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Non era loro intenzione: non volevano far paura. Non volevano essere dei film da vedere di genere horror. E infatti sì: non ci sono fantasmi, scene splatter o deliri inenarrabili in queste pellicole. Gli ingredienti basici di un film spaventoso non ci saranno, di questo potrete star tranquilli, ma ci sarà tutto il resto. E per tutto il resto intendiamo la vita stessa, qui rappresentata nel più sofferente e talvolta catastrofico dei modi. Quelli di cui stiamo per parlarvi sono film da vedere estremamente complessi, esistenziali, talvolta disturbanti. Pellicole basate sul dolore e sulla sofferenza, sul mondo che finisce e su un altro da cui, inconsapevolmente, qualcuno ha cercato di difenderti a ogni costo sottraendo il tuo vero io. E proprio per questo sono spaventosi: perché – il più delle volte – sono terribilmente veri, autentici, manifesto di un’esistenza non così lontana dalla realtà. Quante volte, guardando un film, non capivate come categorizzarlo? Ora sapete il motivo: era una pellicola che andava oltre il genere stesso, sfiorando e toccando perfino l’horror per quanto era nuda, cruda e dolorosa.
Da We Need to Talk About Kevin a Melancholia: ecco 7 film da vedere che non sapevano di essere horror
1) We Need to Talk About Kevin

Non voleva essere un film horror: We Need to Talk About Kevin voleva probabilmente affrontare il concetto di maternità da un punto di vista diverso, mettendo in discussione quel bene a qualunque costo che Eva non ha mai davvero provato nei confronti di suo figlio Kevin. Come se, fin dalla nascita, fosse a conoscenza del male messo al mondo. Come se si sentisse colpevole di quanto fatto contribuendo alla nascita di un mostro come suo figlio. Lo stesso figlio che ha ucciso la sua famiglia e gli studenti della scuola.
We Need to Talk About Kevin parte proprio da qui, e poi torna indietro. Torna indietro fino alla nascita di Kevin, raccontando per filo e per segno tutti i comportamenti fortemente preoccupanti e pericolosi avuti nel corso della crescita. La tensione è palpabile, i toni sono freddi e agghiaccianti come l’aria che si respira a casa, che altro non è che la dimora del mostro.
Per tutto il tempo Eva non fa che preoccuparsi di quanto possa aver contribuito nel rendere suo figlio quel che è diventato. Se, con il suo distacco iniziale, non sia diventata complice di tutto quel che vede adesso. Forse poteva essere salvato e lei non lo ha fatto. La pellicola può infatti essere interpretata come una lunga confessione da parte della madre che, riflettendo e ricordando tutta la sua vita con Kevin, comincia a sentirsi colpevole tanto quanto lui.
Sempre più alienata dalla società, Eva rimane da sola con il suo dolore, una famiglia distrutta e una sola risposta da parte del figlio rispetto a quanto accaduto: Una volta pensavo di sapere, ma adesso non ne sono più sicuro. Il male può nascere anche tra le mura di casa. Forse a volte non siamo al sicuro neanche lì. Ed è questa sensazione di costante pericolo a rendere We Need to Talk About Kevin un film talmente difficile da vedere da sembrare horror.
2) Mother!

Fin dal suo arrivo, Mother! ha creato una profonda divisione e spaccatura. Da una parte c’è chi urla al capolavoro, dall’altro chi urla l’esatto opposto. Probabilmente, non è né l’uno né l’altro. Quel che è certo è che Mother! resta un film controverso, disturbante e non di agevolissima comprensione. Per capirlo davvero bisognerebbe raddoppiare le visioni fino a scorgere ogni dettaglio e ogni rimando allegorico. L’opera di Darren Aronofsky è infatti una parabola sulla creazione e distruzione del mondo. Il tutto viene affidato a una storia apparentemente normale: una coppia in crisi. Lei si prende cura della casa, della serenità del marito, cercando di tenere tutto in ordine. Lui, d’altra parte, è distante e concentrato sul suo secondo libro. Ma quando una coppia bussa alla porta gli equilibri cambiano completamente, portando la donna e l’intera casa all’esasperazione.
Andando avanti nella trama si capiscono le vere intenzioni allegoriche della pellicola. Il più delle volte, queste verranno fuori nel più crudo dei modi, dando vita a delle scene visivamente complesse da elaborare. Quel casa, fino a quel momento curata dalla giovane protagonista, diventerà presto teatro di brutalità, guerra e sacrificio. Sacrificio in nome di qualcosa di più grande che, una volta avvenuto, farà ricominciare il ciclo da capo. E così, fino alla fine. Fino a capire chi siano – e soprattutto cosa rappresentino – i protagonisti di questa pellicola così disturbante e soffocante in cui perfino un lavandino rotto tende a significare qualcosa di molto di più.






