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Bad Vegan è un Inventing Anna che ha fatto sul serio

Vi ricordate quella volta che avete rifiutato di uscire con Alec Baldwin e siete andati in bancarotta cercando di ottenere l’immortalità del vostro cane? Non sono storie di tutti i giorni, ma, a quanto pare dalle ultime produzioni Netflix, più soldi hanno in tasca i membri dell’alta società newyorkese, più sono propensi a farseli fregare. Ce lo conferma Bad Vegan: fama, frode e fuggitivi, la docu-serie in 4 puntate che racconta l’assurda parabola discendente di Sarma Melngailis.

Melngailis è l’ex-imprenditrice e ristoratrice di successo che nei primi anni 2000 aveva introdotto il jet set della grande mela alla cucina vegana. Sarà proprio lei, insieme a tanti altri soggetti coinvolti in prima persona, tra cui un vero giornalista di Vanity Fair, a tentare di ricostruire il fallimento dei ristoranti Pure Food and Wine e il presunto plagio della stessa Sarma da parte di un certo Anthony Strangis/Shane Fox. In questo caso la truffa tra i grattacieli di Manhattan non è stata delegata alla penna di uno sceneggiatore che pretende di fare chiarezza, ma mantiene il suo intrigante alone di mistero proprio grazie all’assenza di alcune figure chiave, come la madre di Sarma ed Anthony stesso. Due modalità narrative completamente diverse, quelle di Bad Vegan e Inventing Anna, ma con una rivelazione comune:

Il concentrato di capitale residente a New York è stato per molto tempo il piatto ricco di chi è riuscito a usare la fragilità e la spocchia dei suoi detentori come forchetta.

Bad Vegan si apre con una scalata verso il successo, e c’è lei, Sarma, bella, istruita e di buona famiglia che lascia il suo lavoro da broker a Wall Street perché si sente predestinata a un tipo diverso di successo, che non tarda a manifestarsi. Dopo un corso di alta cucina francese trova il socio e marito perfetto e apre IL ristorante vegano crudista di Manhattan, uno di quelli in cui le celebrità non possono fare a meno di mostrarsi e andare a provare una nuova moda. Un periodo d’oro, fatto di foto con Mischa Barton, Owen Wilson e di flirt con Alec Baldwin. Tutto questo sembra destinato a durare per sempre, se non fosse che Sarma si mostra come una persona fortemente emotiva, troppo emotiva. Così dopo il divorzio dallo chef Matthew Kenney, rifiuta le avances di Alec Baldwin e si invaghisce di uno sconosciuto con cui l’attore scambiava delle battute su Twitter: Shane Fox, fulcro della vicenda e personaggio del tutto sopra le righe.

Sarà mai veramente stato nei servizi segreti come dice? E le teorie sull’ascensione con cui circuisce Sarma, sono specchi per le allodole o quest’uomo ha realmente a che fare con il circolo degli illuminati? Oppure dobbiamo accontentarci e qualificarlo come un truffatore ben organizzato?

In questa storia confusione e inganno non prendono forma attraverso abiti di alta moda addebitati su conti inesistenti, ma sfruttano le fragilità di una donna che ha già tutto e sta cercando qualcosa di più. Shane, che forse di nome fa Anthony, dopo essersi fatto sposare per motivi economici, inizia a prospettare a Sarma una vita ultraterrena in cui vivranno “per sempre felici e contenti”, ma senza scordare l’adorato cane di lei, che diventerà immortale. Mentre questa fantasia new-age si fa sempre più reale – anzi, una scelta obbligata – nella mente di Sarma, milioni di dollari destinati alla sua attività passano nelle tasche di Shane, che la sta generosamente aiutando a separarsi dai suoi beni terreni. Non è difficile immaginare gli effetti di questa operazione.

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Bad Vegan ha il pregio di essere una storia vera che intrattiene bene quanto una inventata. A incuriosire non è tanto il fatto che un’imprenditrice di successo sperperi soldi per un uomo di non chiara provenienza, ma il doppio taglio che i documentari americani sono maestri nell’illustrare. Nonostante la rivendicazione della protagonista di aver subito un plagio quando truffi dipendenti e investitori per milioni di dollari, la domanda spinosa è lecita: e se non avesse voluto accorgersene? Non resta che guardare Bad Vegan su Netflix per provare a darsi una risposta.

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