6) Fuoco cammina con me

Con il prequel di Twin Peaks si torna indietro nel tempo, esattamente sette giorni prima dell’omicidio di Laura Palmer. Si ritorna a camminare tra le stradine della cittadina di montagna, si sbircia nel diario segreto della ragazza e nei locali notturni dove droga e prostituzione vengono occultate dalle note del gruppo musicale di turno. Rivediamo gran parte del cast originario riunito un’ultima volta, Agente Cooper compreso, e questo non può che scaldare il cuore a chi ha amato (e ama tutt’ora) la serie cult. Nonostante tutte queste premesse, però, l’uscita del film nelle sale non riscosse il successo che ci si aspettava. Pubblico e critica voltarono le spalle a David Lynch probabilmente perché il regista decise di non dare risposte certe a enigmi che per loro natura sono inspiegabili.
Io credo invece che questa pellicola mostri un lato di Laura che in Twin Peaks non era stato approfondito. La psicologia del personaggio, il suo turbamento e il terrore crescente che disturba i suoi sogni e la sua giovinezza, fino al giorno della sua morte, sono la ciliegina sulla torta di un universo che solo la fantasia di Lynch poteva creare. Ciò che accade a Laura nell’ultima settimana di vita è raggelante, desolante, straziante, perché sappiamo che nulla potrà fermare il corso degli eventi. E che l’uccisione della ragazza diventerà il pretesto per sezionare il Male, per mostrarne il nucleo e il suo sviluppo, a fare da ponte a quel capolavoro che è l’episodio 8 della terza stagione di Twin Peaks.
5) Velluto blu

Un camion di passaggio che trasporta tronchi di legno, un club notturno dove ascoltare musica live, le tende rosse, i semafori dondolanti appesi sopra a un incrocio, una donna abusata, Dennis Hopper nei panni di un alterato e cattivissimo Frank Booth. C’è un po’ di Twin Peaks in Velluto blu, nonostante questo film abbia preceduto la celebre serie televisiva di circa quattro anni. Lo stesso David Lynch, parlando del lavoro del 1986, ha più volte dichiarato che i personaggi della Loggia Nera e Bob devono molto al Frank di Hopper, così come l’Agente Cooper rappresenta l’erede diretto del Jeffrey di Kyle MacLachlan (ancora una volta protagonista).
Dietro la staccionata bianca accostata a delle bellissime rose rosse con cui si apre l’opera, si cela un noir brutale, sensuale, formativo per noi spettatori tanto quanto per il giovane Jeffrey. Il ragazzo vive un’esistenza ingenua e vergine, fino al ritrovamento di un orecchio umano mozzato sul quale alcune formiche sono già al lavoro. Un simbolo che non può essere più surrealista di così, se pensiamo ad alcune ossessioni di Salvador Dalì. In questo modo la cruda realtà irrompe nella vita del protagonista, trasformando la narrazione in un’indagine misteriosa e perversa. Velluto blu è stato un tassello fondamentale nel rivoluzionare e affinare l’arte del regista, nel conferirgli un’impronta personale e inconfondibile. Immortale come il suo creatore.






