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Non è mai troppo tardi: il sacrosanto Emmy di Noah Wyle, vinto con trent’anni di ritardo

The Pitt è una serie tv in arrivo su Sky e Now

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“Che sogno è stato…A chiunque inizi o termini il turno stasera, grazie per aver svolto questo lavoro. Questo è per voi”. (Noah Wyle)

Con queste parole un Noah Wyle raggiante ed emozionato ha sollevato per la prima volta nella sua carriera la preziosa statuetta vinta agli Emmy Awards 2025. E lo ha fatto dopo essersi confrontato con una sfilza di colleghi piuttosto insidiosi. Nella categoria migliori attori protagonisti in una serie drammatica, infatti, concorrevano nomi quali Pedro Pascal, Gary Oldman, Adam Scott e Sterling K. Brown. Durante il discorso di premiazione Noah non ha dimenticato di omaggiare i signori appena citati, ma ciò che ha lasciato più il segno è stata la sua dedica sincera e spontanea nei confronti del personale medico e infermieristico. Due mestieri che l’attore ha portato sotto i riflettori per gran parte della sua esistenza.

Del resto la riflessione sui limiti del sistema sanitario statunitense e più in generale di quello occidentale è sempre necessaria. Oggi come trent’anni fa è cambiato tutto e non è cambiato niente: tagli alla sanità, stipendi inadeguati, carenza di professionisti specializzati e – di conseguenza – turni di lavoro infiniti e logoranti dal punto di vista psicofisico. Per non parlare della privatizzazione e del diritto alle cure direttamente proporzionale alla dimensione del portafoglio del paziente. Se negli anni ’90 queste difficoltà erano un problema prettamente americano, nel nuovo secolo abbiamo iniziato a viverlo in prima persona anche in Europa. E non è una buona notizia.

Così come Leonardo di Caprio durante la vittoria del suo primo Oscar (con il film Revenant – Redivivo) aveva sottolineato senza mezzi termini la pericolosità del cambiamento climatico in atto, anche Noah Wyle ha messo in primo piano un argomento che lo ha assorbito in modo totalizzante nel suo lavoro decennale davanti alla cinepresa. Non è da tutti rivolgere un pensiero a una situazione estranea alla vita patinata di Hollywood nel momento più importante della propria carriera, quindi un inchino a questo artista è più che mai dovuto.

Noah Wyle in E.R.
Credits: Warner Bros.

Inoltre la scelta di questa dedica non può che farci comprendere ancora di più la coerenza e la passione che questo attore ci ha messo nell’interpretare due medici di pronto soccorso: il Dr. Michael “Robby” Robinavitch e il Dr. John Carter. E qui apriamo una grande parentesi perché, in fondo, lo sappiamo: per molti di voi Noah Wyle sarà sempre il Dr. Carter e viceversa. Vi capiamo. Anzi, chi scrive prova esattamente la stessa sensazione. Carter è stato per undici stagioni il cuore della serie cult anni ’90 (ne abbiamo parlato anche qui), comparendo per ben 241 episodi dal 1994 al 2009. È stato l’unico personaggio di cui abbiamo potuto seguire l’intera evoluzione, da tirocinante ad assistente anziano.

Abbiamo riso con lui quando faceva disperare il Dr. Benton (qui trovate i migliori momenti tra i due) e ci siamo commossi ripetutamente quando il giovane medico accudiva pazienti (spesso incurabili) con una miscela perfetta di empatia, dignità e rispetto. Per tutti questi motivi – come credo sia avvenuto anche a molti di voi – inizialmente ho accolto la notizia dell’arrivo di The Pitt con profondo scetticismo e alcune perplessità. Mi domandavo, ad esempio, perché tra tutti i ruoli possibili l’attore californiano avesse deciso ancora una volta di indossare il camice bianco. E perché farlo di nuovo in un pronto soccorso e non in un altro reparto ospedaliero. Domande lecite, presumo, ma che hanno trovato delle risposte più che soddisfacenti dopo aver assistito a quello che The Pitt è riuscita a ottenere.

Visti gli eccellenti risultati, non solo di premi ma anche di pubblico e critica, poco importa se la serie HBO rappresenta una nuova E.R. senza il Dr. Greene o il Dr. Kovac. Se uno show televisivo diventa il mezzo con cui riportare alla luce tematiche sociali determinanti per la nostra qualità di vita e il nostro futuro, non possiamo che accoglierlo a braccia aperte. Proprio come abbiamo fatto con la sacrosanta vittoria di Noah agli Emmy.

E qui apro un’altra parentesi. Non so se anche per voi è andata così, ma quando la mattina seguente alla cerimonia ho sbirciato tra le pagine social e ho visto il volto dell’attore sul podio, mi è sembrato di vivere un déjà-vu. Mi era entrato un Dr. Carter in un occhio e lì è rimasto per tutto l’arco della giornata. Poco dopo però ho preso coscienza del fatto che Noah Wyle fino a quel momento aveva vinto quattro SAG Awards insieme al cast di E.R., ma c’era sempre un Anthony Edwards o un George Clooney a rubare la scena per quanto riguardava gli Emmy e i Golden Globe. Meritatamente, per carità, ma a causa di presenze così importanti il destino di Noah è coinciso con l’attesa.

Noah Wyle
Credits: Sky

Anno, dopo anno, dopo anno, il giovane attore è maturato, si è sposato e separato, ha avuto dei figli e si è risposato. Ha preso parte ad altri lavori, sia del piccolo che del grande schermo, senza mai abbandonare completamente l’affetto per il suo “ruolo del cuore”. Quello che lo ha consacrato davanti a milioni di telespettatori che sono cresciuti insieme a lui e che ricordano i lunedì sera davanti alla tv con i fratelli o con il nonno, che probabilmente oggi non c’è più. Tutti in trepidante attesa di sapere cosa avrebbe combinato Noah “Carter” Wyle nell’episodio settimanale di E.R.

Da lì al Dr. Robby sono passati trent’anni. Trenta, ci rendiamo davvero conto? Eppure, anche in questo caso, è cambiato tutto e non è cambiato niente. L’attore infatti in The Pitt (esattamente come in E.R.) è stato fantastico nel restituire la sensibilità, la professionalità, la frustrazione e la stanchezza di coloro che in un pronto soccorso ci stanno quotidianamente. In questa occasione oltretutto ha potuto rivestire un ruolo chiave, ovvero quello di guida esperta e responsabile del reparto, sovrapponibile al Dr. Mark “Ciccio” Greene della serie anni ’90. Ne ha fatta di strada Noah Wyle nel corso del tempo, vero? Il Dr. Carter infatti si interseca con il Dr. Robby. L’uno sembra essere il naturale proseguimento dell’altro. Un’eredità su cui noi spettatori non avevamo ragionato al contrario di John Wells, R. Scott Gemmill e lo stesso attore che hanno avuto l’idea illuminante di dare nuova anima al genere medical.

Con l’augurio che il protagonista di The Pitt possa diventare per le attuali generazioni ciò che è stato il Dr. Carter per quelle passate. Una figura da attendere ogni settimana come un amico di cui sentiamo la mancanza. Il medico umano e perseverante che vorremmo trovarci davanti ogni volta che ci rechiamo in ospedale per una visita o per delle cure. E a impersonare questi pregi, con il volto più adulto – inevitabilmente invecchiato – ma sempre colmo di bontà e di dolcezza c’è Noah Wyle. Dietro ai premi e agli anni che sono volati come i minuti all’interno di un pronto soccorso, c’è finalmente (e ancora) lui. Ieri come oggi.