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8 film in cui l’eroe non vince

Una scena dell'iconico film Taxi Driver

5) Arancia meccanica

I protagonisti
Credits: Warner Bros.

Nella Londra distopica del futuro, Alex DeLarge è il leader di una banda di giovani criminali, i “Drughi”. Passano le serate bevendo “Latte+ ” (latte corretto con sostanze stupefacenti) e compiendo atti di estrema brutalità, stupri e rapine. In seguito all’omicidio di una donna, Alex viene arrestato e mentre è in carcere si offre volontario per un esperimento governativo chiamato “Cura Ludovico”. Durante il test gli vengono mostrati filmati di violenza atroce e contemporaneamente gli vengono somministrati farmaci che provocano nausea estrema.  

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Stanley Kubrick in questo film da vedere del 1971 non si tira indietro nel mettere al centro dell’attenzione un antieroe, un predatore che da carnefice diviene vittima delle sue stesse azioni e perversioni. Alex non vince mai come individuo e, al contrario, perde per sempre il libero arbitrio. Da mostro per scelta ad automa senza scelta, fino a essere nuovamente mostro ma al servizio del Sistema e dei suoi fini propagandistici. Una volta rilasciato infatti il protagonista di Arancia Meccanica diventa un pedone manovrato dallo Stato, la cui libertà è solo un’illusione concessa dal potere a proprio piacimento. Non c’è redenzione né catarsi e il vero vincitore è sempre lui, esattamente come abbiamo scritto anche per Chinatown: il Sistema.


6) Taxi Driver

Robert De Niro
Credits: Columbia Pictures

Robert De Niro è Travis Bickle, un veterano del Vietnam in congedo affetto da insonnia cronica. Per passare le notti, accetta un lavoro come tassista a New York, aggirandosi nei quartieri più degradati della città. Questa è la trama della pellicola diretta da Martin Scorsese e divenuta nel tempo un cult del cinema americano. La notte, la solitudine, l’alienazione che diviene psicosi: il protagonista inizia una lenta discesa nell’instabilità mentale. Allo stesso tempo tenta di stabilire un contatto umano con Betsy, un’impiegata del senatore Palantine, che però lo rifiuta.

Da questo momento in avanti Travis compie una serie di scelte discutibili. Acquista armi da fuoco, sviluppa l’idea ossessiva di “dover fare qualcosa di importante” e si autoelegge salvatore di una prostituta di dodici anni (Iris, interpretata da Jodie Foster). La sconfitta del protagonista si fa più marcata nel finale del film, durante il quale Travis tenta il suicidio dopo aver sparato al protettore di Iris e ai suoi soci, e venendo celebrato come un eroe dai mass media e dalla polizia. In realtà l’ultima scena mostra Travis che torna a guidare il taxi. In un breve attimo, guarda nello specchietto retrovisore e sembra scorgere qualcosa che lo turba. Questo suggerisce che la sua rabbia e la sua instabilità sono ancora lì. Travis è una bomba a orologeria che non è stata disinnescata, ma solo temporaneamente osannata.

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