Vai al contenuto
Home » E.R. - Medici in prima linea

10 cose a cui ho pensato dopo aver rivisto la prima puntata di E.R.

Carter

Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.

Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, DISCOVER è il modo per sostenerci.

Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.

Scopri Hall of Series DISCOVER

Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU E.R.

Dopo la vittoria di Noah Wyle agli Emmy Awards 2025 sono ancora qui, pronta a condividere insieme a voi un altro articolo dedicato a E.R. L’arrivo dell’autunno solitamente per me coincide con il rewatch (ormai ho perso il conto) di questa serie che è a tutti gli effetti la mia serie del cuore. È una coccola che mi aiuta ad affrontare la ripartenza di settembre e di ottobre ed è un mezzo tramite il quale ritrovare un po’ di speranza in un mondo che va a rotoli. Infatti, l’attenzione e la dignità che i dottori del pronto soccorso donano ai loro pazienti – seppur fittizia – mettono di buon umore. In fondo le serie tv vengono create appositamente per emozionarci e per farci confrontare con una realtà inventata ma dalla quale possiamo imparare sempre qualcosa di nuovo e di utile.


Così mi sono ritrovata davanti ancora una volta le mie (e vostre) vecchie conoscenze (ma quanto erano giovani gli attori e le attrici?!) e queste sono le 10 cose a cui ho pensato dopo aver rivisto la prima puntata di E.R.

1) Questo episodio non può avere trent’anni: sembra girato ieri

Il primo episodio
Credits: Warner Bros.

Se non fosse per i Chicago Bulls di Michael Jordan e per la totale assenza di cellulari e dispositivi tecnologici avanzati, si potrebbe tranquillamente affermare che l’episodio pilota di E.R. sia un prodotto della contemporaneità. Il montaggio infatti è sin dal principio frenetico e veloce così come la regia e il ritmo della narrazione, scandito da gesti e dialoghi vivaci e coinvolgenti. La cinepresa si sofferma su di una procedura medica, sugli attrezzi del mestiere, sulla sofferenza del paziente di turno per poi cambiare stanza, personaggio e situazione, passando la palla a un altro dottore, un’altra malattia e così via. Oggigiorno siamo abituati a questo tipo di linguaggio televisivo che non lascia respiro – probabilmente non ci facciamo neanche più caso – ma negli anni ’90 non era un qualcosa di così scontato.

E il messaggio che veicola è chiaro: in questo pronto soccorso bisogna essere svegli e attenti, perché un indugio o un’insicurezza possono fare la differenza tra la vita e la morte. A fare da sfondo alla rappresentazione c’è la colonna sonora, efficace nell’accompagnare le sequenze più drammatiche. Incalzante quando ci si trova di fronte a un’emergenza. Dolce e delicata quando vengono approfondite le relazioni tra i vari protagonisti o si raggiunge un livello di pathos elevato. Mi riferisco naturalmente alle note di piano che molti di noi conoscono bene e che a volte fanno venire un nodo in gola. Insomma, trent’anni o tre giorni cambia poco: l’avanguardia di questo medical è sempre sorprendente.

2) Sono già presenti tutti gli elementi che hanno reso grande questa serie

Il Dr. Ross
Credits: Warner Bros.

Come sapete, il vero cavallo di battaglia di E.R. è la coralità dei personaggi. Tuttavia, ci sono altri elementi degni di elogio che in questa prima puntata vengono introdotti per poi essere ampliati nelle stagioni seguenti. Mi riferisco, giusto per fare qualche esempio, alla precisione del linguaggio medico e alle sue procedure. Al realismo nudo e crudo che lascia poco spazio agli intrighi sentimentali, in favore dell’approfondimento delle dinamiche ospedaliere e dei rapporti tra colleghi. Nell’episodio pilota si parla soprattutto di malattia, di pazienti, di empatia, del divario tra cliniche private e strutture pubbliche come il Policlinico di Chicago. Eloquente a questo proposito la visita del Dr. Greene in un ospedale privato, dove ogni cosa risplende e dove l’aria puzza di soldi invece che di sangue e urina. Un contrasto nettissimo con il pronto soccorso dei nostri eroi, in cui la ricchezza non esiste e il motore che manda avanti la baracca sono l’impegno e l’amore dei medici che ci lavorano.

