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How I Met Your Mother sarebbe stata profondamente diversa se fosse nata nel 2020

how i met your mother

Le epoche cambiano, e con esse mode, costumi, divertimenti e prodotti di consumo. Ma non solo. Cambiano le società, i modi di pensare, le culture. Si evolvono o regrediscono, a seconda dei punti di vista. Qualcosa che in una certa epoca poteva sembrare normale oggi non lo è più, e tante volte ci ritroviamo a pensare “per fortuna!”. Altre volte invece ci chiediamo quanto ciò che oggi non consideriamo più “accettabile” abbia ragione di esser considerato tale. Accade anche con film o serie tv. Persino con prodotti di appena ieri. Come How I Met Your Mother ad esempio.

Poco tempo fa lessi un articolo che parlava di come la cultura e il linguaggio narrativo degli ultimi anni renderebbero praticamente impossibile produrre un film come Pretty Woman.

Il perché lo si può intuire facilmente. I movimenti socio-culturali che hanno rivoluzionato il modo di pensare contemporaneo hanno riscritto gran parte delle regole narrative cui devono attendersi cinema, televisione e arti in generale. Campi in cui al linguaggio è sempre stata lasciata una certa libertà d’azione, oggi non sono più totalmente esenti dal “politicamente corretto”. E sicuramente questo ha portato ad avere più ampiamente contenuti meno razzisti, sessisti oppure omofobi.

Il che va benissimo. In fondo parliamo di movimenti molto recenti, come il MeToo, o il Black Lives Matter. Movimenti che affondano le loro radici in un terreno che già da anni si era rivelato fertile a una certa accresciuta consapevolezza di ciò che fosse lecito dire o non dire, fare o non fare in scena. La stessa How I Met Your Mother già nel 2014 – anno della sua conclusione – era stata severamente attaccata dall’opinione pubblica per un episodio definito piuttosto razzista.

Parliamo di Slapgiving, ovvero la 9×14 di How I Met Your Mother. L’episodio in cui Marshall impara i segreti delle arti marziali da tre maestri cinesi impersonati dai suoi stessi amici, travestiti da ninja.

How I Met Your Mother

La controversia nata attorno questa puntata della sitcom mostra concretamente le conseguenze dell’evoluzione dei tempi e della narrazione. Un episodio simile nel 2014 – appena sei anni fa – fu prodotto e andò in onda. Certamente fu attaccato. Numerosissime furono le critiche, tanto da rendere l’hashtag #HowIMetYourRacism trend topic su Twitter per giorni. Molti parlarono di una descrizione inutilmente stereotipata della cultura asiatica che offendeva non solo i cinesi ma anche l’ampia comunità asiatico-americana residente negli Stati Uniti.

Se ne parlò per alcuni giorni. Qualcuno disse che era di cattivo gusto. Qualcuno si pose più che altro una domanda lecita (How I Met Your Mother ha superato il limite?). E qualcun altro invece difese lo show. Tra questi anche lo stand-up comedian Dat Phan, americano di origine vietnamita che disse a chiare lettere:

Non ci vedo nulla di offensivo nell’episodio. Credo più che altro che l’America stia diventando un po’ troppo ipersensibile in merito a certi temi.

Ed entro pochi giorni tutto si risolse in una bolla di sapone (neanche lontanamente paragonabile al polverone sollevato dalle critiche al finale della serie).

Ma se un episodio simile fosse stato scritto oggi, nel 2020, con molta probabilità non sarebbe mai stato neanche prodotto. Non sarebbe mai andato in onda. Forse non sarebbe stato neanche concepito. È lecito pensarlo, d’altronde viviamo in un’epoca in cui un’attrice come Alison Brie si scusa per aver prestato la voce a Diane Nguyen, americana di origine vietnamita in un cartone animato, pur non essendo lei stessa vietnamita (ne avevamo parlato qui).

Ma il problema di How I Met Your Mother non si ridurrebbe solo a un episodio. Sono tantissime le storyline della serie che oggi striderebbero fortemente con le nuove regole narrative in voga.

