8) Gone Girl

Con Gone Girl, David Fincher realizza uno dei suoi film più freddi e chirurgici. Tratto dal romanzo di Gillian Flynn, che firma anche la sceneggiatura, il film si presenta inizialmente come un thriller sulla scomparsa di una donna. Ma il colpo di scena centrale e il suo epilogo trasformano la storia in un’analisi spietata della costruzione dell’identità all’interno della coppia e nello spazio mediatico.
Quando il film svela che Amy è viva e ha orchestrato la propria scomparsa per incastrare il marito, il racconto cambia radicalmente asse. Non si tratta soltanto di scoprire che la vittima è carnefice. Si tratta di capire che tutto ciò che abbiamo letto, il diario, i ricordi, la costruzione emotiva, era parte di una sceneggiatura. Amy non è solo un personaggio manipolatore: è una narratrice consapevole. Ha scritto la propria versione dei fatti con attenzione ai dettagli, conoscendo perfettamente le dinamiche mediatiche e i pregiudizi culturali.
Uno dei temi centrali che vediamo nel film è proprio l’idea della “Cool Girl”. Il monologo con cui Amy denuncia la pressione sociale che spinge le donne a costruire un’immagine accomodante, desiderabile, funzionale allo sguardo maschile.
Ma il film non si limita a una critica unidirezionale. Nick stesso è una costruzione. Il marito affascinante e ironico dei primi tempi è diventato un uomo risentito e infedele. Entrambi hanno interpretato un ruolo, e quando la recita non ha più funzionato, il matrimonio è crollato.
Dopo la fuga e il ritorno spettacolare di Amy, il film non ci fa vedere la soluzione più rassicurante. Non c’è punizione esemplare, non c’è ristabilimento dell’ordine morale. Amy riesce a manipolare l’opinione pubblica ancora una volta, trasformandosi da sospettata a sopravvissuta eroica. Nick comprende la verità, ma sceglie di restare. Non per amore, ma per sopravvivenza mediatica e il matrimonio si ricompone in una forma distorta, fondata sulla reciproca consapevolezza del ricatto. Il colpo di scena finale congela la storia in un equilibrio tossico.
Con Gone Girl, Fincher utilizza il meccanismo del twist per indagare il rapporto tra verità e immagine. In un mondo dominato dai talk show e dai social media, ciò che conta non è ciò che è accaduto, ma ciò che può essere raccontato in modo convincente.
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