La critica al divario sociale e il diritto alle cure sono già presenti in questi primi minuti di girato e vanno a sommarsi alla caratterizzazione di ogni singolo protagonista. L’ambizione del Dr. Benton, l’irriverenza del Dr. Ross, l’equilibrio del Dr. Greene, la competenza della Dr.ssa Lewis, la saggezza del Dr. Morgenstern. Ogni tassello è già al proprio posto, pronto a incastrarsi con tutti gli altri.

3) Il primo incontro tra il Dr. Carter e il Dr. Benton è semplicemente esilarante…

Il Dr. Carter e il Dr. Benton
Credits: Warner Bros.

Il Dr. Benton avvista il suo nuovo studente da lontano, nei pressi dell’accettazione, e mentre lo osserva non può che scappargli un sorriso. Giovanissimo, precisino e intimidito nel suo camice su misura, completamente disorientato: povero Dr. Carter, non sa ancora cosa lo aspetta. Infatti dalla stretta di mano tra i due in avanti, per il tirocinante sbarcato nel pronto soccorso come un marziano sarà una turnazione semplicemente delirante ed…esilarante. Il suo mentore non esita un secondo nel portarselo a spasso per le sale e i corridoi dell’E.R. descrivendogli alla velocità della luce come funziona il lavoro. I pazienti, i colleghi, l’inserimento di una flebo, le suture, le sale emergenza, la radiologia, il primario, il triage e così via. Senza pause e senza quasi respirare. Inserendo una battuta ironica qua e là, per poi tornare serio di colpo. In tutto ciò Carter cerca di prendere appunti ma è evidente dalla sua espressione facciale che non ha capito quasi nulla, zero, di quello che dovrà fare da lì alla fine dei suoi giorni. Ed è spassosissimo.

Potrebbe aver anticipato quei meme in cui qualcuno ci parla ma noi ci siamo già dissociati dalla conversazione da un bel po’. Ecco, Carter siamo noi e quei meme sono perfetti per descrivere i primissimi minuti di questa coppia all’apparenza male assortita. Chi l’avrebbe mai detto che nelle stagioni successive avrebbero sviluppato il rapporto più unico e commovente di tutti i personaggi della serie?

4) …così come il primo turno del Dr. Carter

Il Dr. Carter alla sua prima apparizione nella serie
Credits: Warner Bros.

In queste prime ventiquattro ore che coprono l’arco narrativo da un turno di notte a un altro, questo personaggio amatissimo dal pubblico se la deve vedere con una serie di sfide e di situazioni che non aveva mai affrontato prima d’ora. Come ho scritto poco sopra, la giornata inizia con il giro di orientamento insieme al Dr. Benton che, con l’energia e la severità che lo contraddistinguono, lascia ben presto il suo allievo in balia degli eventi.

In questo modo Carter si ritrova ad assistere, in veste di aiutante, la prima partoriente della sua carriera. Poi inserisce la sua prima flebo a un paziente ferito a una gamba, ricuce il taglio alla mano di una signora, ascolta lo sfogo di una ragazza terrorizzata dal padre, e chi più ne ha più ne metta. Si sente persino male di fronte a una lesione da coltellata alla pancia. Potremmo ritenere che Benton non abbia avuto nessuna pietà nell’essere così duro con Carter, soprattutto quando era ancora un tirocinante insicuro e inesperto. Tuttavia, a pensarci da adulta, non credo ci sia insegnante migliore di quello che ti mostra l’esempio pratico e poi lascia che sia lo studente ad arrangiarsi e a divenire indipendente. Non è un caso che Carter in futuro diventerà il medico più preparato e virtuoso dell’intero pronto soccorso. Un epilogo impensato se consideriamo questa prima (divertente, se ci concentriamo sul giovane dottore) puntata di E.R.

5) La vita può essere bella, ingiusta, disperata e poi di nuovo bella

Episodio pilota
Credits: Warner Bros.

