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La visione circolare dell’Uomo in nero di Lost

L’Uomo in nero di Lost è tra le figure più intriganti e oscure della serie, un personaggio che per molti fan rappresenta genericamente il male ma che in realtà ha una natura molto più complessa. Come scopriamo nel corso dell’ultima stagione (che analizza la sua genesi) è lui il “mostro di fumo”, l’implacabile uccisore di tanti Losties. Inganna, seduce, manipola, plagia. Lo fa con tutti, ci riesce in particolare con Ben e Claire. Il suo obiettivo è opporsi a Jacob, fratello e nemesi dichiarata. Quella tra i due è una lotta tra due principi contrapposti, non necessariamente e linearmente bene e male, ma due modi diversi di intendere il mondo e l’uomo. La loro partita a scacchi è una lotta ancestrale che continua nelle epoche, che li pone in continuo confronto e scontro vedendo alternarsi sulla scacchiera tanti uomini come pedine. Per capire questo scontro e la filosofia che anima l’Uomo in nero dobbiamo anzitutto provare a comprendere la natura stessa dell’isola.

Isola
Jacob e MiB sull’isola di Lost (640×360)

In Lost questo spazio è un terreno di continuo confronto: qui ogni uomo che ne viene immancabilmente attirato ha la possibilità di guardarsi in faccia e scoprire chi è davvero. Ognuno compie delle scelte, commette errori, a volte prova a rimediare a quegli errori. Nell’isola si concentra un microcosmo morale e umano assoluto: può essere luogo di redenzione o perdizione totale. Tutto dipende da te. Alcuni, messi di fronte alle loro paure e mancanze finiscono per soccombere, cedono alle debolezze che come fantasmi aleggiano attorno a loro. Diventano essi stessi fantasmi, sospiri nell’aria che corrono tra boschi fitti e oscuri. Annientano se stessi e gli altri: arrivano, combattono, distruggono, corrompono. Muoiono o restano per sempre prigionieri di loro stessi e della loro colpa.

“Arrivano, combattono, distruggono e corrompono. È così che finisce sempre”, afferma l’Uomo in nero in un dialogo paradigmatico con il fratello.

Secondo lui l’uomo non impara mai. Costantemente messo alla prova, calato in un paradiso infernale (o purgatoriale) come è l’isola l’esito è immancabilmente lo stesso. MiB (Man in black) ne è convinto. Ha visto generazioni e generazioni di uomini e sa per certo che in loro, alla fine, vince sempre il male. Se rappresentasse un principio diabolico per lui tutto questo dovrebbe essere una gioia ma così non è. Perché l’Uomo in nero non è il male ma è ciò che rimane di un uomo che ha smesso di credere nell’uomo.

Jacob
L’uomo in nero e Jacob a confronto: sullo sfondo il pozzo realizzato da MiB, espressione della sua volontà di dominio sulla Tecnica (vedi oltre) (640×360)

Nella loro eterna lotta, Jacob e MiB hanno visto tutta la malvagità, l’arrivismo, la sopraffazione di cui è capace l’uomo. Lo hanno visto in ogni essere umano che è approdato all’isola e ha ucciso un suo fratello, si è appropriato delle ricchezze, ha messo davanti a tutto la propria vita e così l’ha perduta. MiB sa per certo che l’uomo è tutto qui. Arrivano, combattono, distruggono e corrompono. È così che finisce sempre. La sua è una visione circolare, nietzschiana, un eterno ritorno dal quale non sembra esserci via d’uscita. È un saṃsāra, un ciclo interminabile di morte e rinascita che tiene bloccata ogni anima e soprattutto l’anima dell’Uomo in nero. ll suo scopo è rompere questo ciclo eterno, uscire dal loop di nascita e morte del quale è (e siamo) vittima. Vuole abbandonare l’isola. Il che significa abbandonare quest’eternità naturale in cui a ogni generazione di uomini e vite ne succede sempre un’altra. È nauseato dall’uomo, dall’eterno ripetersi della stessa malvagità e sofferenza. Vuole raggiungere il nirvana (il mondo esterno, quello oltre il velo dell’Isola) e così annullarsi totalmente. Lasciare che tutto diventi semplicemente un eterno nulla. Assenza di dolore.

La ciclicità della filosofia di MiB è quella della religione greca e romana oltre che dell’induismo: l’immagine del succedersi delle ere che culminano con l’età dell’oro prima di riavvolgersi nuovamente nell’orribile età del ferro. Anzi, per l’Uomo in nero, c’è solo età del ferro. Solo sofferenza, dolore, delusione e morte. E di nuovo nascita, sofferenza, dolore, delusione e morte. Per sempre. A meno che non si esca dal loop nel quale un dio malvagio ci ha bloccato e si trovi finalmente pace nel più puro principio del non-essere. Nell’annichilimento totale. Ma per Man in black non è stato sempre così.

