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Doctor Who – La storia del Dottore donna è molto più lunga di quanto si possa pensare

Doctor Who

Nonostante tutta l’era Moffat (e in particolare l’ultima stagione di Doctor Who) ci stesse preparando gradualmente – e forse, anche, abituando – all’idea di un Dottore donna, l’annuncio di Jodie Whittaker come Tredicesimo Dottore è arrivato come un fulmine a ciel sereno, scatenando una vera e propria tempesta nel fandom.

Forse perché, nonostante le voci, nessuno di noi voleva crederci davvero, chi per paura di rimanere deluso se così non fosse stato, chi perché crede fermamente ancora adesso che questa scelta rovinerà lo show, chi perché – come la sottoscritta – non credeva che la BBC potesse fare una mossa così coraggiosa. Inutile dire che sono felice di essermi potuta ricredere.

Doctor Who

Ma il Dottore donna non è una scelta così moderna come si può credere.

Infatti, già nella Serie classica ci sono degli indizi che spingono in questa direzione. Come la dichiarazione che i TimeLord possono rigenerarsi nel sesso opposto al proprio in caso di rigenerazione traumatica.

Ora, a voler essere onesti, la rigenerazione di Twelve sembra proprio che sarà molto traumatica. Insomma, si è andato a nascondere in un posto (forse un altro pianeta) completamente coperto di neve con l’unico intento di bloccare la rigenerazione e restare lui, con le sue sembianze, il suo carattere, il suo essere il Dottore. E incontra un First Doctor che sembra essere nelle sue stesse condizioni. First che, però, non ha ancora perso tutto quello che ha perso Twelve, non ha vissuto tutto quello che ha vissuto Twelve, non ha combattuto la Grande Guerra del Tempo dovendone affrontare le conseguenze…

Dottore

Altra cosa importante è che lo stesso creatore di Doctor Who, quel Sydney Newman – che, oltre a co-creare il Dottore, ha poi inventato la rigenerazione perché William Hartnell non era più in grado di ricoprire il ruolo, a causa dei suoi problemi di memoria, e non voleva concludere lì la Serie – voleva una rigenerazione femminile.

Infatti, nel 1986, Doctor Who stava attraversando la profonda crisi: gli ascolti erano calati, il pubblico sembrava non essere più coinvolto, il Sesto Dottore non era molto popolare. E fu proprio dopo l’abbandono di Colin Baker che Newman dichiarò alla BBC in una lettera – scoperta da Ed Stradling, che ha diretto il documentario The Last Chance Saloon – indirizzata al presidente del consiglio di amministrazione Michael Grade, che sarebbe stato il caso di riassumere Patrick Troughton (il Secondo Dottore) per poi farlo rigenerare in una donna. Newman, inoltre, precisò che non voleva che la sua Doctor diventasse una sorta di pacchiana Wonder Woman hollywoodiana, perché un’eroina senza difetti è noiosa.

Purtroppo la BBC non accettò i suoi consigli e il resto è storia. Venne assunto Sylvester McCoy come Settimo Dottore e lo show venne cancellato pochi anni dopo, nel 1989. Evidentemente i tempi non erano maturi secondo la BBC (o forse sì, visto come sono andate le cose), ma adesso si vuole rimediare.

Donna Noble

Con la ripresa dello show nel 2005 grazie allo sceneggiatore Russell T. Davies, l’ipotesi di un Dottore donna è stata in qualche modo ripresa, sia pure in maniera abbastanza trasversale. Nella quarta stagione, infatti vediamo Donna Noble assumere le caratteristiche di un TimeLord e assistiamo alla nascita di Metacrisi, il Dottore umano, che dovrebbe avere caratteristiche sia maschili che femminili, essendosi fuso con Donna e avendo ereditato in parte il suo carattere.

Ma è con Moffat che, fin dall’inizio, è palese l’apertura nei confronti di questo cambiamento. Non a caso, una delle primissime cose che dice un Eleven appena rigenerato, toccandosi i capelli, è: “I’m a girl!”.

Questa frase già mette in luce che il Dottore consideri altamente probabile che questo possa succedere. Specie perché la rigenerazione di Ten è stata traumatica non soltanto per noi poveri fan che ancora non l’abbiamo superata, ma anche per lo stesso Dottore.

E veniamo all’ottava stagione, quando ci troviamo di fronte alla prima rappresentazione esplicita di un Signore del Tempo che si è rigenerato in una persona di sesso opposto. Ovviamente sto parlando del Master, che si presenta a noi come Missy, diminutivo di Mistress. Lo shock per questa rivelazione – spoilerata dalla stessa BBC per errore poche ore prima della messa in onda dell’episodio – ha fatto sì che una parte del fandom abbia creduto per anni che Missy in realtà fosse la Rani, una TimeLady malvagia della Serie classica.

Master Dottore

Ipotesi che è stata smentita da Moffat proprio nell’ultimo episodio della decima stagione, quando Missy e il Maestro interpretato da John Simm si sono uccisi vicendevolmente ed è stato chiaro che il Maestro si sarebbe rigenerato proprio in Missy. Faccio presente che anche in questo caso la rigenerazione è stata traumatica: il Maestro è stato tradito da se stesso.

Alla fine della nona stagione di Doctor Who, nell’episodio Hell Bent, assistiamo alla prima rigenerazione sullo schermo di un TimeLord con cambio di sesso. Il Generale, infatti, diventa una donna dopo che il Dottore l’ha ucciso, sparandogli. La TimeLady, inoltre, afferma di essere stata sempre donna e che quella uccisa dal Dottore è stata la sua unica rigenerazione maschile.

Insomma, Moffat ha chiarito che i Signori del Tempo sono al di sopra di quisquilie umane come il sesso, il genere o l’orientamento sessuale. E Twelve stesso lo dice nel bellissimo discorso che fa a Bill nella 10×11: “siamo la civiltà più civilizzata dell’universo, siamo avanti anni luce rispetto alla vostra inutile ossessione umana sui generi e gli stereotipi che ne derivano”.

Insomma, sembra quasi che Twelve stesso ci stia chiedendo qui di dare una possibilità al nuovo Dottore. E, non so voi, ma io non ho intenzione di deluderlo.

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Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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