aver fede e avevano avuto paura. Non potevano “passare oltre”, fare quel salto nel vuoto. Perché il vuoto fa paura. È un terrore paralizzante dover rinunciare alle proprie certezze per lanciarsi nell’ignoto.

Quando inizi un viaggio non puoi mai sapere dove ti porterà. Hai le tue aspettative, i tuoi propositi, la bella eccitazione di ciò che potrà essere. Il piacere di un’attesa carica di possibilità. Lentamente inizi quel percorso, lo segui, ti ci cali, ti immedesimi in ogni vicenda, in ogni episodio. E altrettanto lentamente finisci per accorgerti che ti sta portando dove non avresti mai creduto. Che per quanto tu abbia potuto immaginartelo, quel viaggio, adesso, vivendolo, è tutta un’altra cosa. E scopri di non poterti più crogiolare nel tepore sicuro di chi deve ancora partire, di chi non deve compiere scelte ma solo immaginarle.

Scopri, insomma, che devi vivere.

E che quella vita è faticosa, è difficile, è perfino pericolosa. Può portare a perderti. A finire in una foresta da cui non uscirai più. Una foresta che ti trasformerà solo in una voce, un sussurro, un bisbiglio incerto. Condannato per sempre in quell’oscurità. Ma se hai la forza, se lo vuoi davvero, da quella foresta puoi uscire. E ritrovarti a guardare dentro di te, sul promontorio di un’isola, sentendoti tu stesso un’isola. Solo e sperso. Incerto e dubbioso. Incapace, ancora, di comprendere. Ma con la voglia di aprirti alla possibilità che ci sia qualcosa. Qualcosa di altro. Qualcosa che non avevi messo in conto.Lost

E, alla fine, lotti per quel qualcosa. Affronti il tuo lato oscuro, il brutto che c’è in te. E che si trasfigura nella realtà, in qualcosa che vorrebbe farti cedere. Che vorrebbe farti tornare alla sicurezza di un mondo fatto di calcoli ed equazioni certe. Ma tu ormai sai, lo sai, che la Costante non è lì. Non è nell’aridità di un numero. Sai che perfino l’equazione più esatta ha bisogno di un assioma che non può essere dimostrato. Capisci che anche il calcolo più logico si fonda su qualcosa che va accettato perché tutto ne deriva. Qualcosa di indimostrabile ma evidente nella sua forza.

Capisci, insomma, che devi abbandonarti alla fede. E che tutto è riflesso di questo slancio fideistico.

Di questo primo, inevitabile, salto nel buio. E quando stai per chiudere gli occhi, quando stai per lasciarti andare, puoi sorridere. Sai che puoi farlo. Perché hai capito che fede e ragione sono madre e figlia. Sorella e fratello. Amante e amica. E che l’una non esclude l’altra ma la rende solo più viva, più piena.

Chiudi gli occhi e fai quel salto. E ti ritrovi là, dove c’è l’autenticità vera. La cosa più reale che tu abbia mai potuto sperimentare in vita tua. L’Amore. Le persone che ami, con cui hai vissuto la tua esperienza terrena e che hanno costituito una parte di te. Ognuna di loro è in te e tu sei in loro. Provi nostalgia ma sai che nonostante sia tutto finito nulla è realmente finito. Che la fine è soltanto una porta verso altro e che c’è qualcosa di indivisibile. Un atomo che non può essere scomposto, che non imputridisce. L’Amore.Lost

Sei pronto per un altro salto, per “andare avanti”, per arricchirti ancora di quell’Amore. Ti guardi attorno per un’ultima volta. Vedi chi con te ce l’ha fatta. E chi invece é rimasto dietro e non può ancora andare avanti perché ha bisogno di accettare ancora il senso dell’esistenza e della morte.

Abbracci il tuo amore, tendi la mano, stringi quella di Kate, la guardi finalmente sereno, tiri un respiro profondo e salti. E là c’è solo luce. Solo luce e poi l’Altrove. Non esiste un finale, esiste una porta. Dobbiamo capire se siamo pronti per attraversarla o meno. Se rifiutiamo Lost o se l’accettiamo. Ma, in entrambi i casi, il finale di Lost non esiste. Non esiste. Non… Esiste.

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Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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