C’è stato un tempo, da giovane, in cui ha provato a combattere quel dio malvagio provando a donare all’uomo un sollievo alle sue pene.

È lui che per primo ha provato a sfruttare l’energia straordinaria nascosta nel cuore dell’isola. Lui, per primo, ha tentato di cambiare le cose attraverso l’invenzione, attraverso l’escavazione di pozzi e la creazione di una ruota appoggiata a una sacca di energia dell’isola. Quella ruota gli avrebbe permesso di fuggire. MiB abbandona la madre, figura incombente e a tratti folle, espressione della Natura che vuole tenerci legati all’eterno ciclo di nascita e morte, che vuole impedirci di uscire dall’isola, dal loop infinito e di annullarci nel nirvana. L’uomo in nero è mosso dall’amore per il sapere, vuole mangiare il frutto della conoscenza del bene e del male. Ma per farlo deve uscire dal paradiso di natura, dall’illusoria apparenza che la natura ci presenta.

Lost
La madre in Lost, espressione di principi naturali e mistici (640×360)

Sarà quella stessa Madre-Natura a impedirglielo. MiB si è scoperto nudo mangiando quel frutto. Quello che vuole è potere, dominio sul mondo, controllo del mistero dell’isola. Diventa così espressione più alta della Tecnica, “la forma più alta di razionalità“, come la definisce Galimberti. La Tecnica che è per Pasolini “sviluppo” contrapposto al “progresso”. L’uno, lo sviluppo, è amorale, senza un reale fine, trovando forza e giustificazione in se stesso e per se stesso. Il secondo, il progresso, segue invece i bisogni dell’uomo, l’etica, senza negare la fede. Perché, ci ricorda ancora Galimberti, “L’uomo non è solo razionalità, ma anche irrazionalità, fantasia, immaginazione, desiderio, sogno“.

È questo il vero errore e ragione di malvagità di MiB in Lost: non credere più nell’uomo, non credere più nel mistero, lui che ormai è inaridito in una scienza vuota e nella sua nichilista visione circolare. “Arrivano, combattono, distruggono e corrompono. È così che finisce sempre“. Ed è per questo che serve un’alternativa, che serve una visione lineare che veda il mondo non come uno stanco ed eterno succedersi di eventi e dolori già vissuti ma come una costante possibilità di redenzione. “Finisce una volta sola. E qualunque cosa succeda prima… è solo progresso”, risponde Jacob. Ecco il progresso contrapposto allo sviluppo, l’umanità e la fiducia nell’uomo contrapposti alla Tecnica, alla scienza positivistica e razionalista.

Jacob in Lost ci presenta un’alternativa.

Ci mostra che c’è una visione “cristiana” rispetto a quella pagana. Per la prima volta il Cristianesimo aveva introdotto nel mondo il concetto di linearità del tempo che sarà fatto proprio, poi, dalla cultura laica occidentale eliminando la componente escatologica, cioè il Giudizio finale come supposto momento conclusivo di questa progressione lineare. Jacob che non lascia la madre-natura, mantiene la sua fede nel mistero che è nel mondo e mantiene la sua fiducia nel fatto che tutti possano riscattarsi piuttosto che annullarsi. La sua scommessa è una scommessa nell’uomo e nelle sue possibilità di conversione e di redenzione. L’unico Dio è il libero arbitrio.

Lost
MiB in Lost rompe la bottiglia che contiene il vino: vuole infrangere il ciclo di morti e rinascite distruggendo tutto (640×360)

E alla fine sarà lui ad avere ragione, a dimostrare che un cambiamento è sempre possibile e che non tutto si ripete stancamente in un materialismo che vede solo sofferenza e dolore per le creature che stanno al mondo. Jack, Sawyer, Kate, Hugo e gli altri vinceranno e romperanno il circolo vizioso delle loro debolezze, tentazioni, paure. Romperanno il ciclo del saṃsāra ma non lo faranno annichilendosi ma riscoprendo la loro forza e umanità e ritrovandosi, dopo la vita, in una nuova vita. MiB è sconfitto, la sua visione ciclica, la sua idea di nirvana (letteralmente: estinzione) cade sotto la forza dell’uomo, sotto la nuova alleanza tra fede e ragione di Jack, sotto l’umanità di Hugo, la conversione di Sawyer, il riscatto delle colpe di Kate. “Arrivano, combattono, distruggono e corrompono. È così che finisce sempre“, diceva l’Uomo in nero. “Finisce una volta sola. E qualunque cosa succeda prima… è solo progresso“, risponde Jacob. E ora sappiamo chi aveva ragione. Ora sappiamo che nell’eterna lotta tra materialismo e nuovo umanesimo c’è un vincitore.