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Crew Girl – La Recensione: come Off Campus ma con il canottaggio

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E dopo l’hockey, ecco arrivare il canottaggio. Sicuramente ci stiamo facendo un’ottima cultura sugli sport! Con Crew Girl, Netflix torna a proporre una storia teen ambientata nel mondo dello sport. E, proprio come accade spesso in questo genere di produzioni, lo sport diventa soprattutto il pretesto per raccontare amicizie, rivalità, crescita personale, primi amori e rapporti familiari. Una formula che abbiamo già visto parecchie volte, ma che, se costruita bene, può comunque risultare piacevole e riuscire a intrattenere.

Il problema è che Crew Girl non sembra avere particolari ambizioni nel voler reinventare il genere. La storia è abbastanza prevedibile e molti degli elementi che la compongono li abbiamo già incontrati in altre serie. Nulla di particolarmente nuovo, quindi, ma nemmeno qualcosa che renda la visione pesante. La serie scorre abbastanza facilmente e, soprattutto, riesce a essere una compagnia piacevole, anche quando la sceneggiatura mostra tutti i suoi limiti.


Credits: Great Pacific Media

La protagonista è Teagan Tao, una sedicenne e talentuosa vogatrice la cui vita cambia quando il padre viene coinvolto in uno scandalo finanziario. Lei e la madre sono costrette a trasferirsi sulla East Coast e Teagan inizia a frequentare la prestigiosa Easton Prep. Il problema è che la scuola non ha una squadra femminile di canottaggio. Per continuare a praticare lo sport che ama, Teagan entra quindi nella squadra maschile come timoniere. Dovrà conquistare la fiducia dei compagni, affrontare rivalità e competizioni e, nel frattempo, gestire un triangolo sentimentale tra Josh, il capitano della squadra, e Cam, un ragazzo più tranquillo ma determinato.

Teagan è una ragazza forte che si ritrova a confrontarsi con una realtà molto diversa da quella a cui è abituata. Teagan è giè una canottiera esperta, ma nel singolo: entrare nella squadra significa imparare a relazionarsi con persone diverse, accettare le regole del gruppo e capire che, in uno sport come il canottaggio, il risultato individuale conta relativamente. È la squadra, prima di tutto, a dover funzionare. Teagan deve quindi trovare un equilibrio tra le proprie ambizioni e le esigenze del gruppo. Intorno a lei si sviluppano le classiche dinamiche da teen drama: amicizie che nascono e si mettono alla prova, rivalità, incomprensioni e sentimenti che complicano ulteriormente i rapporti tra i ragazzi.

Ed è qui che arrivano Josh e Cam, che dovrebbero rappresentare la componente romantica della storia di Crew Girl. Il problema è che il triangolo amoroso non è particolarmente convincente. Il rapporto tra Teagan e Josh, per esempio, non ha un vero e proprio momento iniziale che permetta allo spettatore di capire perché i due si piacciano. Succede, semplicemente. E qualcosa di simile avviene con Cam. Di conseguenza, quello che dovrebbe essere uno degli elementi centrali della serie finisce per essere abbastanza marginale. Non ci sono dinamiche particolarmente interessanti tra Teagan e i due ragazzi. Il triangolo rimane quindi più una componente obbligatoria del genere che un elemento realmente sviluppato dalla sceneggiatura.


Paradossalmente, è proprio quando la serie mette da parte la parte sentimentale che Crew Girl funziona meglio. Il vero cuore della storia è, infatti, il rapporto tra i componenti della squadra, il loro imparare a fidarsi gli uni degli altri e a capire cosa significhi realmente fare parte di un gruppo.

