5. Glenn Close

Glenn Close rappresenta probabilmente il caso più emblematico di “eterna candidata” nella storia recente degli Oscar: otto nomination senza mai una vittoria. Un record che, più che ridimensionare la sua grandezza, mette in luce le contraddizioni del sistema dei premi. Le sue candidature si distribuiscono lungo quasi quarant’anni e raccontano una carriera solidissima, costruita su interpretazioni di grande rigore e intensità. Un percorso impressionante per continuità e varietà, che attraversa generi, decenni e modelli femminili profondamente diversi. Glenn Close ha spesso incarnato donne complesse, lontane da qualsiasi idealizzazione. Con Albert Nobbs, l’attrice porta sullo schermo uno dei ruoli più delicati della sua carriera, lavorato per anni anche a teatro, mentre con The Wife rappresenta forse la candidatura più simbolica: un’interopretazione che molti consideravano “finalmente” da Oscar.
Recentemente, abbiamo visto l’attrice nell’ultimo capitolo della saga Knives Out – Wake Up Dead Men (qui la nostra recensione) nel quale ci ha regalato un’altra incredibile performance (peccato non vederla agli Oscar 2026). La sua carriera, però resta una delle più coerenti e autorevoli del cinema americano: un esempio lampante di come il prestigio artistico non coincida sempre con la vittoria finale, e di come alcune attrici lascino un segno profondo proprio senza mai stringere una statuetta.
6. Jim Carrey

Jim Carrey è tra i casi più clamorosi di esclusione sistematica da parte dell’Academy, soprattutto se si considera quanto la sua carriera abbia inciso sull’immaginario cinematografico degli anni Novanta e Duemila. Mai candidato all’Oscar, Carrey è stato a lungo identificato come attore comico puro, un’etichetta che ha finito per oscurare la complessità del suo talento. Film come Ace Ventura, Scemo & più scemo e The Mask hanno definito un modello di comicità fisica ed estrema, ma anche profondamente controllata, basata su un uso del corpo e del volto che pochi attori hanno mai saputo replicare con la stessa precisione. La svolta arriva alla fine degli anni Novanta, quando l’attore inzia a decostruire la propria immagine pubblica scegliendo ruoli più introspettivi. The Truman Show resta l’esempio più emblematico: un’interpretazione misurata e malinconica, che ha segnato un progressivo “risveglio emotivo”.
Con Se mi lasci ti cancello, Jim Carrey offre probabilmente la prova più matura della sua carriera, che ribalta definitivamente l’idea dell’attore comico. Eppure l’attore paga una comicità percepita come “eccessiva” ed “esagerata”. Il suo talento, però, resta evidente proprio nella capacità di attraversare generi e registri senza mai perdere identità.






