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IT: Welcome to Derry – La Recensione del settimo episodio: gli esseri umani ci spaventano più di IT

Bill Skarsgard è Pennywise nel settimo episodio di IT: Welcome to Derry - Credits: HBO

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Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul settimo episodio di IT: Welcome to Derry.

Il settimo episodio di IT: Welcome to Derryla nuova serie TV targata HBO, disponibile in Italia su NOW e Sky – apre le porte al passato. Questo episodio ricama con il filo rosso la tela di una storia che è soprannaturale e umana allo stesso tempo. La prima cosa che ci viene in mente pensando a IT è il male in forma indefinita, mutevole e spaventosa. È la paura densa e gocciolante che fatichiamo a incanalare in qualcosa di conosciuto, eppure quell’indefinito non è altro che la copia carbone di un’entità insita nel tessuto dell’essere umano e della sua storia. È ciclico come la memoria del male storico che si affievolisce, perde colore se catturato in una fotografia e ci incastra in un eterno ritorno degli stessi schemi.

Ciò che è maligno è allo stesso tempo banale, è come polline per le api, e questo episodio di IT: Welcome to Derry ci dimostra che gli esseri umani possono essere tanto api quanto polline.

Bill Skarsgard è Pennywise nel settimo episodio di IT: Welcome to Derry - Credits: HBO
IT: Welcome to Derry – Credits: HBO

IT viene umanizzato, ma non nel modo che pensiamo. Mentre il clown ballerino che nasconde i suoi vizi e le sue brutture danza felice sul palco – mascherandosi di cerone e dipingendo di risate anche la morte – i bambini felici pendono dalle sue labbra. Lo circondano e lo assalgono tra palloncini danzanti. Così, dal buio di una finestra lontana, anche IT osserva la scena, anche IT diventa un’ape attratta dal polline della risata. Accorre al suo clown preferito come un bambino, si circonda di palloncini e danza, prendendo per mano l’umano e mescolandolo per sempre con il volto del male.

D’altronde, la morale nera e incendiaria di questo settimo episodio – che si incastona perfettamente con la filosofia della bibliografia di Stephen King – è che è l’essere umano ad aprire le porte del male con volontà schiacciante. È vittima di se stesso, dell’ingenuità e dell’egoismo. Quell’ego che facciamo difficoltà a incanalare in una forma, proprio come il male terreno ed extraterreno. Sono gli uomini ad aprire alcune gabbie e chiuderne delle altre. Sono i colori che fanno di una fotografia in bianco e nero una storia a colori da raccontare.

Allo stesso tempo – per quanto paradossale possa sembrare – è il dolore e la manifestazione del male a far sbocciare il fiore selvatico del bene. In questo contrasto a craboncino di una realtà fatta di grigie sfumature, IT prende spunto dagli estremi per raccontarci ciò che rimane rinchiuso nelle parentesi tonde della realtà. E, a quel punto, non importa quale sia l’epoca o il ciclo in cui la narrazione si dipana: la storia è sempre la stessa, con burattini e burattinai diversi.

Il settimo episodio di IT: Welcome to Derry è un trattato di umanità e la fotografa con macabro cinismo. Qui gli esseri umani ci fanno più paura di IT.

l'incendio al Black Spot nel settimo episodio di IT: Welcome to Derry - Credits: HBO
IT: Welcome to Derry – Credits: HBO

Ci fa male e ci fa piangere, diventa un altarino del primo episodio in cui, però, eravamo anestetizzati dalla novità del prodotto, e da personaggi con cui non avevamo avuto modo di empatizzare. Qui la storia è diversa, così come è diversa l’esplosione del male. L’incendio al Black Spot è uno snodo imprescindibile del romanzo di Stephen King, ed è sempre stato lasciato lì come un punto e virgola: quell’arzigogolo di punteggiature che solo chi fa della narrazione parte del sangue che gli scorre nelle vene sa gestire al meglio. Quel punto e virgola diventa – finalmente – il protagonista di un episodio che affonda le radici non in una semplice storia, ma nella filosofia che la attraversa come un fiume calmo prima della piena.

L’incendio al Black Spot è sempre stato il banchetto di IT, e l’aggiunta di Ingrid Kersh, aka Periwinkle, diventa il nastrino rosso per capelli che ci rende speciali e rari. O almeno è ciò che la società vuole farci credere. “A smile is something special, a ribbon is something rare. So I’ll be special and I’ll be rare with a smile and a ribbon in my hair”

È proprio lei – Ingrid Kersh – a preparare il banchetto per il suo padre perduto. L’illusione a cui si è sempre aggrappata, sperando che tra una fiaschetta di alcol e una sigaretta sporca di rossetto quel Robert Gray fosse per sempre il suo Pennywise (un mastodontico Bill Skarsgård), pronto a danzare con la sua Periwinkle. Ma anche la danza chiude il sipario con la realtà, e anche IT smette di giocare al padre felice, tornando a dormire incosciente dello scricchiolio metallico prodotto dalla gabbia che, finalmente, si apre. Perché il circo non può fermarsi e i palloncini continuano a scoppiare come popcorn. Anche quando i secondini corrotti non erano nei piani di IT, eppure lui li accoglie con il sorriso putrido di chi è appena stato invitato a nozze.

La paternità è ancora più complessa della maternità nell’universo di Stephen King, come scrivevamo nella scorsa recensione di IT: Welcome to Derry.

settimo episodio di IT: Welcome to Derry - Credits: HBO
IT: Welcome to Derry – Credits: HBO

E questo episodio non fa che rimarcarlo a tratti che sembrano urlare e brulicare come le fiamme che mangiano il legno del Black Spot. La famiglia e le istituzioni non sono un ombrello grande abbastanza per proteggerci dalle intemperie, e spesso è proprio quell’ombrello ad attirare i fulmini. Mentre il fiore che cresce selvatico nel terreno deturpato bacia una cassa di metallo troppo piccola per starci in due. L’amore ingenuo dell’adolescenza si rivela più salvifico dell’amore che ci hanno insegnato essere adulto. In una serie che ci mostra quanto i confini tra l’essere adulto e l’essere bambino siano labili, come il grigiore che intercorre tra il bianco e il nero della realtà.

Come un amante infedele, un soldato annichilito e il terrore… il terrore puro che si riversa su di noi, guardandoci riflessi nel televisore nero dopo i titoli di coda di quello che – con molta probabilità – è stato l’episodio più incisivo ed entusiasmante di IT: Welcome to Derry.