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Storyline che a cavallo tra il 2007 e il 2014 potevano essere accettabili (o che potevano cavarsela con qualche critica e delle scuse), sarebbero impensabili nel 2020. La verità è che se How I Met Your Mother fosse stata concepita oggi sarebbe stata una serie molto diversa da quella che abbiamo conosciuto. E non solo per Slapgiving. Ma per tante altre ragioni, a partire dalla montagna di stereotipi di genere su cui molto – forse troppo – spesso ironizza. Verrebbe accusata di sessismo e di superficialità nella caratterizzazione dell’uomo e della donna in un men che non si dica.

Dovremmo dire addio al personaggio di Barney Stinson. Impensabile mettere in scena nel 2020 la figura stereotipata del playboy di città bello ed emotivamente dannato. Quello che va al bar per rimorchiare e non pensa ad altro che a fugaci avventure di una notte. Un personaggio che ha fondamentalmente poco rispetto per le donne e tende più che altro a etichettarle per categoria.

E non basterebbe pensare a come il personaggio di Barney venga continuamente sbeffeggiato dai suoi stessi amici per le sue convinzioni e i modi di fare. Una dinamica che in verità rimarca bene i tratti di una certa evoluzione nella figura del playboy. La percezione del personaggio di Barney all’interno della serie infatti si distacca abbastanza da quella – ad esempio – di Joey Tribbiani in Friends. Questi infatti, a differenza del suo “successore”, veniva quasi idolatrato dai suoi amici per le doti seduttive, descritte quasi sempre come un vanto.

Una differenza che mostra il cambiamento della cultura e dei tempi anche nella narrazione. Ma che oggi comunque non basterebbe a risparmiare ad How I Met Your Mother il massacro dell’opinione pubblica.

Forse giustamente. In fondo Barney in più di un’occasione risulta davvero pessimo, per quanto a noi possa far ridere il contesto. Come dimenticare quando dice di esser “quasi sicuro di aver venduto una donna una volta”. Mentre altre volte risulterebbe comunque esagerato attaccarsi a quella che resta pur sempre una narrazione mirata a far ridere. In ognuno dei due casi, tuttavia, oggi avremmo poca possibilità di scelta.

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Perché nel 2020 un personaggio che spende intere stagioni a pensare alle donne come puro oggetto sessuale non potrebbe sopravvivere sul piccolo schermo tanto a lungo da mostrare la sua supposta redenzione. Quella che giunge prima col matrimonio con Robin, e poi con l’amore puro e totalizzante per la figlia (arrivata inaspettatamente dall’ennesima avventura di una notte).

E a prescindere da Barney avremmo uno show completamente diverso anche sotto altri punti di vista.

Con molta probabilità ne avremmo uno che include nel gruppo di amici almeno un afroamericano. O almeno uno di origine straniera. O forse entrambi. In modo da rispecchiare in modo più veritiero l’essenza della vera New York City, cosmopolita e multiculturale. Che vive tanto di supremazia finanziaria nei centri di potere di Wall Street quanto di diversità etnica e culturale.

How I Met Your Mother

Avremmo una How I Met Your Mother che ci risparmierebbe qualche stereotipo superfluo su come le donne possano essere belle ma stupide, tanto pazze da spaccare la casa di Ted, o troppo facili se francesi. E volendo andare oltre, forse persino il personaggio di Robin risulterebbe un po’ diverso. Magari sarebbe meno appassionata di armi, o in grado di tenere quei cinque cani che Ted le ha fatto dar via perché regalo del suo ex. E magari nel 2020 non subirebbe slut-shaming per essere andata a letto con “l’uomo nudo” dallo stesso gruppo di amici in cui uno come Barney va a letto con chiunque sfruttando i trucchi più “fantasiosi” per rimorchiare.

Insomma, è sempre più chiaro che nel 2020 abbiamo un linguaggio diverso. Migliore nella maggior parte dei casi. Ma tanto più pulito da essere a tratti quasi asettico. O troppo politicamente corretto, come si direbbe. Di sicuro tendiamo a offendere meno fasce sociali, che non è certo poco. Ma lo scotto da pagare sarebbe non avere un Barney Stinson, e praticamente non avere neanche una How I Met Your Mother. Non per come l’abbiamo conosciuta e amata, nonostante i difetti.

Ne vale comunque la pena?

Leggi anche: How I Met Your Mother – Il malsano concetto d’amore che questa e altre comedy hanno creato

Written by Cinzia Bevilacqua

Ad una realtà di numeri ne preferisco una fatta di lettere. Tuttavia sopravvivo con la prima, ma vivo della seconda.

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