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Perché Jekyll è la prova generale di Sherlock

Jekyll

Da quando è uscita la notizia che Steven Moffat e Mark Gatiss scriveranno insieme una nuova Serie Tv incentrata sull’adattamento di Dracula di Bram Stoker in chiave moderna, ho letto diversi commenti – scherzosi e non – che dicevano che volessero sfruttare l’attenzione mediatica che ancora c’è su Sherlock, che ormai si sono abbuonati a queste versioni moderne, che sarà uno Sherlock II – la vendetta. Per quanto possa essere in parte d’accordo con almeno uno di questi commenti, la mia parte pignola e anche un po’ bacchettona ci tiene a precisare che Sherlock non è la prima opera di Moffat in cui un classico viene rivisitato in chiave moderna: esiste, infatti, Jekyll. Siete sorpresi? Lo capisco, perché lo ero anch’io quando l’ho scoperto.

Jekyll

Moffat, infatti, nel 2007, si è occupato di adattare il classico di Stevenson Dottor Jekyll e Mr. Hyde.

Questa Serie, anzi miniserie a voler essere puntigliosi, intitolata semplicemente Jekyll è uscita piuttosto in sordina, forse anche un po’ soffocata dalla notizia che Moffat sarebbe diventato il nuovo showrunner di Doctor Who, dopo l’annuncio che Davies avrebbe abbandonato la Serie. Che poi è forse anche il motivo per cui Jekyll ha avuto una sola stagione, visto che comunque, pur essendo completa per così dire, finisce con una sorta di cliffhanger.

Ma procediamo con ordine. Quando ho visto Jekyll, oltre a essere stata colpita dalla sua alta qualità – e con Moffat come showrunner non poteva essere diversamente!! – mi è sembrato di assistere alla prova generale di Sherlock.

Jekyll, diversamente da Sherlock, non riprende del tutto il “canone” di Stevenson. Infatti, il nostro Dottor Jekyll non è il Jekyll del romanzo di Stevenson – che esiste e viene citato più volte nella Serie – bensì Tom Jackman, un suo lontano discendente, che ha ereditato il suo “potere”. Jackman si trasforma, quindi, nel serial killer Hyde, a cui è legato a doppio filo.

E qui iniziano le analogie con Sherlock. Perché Hyde – interpretato da un camaleontico e a dir poco magistrale James Nesbitt – assomiglia in maniera paurosa al nostro consulente criminale preferito, Jim Moriarty. Stessa eleganza, stessa parlantina, stessa follia, stessa ironia, un po’ più di violenza (forse), ma soprattutto stessa canzoncina. Avete presente il Moriarty del Mind Palace di Sherlock in His Last Vow (3×03)? Ecco, Hyde qui canta lo stesso motivetto. Le parole sono per forza di cose diverse, ma la musica è la stessa. Ora, l’abbiamo capito che Moffat ama autocitarsi, ma qua è andato un po’ oltre…

Ma non è tutto: in questa versione di Jekyll, in aiuto dell’eroe accorrono due detective, due donne, Miranda Calender, intelligente, cinica e abile deduttrice, e la sua assistente, la bionda Min, più pratica. Questi due personaggi, assenti nella versione originale della storia, ci ricordano, anche nell’abbigliamento, oltre che nel carattere, i futuri Sherlock e John della Serie più famosa di Moffat e Gatiss.

Jekyll

Gatiss compare nel quinto episodio nell’importante cameo di Robert Louis Stevenson, accentuando (almeno in me) l’impressione che almeno fino a un certo punto Moffat si sia confrontato con il collega e amico per la realizzazione di Jekyll.

Anche il fatto che la Serie preveda 6 episodi da 60 minuti (che, se ricordate, era il format originale di Sherlock, prima che la BBC ordinasse invece 3 episodi da 90 minuti) la considero un’altra importante analogia.

Insomma, per farla breve, Jekyll è assolutamente una Serie Tv interessante e avvincente. La trama è – come siamo abituati con Moffat – molto intrecciata e ci sono momenti in cui non si capisce molto (ma che diventano chiari verso la fine), gli attori sono magistrali. Per cui, se state aspettando impazienti Dracula e siete in crisi d’astinenza da Sherlock, vi consiglio di recuperare questo gioiellino: c’è persino Mrs. Hudson!

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Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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