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Quando l’Oscar lo vince quello sbagliato: 10 volte in cui l’Oscar l’ha vinto l’attore sbagliato

9) Michael Caine (Oscar 2000)

Oscar

Il più delle volte la categoria dei non protagonisti non desta interesse, è un premio di consolazione (come quello a Kim Basinger per L.A. Confidential nel 1998), è scontata – o riserva terribili sorprese come il premio controverso a Marisa Tomei nel 1993 – oppure diviene quasi un riconoscimente alla carriera (come Laura Dern nel 2020). Quest’ultimo è il caso di Michael Caine. Il suo personaggio ne Le regole della casa del sidro (che, guarda caso, l’ha prodotto Miramax) è troppo un cliché rispetto al suo enorme talento, molto meno avvincente rispetto ai suoi rivali e non gli ha mai offerto una reale possibilità di brillare.

Ed è un peccato perché il suo anno era estremamente competitivo, con performance molto più meritevoli. Cosa che Caine ha riconosciuto nel suo discorso di accettazione, lodando il lavoro dei colleghi uno per uno.

Michael Clark Duncan è semplicemente fantastico ne Il miglio verde, regalandoci un ruolo memorabile e che continua a farci piangere come delle fontane. Haley Joel Osmet impressiona ne Il sesto senso, mostrando una fredda maturità per la sua giovane età. Jude Law è così carismatico che illumina lo schermo ne Il talento di Mr Ripley, tanto che nei momenti in cui non è presente ne sentiamo tremendamente la mancanza. Tuttavia, colui che si sarebbe dovuto aggiudicare la statuetta è Tom Cruise, che riesce a emergere nel mezzo a incredibili performance in Magnolia, mostrando uno dei personaggi più umani e vulnerabili della sua carriera. E se proprio vogliamo mettere i puntini sulle i, sono rimasti fuori dalla cinquina l’iconico Brad Pitt in Fight Club, un villain d’eccellenza come l’Agente Smith di Hugo Wavering in Matrix o il carismatico quarterback di Jamie Foxx in Quella maledetta domenica. E chissà quanti altri.

10) Emma Stone (Oscar 2017)

Siamo stati indecisi sull’ultimo punto. C’era Sandra Bullock nel 2010, ma guardando la concorrenza si comprende perché il premio sia andato a lei: non avrebbero mai dato l’Oscar a Carey Mulligan o Gabourey Sidibe alla prima candidatura, nonostante fossero state migliori. C’è chi obietta sull’Oscar di Meryl Streep nel 2012, perché doveva vincerlo prima (magari nel 2009, l’anno in cui Kate Winslet lo vinse per il film sbagliato) e andare a Viola Davis – che però si è pentita del suo ruolo in The Help – o, soprattutto, alla grande esclusa Tilda Swinton.

Così, anche per non essere troppo scontati, abbiamo optato per il 2017, quando a conquistare la statuetta fu Emma Stone per La La Land.

Non fraintendeteci, Stone è molto bravasia con il canto che con il ballo e la recitazione. Ma quanto la vittoria è merito suo e quanto della popolarità della pellicola? Come fosse un premio di consolazione a seguito della sconfitta per il miglior film? Qui infatti le cose si complicano. Non solo Stone ha al suo attivo lavori migliori (tipo quello in Birdman nel 2014), ma c’era chi aveva fatto meglio. Natalie Portman è letteralmente diventata Jackie Kennedy, tanto che ha ammesso di essersi ritrovata a parlare come lei anche dopo le riprese del film. L’ha rappresentata in maniera intelligente, stratificata, delicata e devastante. Se non lei, allora c’eraIsabelle Hupper in Elle che, con la sua Michelle, ci ha donato un personaggio complesso e una delle migliori interpretazioni di una delle più grandi attrici cinematografiche di tutti i tempi. Ma, ancora, le lingue non-inglesi raramente vengono premiate.

Anche se, con tutta probabilità, è la sorprendentemente esclusa Amy Adams che si meritava la statuetta: non tanto per Animali notturni, ma per Arrival, reggendolo tutto sulle sue spalle e dandoci l’interpretazione migliore dell’anno.

Come? Siamo arrivati in fondo all’articolo e non c’è nemmeno un punto dedicato a Leonardo DiCaprio, eccetto una piccola menzione? La spiegazione è semplice: la sfortuna. Quando è stato nominato, ha sempre trovato una grandissima concorrenza e, benché chi scrive gli darebbe l’Oscar a prescindere, obiettivamente non ritengo corretto dire che averlo assegnato a Foxx nel 2005 o a McConaughey nel 2014 sia sbagliato, perché sono tutte ottime interpretazioni e ci sta di perdere – anche se, ahimè, tocca sempre a DiCaprio. Se nel 2020 non aveva chance contro Phoenix, nel 2006 è stato candidato per il film sbagliato: era meglio The Departed che Blood Diamond per cercare di battere uno splendido Whittaker. Ne manca una da non protagonista che poteva davvero dargli la vittoria: quella in Django Unchained. E la statuetta per Revenant è stata semplicemente un grande sollievo. Dopo questa doverosa precisazione, possiamo dire che l’Academy non ci ha sempre visto giusto, come dimostrano i 10 esempi e le numerosissime menzioni. È arrivato il momento di cedervi il posto, perché ora vogliamo sentire che ne pensate e se ne avreste inseriti altri.

Quando l’Oscar lo vince il film sbagliato: 10 volte in cui l’Oscar l’ha vinto il film sbagliato

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