Tutto ciò che accade nel pronto soccorso del Policlinico di Chicago non è altro che la proiezione più piccola di ciò che accade al di fuori: la vita. Le persone che si susseguono in questo primo episodio della serie, dal personale sanitario ai malati, siamo noi. Un unico pulsante corpo sociale che ride, piange, soffre, si emoziona, ama, muore, nasce, guarisce. Se i protagonisti di E.R. sono gli archetipi del racconto, i pazienti sono le diverse e infinite emanazioni dell’umanità. Dal senzatetto al genitore ansioso. Dalle classi meno abbienti a quelle più privilegiate. Ognuno di noi ricopre un ruolo che però tra le pareti dell’ospedale si sgretola, rivelando il nucleo essenziale. Quello che siamo a livello primordiale, ovvero degli esseri viventi senzienti situati all’interno di un cerchio che gira per tutti.

Se in sala 1 una donna sta abbracciando il figlioletto appena nato, nella sala 2 un padre di famiglia scopre di avere pochi mesi di vita. Intanto nella sala 3 un uomo viene operato d’urgenza per un aneurisma, salvandosi e ricongiungendosi con i propri cari. Mentre si guarda E.R. si pensa che la vita sia tosta, poi gioiosa, ingiusta, triste e poi ancora felice, proprio come avviene durante gli anni che passiamo sul pianeta Terra. Bellissimi e durissimi allo stesso tempo.

6) L’amicizia rende sopportabile qualunque cosa

Mark e Doug
Credits: Imdb

Nei primi minuti dell’episodio ci sono già loro e la loro ironia: il Dr. Greene e il Dr. Ross. Anthony Edwards e George Clooney hanno una chimica incredibile davanti alla cinepresa. Una sintonia contagiosa e che scalda il cuore. Tuttavia non sono solo questi due personaggi gli unici a trasmetterci il significato della parola amicizia. L’intero reparto di E.R. infatti resiste e si alimenta grazie ai legami, al sapere che esiste una spalla su cui appoggiarsi quando qualcosa va storto. O a poter condividere aneddoti divertenti e risate per spezzare la tensione o un turno di lavoro particolarmente impegnativo. La caratteristica più bella di questo medical drama risiede nella complicità tra i protagonisti, che si esprime spesso in uno sguardo, in un gesto, in un soprannome affettuoso, in una telefonata, in una pausa caffè.

Quando si assiste quotidianamente a delle tragedie devastanti o a delle malattie incurabili, Mark, Doug, Susan, Carol, John e tutto lo staff sanno che potranno contare gli uni sugli altri. Ed è questo il segreto che rende più sopportabili i traumi peggiori e la morte che inevitabilmente li circonda. Quando si condivide, il peso diventa più leggero. Questo concetto, tanto semplice quanto raro, nella puntata pilota è già lì. Come una sorta di anticipazione di quello che verrà nelle stagioni successive.

7) La sequenza più iconica delle quindici stagioni di E.R. avviene al minuto 58 (e mi fa commuovere ogni volta)

Il Dr. Carter e il Dr. Greene
Credits: Warner Bros.

Chi è fan di E.R. la conoscerà a memoria. Saprà persino ogni movenza dei due attori protagonisti e ogni battuta del copione. Del resto l’avvenimento del minuto 58 verrà ripreso anche in un paio di altre circostanze lungo il corso della serie. Rappresenta difatti una sorta di passaggio obbligato per qualsiasi tirocinante che si ritrova da un giorno all’altro immerso in un’umanità disperata e sofferente. È un rito quasi inevitabile per tutti quegli studenti che sono particolarmente sensibili ed empatici come, appunto, il Dr. Carter. Figura centrale di questa scena insieme al Dr. Greene. La domanda sui cui viene impostata la riflessione è: cosa fare quando, dopo aver studiato le patologie e le relative cure sulla carta, si viene gettati senza paracadute in mezzo a malati in carne e ossa? Come reagire davanti ai primi corpi martoriati, ai primi dissanguamenti, alla morte?

La risposta è: dipende. E ci viene data da Mark mentre prova a tirare su il morale di un Dr. Carter scosso dalla nausea. Ci sono medici più distaccati, che riescono a resistere anche di fronte alle situazioni più atroci. Ce ne sono altri che, invece, devono imparare a conviverci. E se si appartiene a quest’ultimo gruppo bisogna solo tenere giù la testa, respirare profondamente, prendersi del tempo per ritrovare l’equilibrio. Lo dice il Dr. Greene al Dr. Carter e quest’ultimo lo dirà al Dr. Gallant, anni dopo il primo episodio della serie.

8) Il magnetismo di un giovane William H. Macy, ben prima di diventare Frank Gallagher

William H. Macy
Credits: Warner Bros.

