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#ConsigliSeriali – Cowboy Bebop, per un pugno di ombre

Cacciatore di taglie [rivolto a Tuco]: “Ehi, lo sai che la tua faccia somiglia a quella di uno che vale duemila dollari?”.

Biondo [comparendo alle loro spalle]: “Già… ma tu non somigli a quello che li incassa”.

Nel vecchio west un uomo senza nome e senza passato è alla ricerca di qualche dollaro in più. È sulle tracce di un certo Tuco; sta per catturarlo e riscuotere la taglia di duemila dollari. Seguendo la teoria ciclica dello spazio-tempo, nel 2071, due cacciatori di taglie dal passato ignoto, sono alla ricerca di un criminale, per un pugno di dollari. Nelle vicinanze del nostro sistema solare, un certo Asimov è ricercato dai cacciatori e dalle autorità per la vendita illegale di una droga che potenzia le capacità umane. Questo preambolo apre il primo episodio e serve ad introdurci nell’universo di Cowboy Bebop, uno degli anime più acclamati e interessanti dell’ultimo ventennio.

Cowboy Bebop è una serie anime prodotta da Sunrise e diretta da Shin’ichirō Watanabe (Samurai Champloo – 2004). Conta 26 episodi della durata di 25 minuti, trasmessi in Italia dal 21 Ottobre 1998 al 4 Maggio 2000. I più scettici avranno già capito di cosa stiamo parlando: “è il solito mix di generi; tra il classico-west e fantascienza”, che di per sé può costituire un valore assoluto mica male, ma c’è addirittura dell’altro. Tuttavia lo vedremo più avanti; adesso concentriamoci sul soggetto e sulla trama, che non avrà spoiler!

Spike e Jet sono due cacciatori di taglie che si guadagnano da vivere riscuotendo pagamenti per la cattura di noti criminali del loro sistema. Il passato segue minaccioso entrambi. Cercheranno di sfuggirgli a bordo del Bebop e con la convivenza di Faye, una presuntuosa ed esuberante ragazza senza passato, il/la solitario/a Ed e un silenzioso ma socievole amico a quattro zampe, Ein. La trama non è lineare. Gli episodi seguono una struttura verticale e sono (quasi) auto-conclusivi. Eppure non potrete far a meno di notare un sottilissimo filo che lega l’intera serie con il principale intento di caratterizzare i personaggi: ogni protagonista infatti ha un suo particolare episodio di presentazione. Gli episodi che seguono invece un fine orizzontale possono contarsi sulle dita di una mano e si concentrano in particolare su Spike.

“Ma io sono già morto, e anche quella volta era una donna” – Spike

Non possiamo definirlo il solo ed unico protagonista, tuttavia su di lui si focalizzano la maggior parte delle vicende e forse la storia più importante che i nostri cowboy vivranno. Un moderno cowboy in cerca di fortuna. Lui stesso dice di sè: “vivo in un sogno da cui non riesco a svegliarmi”. In uno stile perfettamente riconoscibile nella silhouette di Lupin III, Spike vive alla giornata, incurante dello scorrere del tempo. Il passato è un macigno del quale non riesce a liberarsi e questo si ripercuote sulla sua espressione e sui movimenti del corpo, troppo stanco e indolente. Un antieroe apatico, costantemente affamato e con un pizzico di romanticismo. Chi è questa donna del suo passato? Quali sono le donne del suo presente? Perché questo atteggiamento d’indifferenza verso il mondo che lo circonda?

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Jet è un ex- detective che non ha più fiducia nelle istituzioni, intrise di corruzione. Il suo personaggio incarna l’atmosfera noir dell’anime, un ulteriore genere preponderante nell’intera serie. Nella ciurma di cui afferma di essere al comando rappresenta il raziocinio. Tuttavia i fantasmi del passato perseguitano anche lui non senza amare conseguenze (vedi il suo braccio meccanico).

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Un altro personaggio da non sottovalutare è il Bebop, la vecchia astronave che ospita i nostri protagonisti. Non viene palesemente espresso ma anch’essa sembra avere un’anima, come la Going Merry di Rufy e compagni, che culla e protegge i suoi proprietari come fossero un’unica famiglia.