Teagan è sicuramente il personaggio su cui la serie punta maggiormente. È determinata e con la volontà di dimostrare quello che vale. Non è il classico personaggio che aspetta che siano gli altri a risolvere i suoi problemi: prende decisioni, si mette in gioco e cerca la propria strada. La sceneggiatura di Crew Girl ci mostra alcuni momenti in cui emerge il suo carattere, ma non sempre riesce a costruire intorno a lei un percorso davvero articolato. In alcuni passaggi sembra quasi che siano gli eventi a portarla avanti, più che un’evoluzione del personaggio. Questo vale, in parte, per quasi tutti i ragazzi della squadra: sono caratterizzati, ma solo fino a un certo punto. Alcuni riescono ad avere qualche momento in più, altri rimangono inevitabilmente sullo sfondo. Nel complesso, sono personaggi abbastanza semplici, che funzionano per quello che devono fare all’interno della storia, ma raramente sorprendono.


Tra i personaggi più riusciti di Crew Girl troviamo invece la madre di Teagan, che probabilmente è uno dei motivi per cui le parti familiari della storia risultano più interessanti di quelle sentimentali. Il rapporto tra madre e figlia permette alla serie di uscire, almeno per qualche momento, dai binari del classico teen drama sportivo. La madre non è semplicemente una figura di contorno, ma ha una personalità più definita e un ruolo importante nel percorso di Teagan. La madre, insieme al coach, è probabilmente il personaggio con più carattere. Sono due figure adulte che riescono a lasciare maggiormente il segno rispetto a diversi dei personaggi più giovani, forse proprio perché la sceneggiatura concede loro una personalità più riconoscibile.

Credits: Great Pacific Media

Uno degli aspetti più curiosi è che Crew Girl sembra voler costruire un triangolo amoroso senza poi sfruttarlo davvero. Teagan, Josh e Cam vengono presentati come una possibile dinamica centrale, ma la storia finisce per concentrarsi molto di più sullo spirito di squadra. E, probabilmente, è una scelta che funziona meglio. Il canottaggio si presta particolarmente bene a questo tipo di racconto: non basta essere bravi individualmente, bisogna sincronizzarsi con gli altri. La serie utilizza quindi lo sport come metafora abbastanza evidente della crescita dei protagonisti. Devono imparare a conoscersi, a fidarsi e a mettere da parte, almeno in parte, il proprio ego.

Peccato che questo concetto non venga sempre accompagnato da una scrittura altrettanto solida. La sceneggiatura non è probabilmente il punto di forza della serie e alcuni passaggi risultano piuttosto prevedibili o poco sviluppati.


La prima stagione di Crew Girl arriva comunque a una conclusione abbastanza carina. Alcuni personaggi sembrano essere effettivamente cambiati rispetto all’inizio e si percepisce una certa evoluzione nelle loro relazioni e nel modo in cui affrontano le difficoltà. Allo stesso tempo, il finale lascia abbastanza chiaramente aperta la possibilità di una seconda stagione. Alcune situazioni non vengono completamente chiuse e ci sono elementi che potrebbero essere sviluppati ulteriormente.

Probabilmente Netflix sta cercando di mantenere il passo con Amazon Prime Video, proponendo a sua volta teen drama incentrati su sport, amicizie, crescita e relazioni sentimentali. Il problema è che, almeno in questo caso, Crew Girl non sembra riuscire a distinguersi particolarmente.

È una serie che abbiamo già visto, con personaggi che abbiamo già incontrato e dinamiche che conosciamo bene. Non è necessariamente un difetto: il problema è che manca quel qualcosa in più capace di renderla memorabile. Detto questo, non è nemmeno una serie da bocciare senza appello. Si lascia guardare, ha un ritmo abbastanza piacevole e alcune dinamiche funzionano.


È una serie di cui potevamo fare a meno? Probabilmente sì.
La guarderemo lo stesso perché, alla fine, può farci compagnia? Probabilmente sì.

E forse è proprio questa la definizione migliore per Crew Girl: non una serie indispensabile, non una produzione destinata a rimanere particolarmente impressa, ma uno di quei teen drama che si possono guardare senza troppe pretese, magari aspettando di vedere cosa succede nella prossima puntata.

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