Il Dr. David Morgenstern non è un personaggio che compare spesso. Il suo ruolo infatti è quello di primario di medicina d’urgenza, un incarico che il più delle volte lo tiene lontano dalle corsie e vicino alla burocrazia ospedaliera e al far quadrare i conti. Come ben sappiamo però William H. Macy rende magnetica ogni cosa che tocca e quindi anche il suo Dr. Morgenstern, in questo primo episodio di E.R., diviene una figura affascinante. Da spettatori percepiamo sin da subito tutta la sua importanza come capitano e responsabile di una nave che traballa e che sta a galla grazie agli sforzi dello staff. Inoltre notiamo la sua saggezza e competenza nel dare consigli al Dr. Greene e nell’impartire ordini con la giusta dose di autorità e pacatezza.

È un gentiluomo capace di farsi rispettare senza risultare antipatico. Ed è un abile chirurgo perfettamente consapevole dei pregi e dei difetti di ogni medico e infermiere della sua ciurma. Caratterialmente Frank Gallagher e David Morgenstern non potrebbero essere più diversi ed è per questo motivo che l’attore è stato, come al solito, un mostro di bravura. Catalizzante, naturale e autentico in tutto ciò che dice e che fa. Come se i suoi personaggi avessero una vita propria e fossero esistiti per davvero nella Chicago degli anni ’90 di E.R. e, successivamente, in quella di Shameless.

9) Com’è difficile essere Mark

Episodio pilota
Credits: Warner Bros.

Per i fan della serie basterebbe anche solo questo titolo per comprendere l’intero concetto. Ogni volta che pensiamo al Dr. Greene, infatti, la nostra mente sblocca vari ricordi, uno più tragico dell’altro. E alcuni dei problemi e degli ostacoli che Mark affronterà da qui all’ottava stagione vengono in parte mostrati durante la prima puntata. In questi minuti vediamo già comparire la moglie Jennifer, avvocatessa praticante, e la difficoltà della coppia di coniugare i lavori di entrambi. La donna vorrebbe che il marito cambiasse ospedale (la famosa clinica privata di cui abbiamo scritto nel punto 2), così da poter ottenere turni più brevi, leggeri e una paga nettamente più alta.

Mark però non sembra essere molto propenso ad abbandonare il pronto soccorso del quale è responsabile né tanto meno la sua squadra, i suoi colleghi e amici. Il dottore inoltre deve gestire e provare a risolvere una serie di imprevisti e di emergenze nel suo ambiente di lavoro che sono solo la punta dell’iceberg di ciò che avverrà in seguito. In primis il tentato suicidio di Carol, una cara amica oltre che capo infermiera del reparto. Insomma, è complicato essere un medico dell’E.R. ma lo è ancora di più se ti chiami Mark Greene.

10) Ancora non ho compreso il gesto di Carol

Carol
Credits: Warner Bros.

Ed eccoci arrivati all’ultimo punto di questo elenco in cui parleremo di un argomento che abbiamo appena menzionato qui sopra. Il personaggio di Carol, interpretato da una bravissima Julianna Margulies, è a oggi ancora il mio preferito tra quelli femminili. La motivazione principale risiede propriamente nella sua personalità solida, forte, indipendente ma anche molto umana. Considerata questa premessa, dunque, il gesto che compie nella seconda parte della prima puntata di E.R. è un qualcosa di inspiegabile e incoerente con il messaggio portato avanti da questo personaggio. Dall’altro lato, però, mi rendo conto che ritrovare Carol sospesa tra la vita e la morte su di un lettino del pronto soccorso, sia stato un espediente narrativo perfetto per mostrarci due situazioni.

Prima di tutto l’affetto e l’amore neanche troppo velato del Dr. Ross nei confronti della donna. Secondo, la capacità gestionale del Dr. Greene di prendere in mano una circostanza scottante e altamente imprevista. In questo modo gli sceneggiatori della serie hanno raccontato molto di questi due personaggi senza essere didascalici. A trent’anni di distanza provo ancora dispiacere nell’assistere al gesto estremo di Carol, pur sapendo già come andrà a finire. E sono grata del fatto che l’infermiera sia stata una figura costante e centrale fino al suo romantico addio a E.R. nel corso della settima stagione.