Faye è un personaggio che i nostri due protagonisti incontreranno successivamente e che cambierà completamente la loro routine. “Abituata ad abbandonare prima di essere abbandonata”, Faye fa della sua arroganza e sensualità un’arma di difesa per celare la sua vulnerabilità.

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Ed e Ein sono la mascotte della banda. Un piccolo genio della tecnologia contemporanea, che trasmette gioia da tutti i pori l’una, un perfetto animale da compagnia l’altro. La piccola Ed in particolare è ingenua quanto basta, sensibile alle difficoltà dei suoi compagni e dona quel pizzico di spensieratezza che li allontana dai loro burrascosi trascorsi. Ed sembrerebbe, da una prima analisi superficiale, unirsi al resto della ciurma solo ed esclusivamente per combattere la noia. In realtà c’è qualcosa di davvero speciale che unisce questi quattro (+1) personaggi, così diversi ma altrettanto uniti in ogni difficoltà. Nel finale ognuno di voi potrà cogliere e far proprio il legame che li unisce.

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Mentre i rapporti tra i personaggi di Cowboy Bebop e le loro rispettive caratterizzazioni (senza tralasciare i personaggi secondari e le comparse) rafforzano e rendono molto interessante la serie, altri fattori da evidenziare sono il mix di generi, la colonna sonora e le varie citazioni che rappresentano uno sfondo perfetto e una cornice ideale all’opera stessa.

Il primo chiaro riferimento è stato già sviscerato nell’introduzione. Molti infatti hanno definito la serie come uno “Space Western”, in particolare per il gusto retrò dell’abbigliamento e delle armi da fuoco contrapposto alle ambientazioni e ai mezzi fantascientifici. Come nel vecchio “west” di Sergio Leone, l’assenza di un’istituzione per il rispetto delle regole è palpabile; ognuno ha la propria legge che fa rispettare a suon di colpi di pistola e cannoni a raggi laser. I primi piani enfatizzano maggiormente la spettacolarità degli scontri a fuoco. Saloon, deserti, stregoni indiani e molti altri elementi del mondo western ci catapultano in un futuro che è come un déjà-vu per lo spettatore. Parallelamente e silenziosamente le atmosfere tipiche dei noir catturano la scena: una rosa, priva di colore, si tinge di rosso dopo uno scontro a fuoco, un detective è alla ricerca di alcuni indizi per la risoluzione di un caso da troppo tempo irrisolto. La fantascienza ovviamente prende spunto a mani basse dalle ambientazioni di Blade Runner, tanto che sembra di trovarci in una realtà parallela. Un perfetto ibrido tra western, noir, fantascienza, commedia, azione e thriller.

Le innumerevoli citazioni lo confermano. Oltre ai già citati Blade Runner e la Trilogia del Dollaro possiamo notare riferimenti ad altri classici western e film molto popolari: Alien, Akira, Lupin, I 3 dell’operazione Drago, L’ultimo combattimento di Chen, Prima di mezzanotte, Star Trek e molti altri. Le citazioni tuttavia non sono fini a se stesse, sono calibrate e amalgamate con il resto della struttura così da creare un prodotto nuovo ed originale, se vogliamo alla Tarantino; il risultato è fuori dal comune.

La colonna sonora di Cowboy Bebop si adatta pienamente ad ogni genere.

Alcuni generi si qualificano grazie alla musica stessa: il ritmo e le melodie western sono evidenti sin dal primo episodio, mentre il blues, sia genere musicale che colore, emblema della tristezza, è evidente dal titolo dei singoli episodi (sembrano quasi titoli di canzoni jazz e blues: Jupiter Jazz, The Real Folk Blues, Asteroid Blues). Menzione doverosa per la sigla e la colonna sonora conclusiva di tutti gli episodi.

Cowboy Bebop potete trovarlo sulla piattaforma Netflix e recuperare gli episodi in pochissimi giorni. Le caratteristiche sopracitate sono solo un piccolo assaggio. Immaginate un grande compositore jazz o blues che sale sul palco ed improvvisa un pezzo straordinario; vedete Cowboy Bebop con quest’ottica: una meravigliosa improvvisazione blues di uno dei più grande musicisti in circolazione.

See You Space Cowboy…

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