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Perché dovreste guardare Godless

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Siamo ormai distanti da quel periodo in cui la parola “western” era immediatamente associata a un genere vecchio, polveroso, da chiudere in cantina con cappelli e speroni, fino a dimenticarsene. Riportare alla luce quel mondo di cowboy e nativi americani per rinnovarlo e renderlo qualcosa di ancora appetibile agli occhi degli spettatori è certamente una sfida, egregiamente colta da Scott Frank e Steven Soderbergh, ideatori di Godless, miniserie originale Netflix distribuita il 22 novembre 2017. Ecco tutti i motivi per cui dovreste guardarla!

Dopo il successo suscitato da Westworld (serie di Jonathan Nolan e Lisa Joy del 2016 di cui aspettiamo la terza stagione), amata da molti per il connubio meraviglioso che crea tra l’universo sci-fi e quello western, Godless ci regala ancora una volta la possibilità di affacciarci a una realtà ormai accantonata e di osservarla da una prospettiva totalmente nuova. In questo caso non sussiste nessun elemento fantascientifico, solamente una storia essenziale e pulita, magistralmente narrata nel corso dell’unica stagione composta da 7 episodi.

Diamo una sbirciata ai misteri di Godless!

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Nell’occhio del ciclone riconosciamo Jack O’Connell nei panni del fuorilegge Roy Goode, che viene ritrovato ferito nel ranch della diffidente Alice Fletcher (Michelle Dockery), nei pressi della cittadina di La Belle. L’oscuro passato di Roy diviene mistero e motivo di pettegolezzo per le signore, nonché uniche abitanti e custodi di La Belle, come conseguenza di una tragedia che ha visto 83 uomini travolti da un disastro in miniera. 

Le donne rimaste sole devono riuscire dunque a destreggiarsi tra armi, aspri scontri con la Legge e con uomini che le credono totalmente indifese, come il vicesceriffo Whity Winn, ragazzino arrogante e dal grilletto facile, interpretato da Thomas Brodie-Sangster. Da un lato abbiamo dunque un intreccio di vicende tutte al femminile che catturano la nostra attenzione senza sovrastare il filone narrativo principale, e che affrontano temi sorprendentemente attuali come la parità dei sessi, tramite le voci di una variegata rosa di personaggi. Tra cui Mary Agnes (che Merritt Wever impersona con grande sapienza e abilità), donna forte e determinata che diviene il fulcro di questa piccola comunità, e Alice, dura e sospettosa, ma al contempo disposta a qualsiasi cosa per il figlio, per metà nativo americano.

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È in questo contesto che si ritrova il protagonista, alle prese con la sua opera di vendetta nei confronti dell’uomo che lo ha cresciuto come un figlio e che lo ha condotto sulla strada della criminalità: Frank Griffin (Jeff Daniels), capo di una banda di scagnozzi da cui Roy ha deciso di separarsi con l’obiettivo di rovinare ogni piano dei vecchi compagni di scorrerie. Frank non può accettare il tradimento da colui che considera un membro della sua famiglia e lo insegue lasciando terra bruciata dietro di sé.

Si tratta dell’analisi di un rapporto complesso, un legame indissolubile nella vita e nella morte, che richiede prove di lealtà assoluta o di crudeltà, con il senso della giustizia tipico del Vecchio West (a questo proposito vi consiglio di dare un’occhiata anche al nostro articolo qui).

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Tutte queste perle non vi bastano?

Se ancora vi occorrono altri motivi per guardare Godless, basti citare la colonna sonora di Carlos Rafael Rivera (noto anche per le splendide musiche del film La Preda Perfetta di Scott Frank, premiate agli Oscar nel 2014) non impositiva ma necessaria, tormentata e potente oppure sottile e piacevole a seconda della situazione. Senza dubbio un perfetto accompagnamento.

O ancora, la magnifica rappresentazione dei territori dell’America Occidentale, con le sue sterminate lande arse dal sole, le praterie e le piccole realtà locali, una proposta che sazia la vista. Nonostante i tempi siano dilatati, e le scene si srotolino lentamente per condurre al termine di questa avventura di otto ore complessive, ciò ci permette di immedesimarci in modo profondo, intimo, con i personaggi, egregiamente caratterizzati, in perfetta linea con i ritmi ben scanditi e la suspense di un vecchio western. L’atmosfera è secca, dura, eppure carica di emozioni e tensione, e le necessità dello spettatore vengono soddisfatte da un’incredibile accortezza per i dettagli, che rende ogni momento verosimile e indispensabile per il quadro complessivo.

Un ottimo cast, uno Scott Frank tecnicamente perfetto e attento al contesto storico e un alto budget hanno dato la vita non solo a un eccellente prodotto televisivo, ma a un piccolo capolavoro. 

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Written by Alessia Agazzi

Provate ad immaginare una volpe un po' cinica, con la penna sempre in mano e una terribile ossessione per i futuri distopici. Ora supponete che sia anche una divoratrice compulsiva di serie tv, e che casualmente si ritrovi a far parte di questo mosaico di storie che è Hall of Series. Se ci riuscite, mi avete già beccata.

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