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L’umanità animale di Bojack Horseman e di Aggretsuko

Bojack Horseman - Aggretsuko

La prima cosa che pensai quando vidi Bojack Horseman e Aggretsuko è stata: “Ma guarda te se devo farmi dare lezioni di vita da due animali!”.

Un cavallo depresso e un panda rosso antropomorfi entrano in un bar. Il bancone è vuoto e il cavallo se ne resta tutta la sera a bere, fino a non reggersi più in piedi. Il panda rosso ha trovato la postazione karaoke e si mette a cantare un pezzo death metal improvvisato. Il cavallo continua a ripetersi quanto sia un pezzo di m***a; il panda canta in grunge quanto venga trattata male dal suo capo sessista in ufficio.

Non è l’inizio di una barzelletta, ma un possibile crossover tra due serie che così diverse tra di loro non sono: Bojack Horseman e Aggretsuko.

Bojack Horseman

La felicità è un bellissimo e agognato stato a cui tutti tentiamo di arrivare, a modo nostro. Non sempre ci riusciamo ed è per questo che rischiamo di cadere nella spirale della tristezza e dell’autocommiserazione. La strada per raggiungerla è tortuosa e anche se si pensa di averla ottenuta, ci sarà sempre qualcosa che ci impedirà di essere in pace con noi stessi. Lottiamo ogni giorno per strapparci un piccolo ritaglio di felicità e riscaldarci con quello fino al prossimo inverno, un po’ come gli animali cercano di sopravvivere al letargo. E non è un caso che per rappresentare questa rincorsa ai nostri bisogni siano stati scelti due animali: un cavallo e un panda rosso.

Dopo anni che la Disney ci ha infarcito di grandi lezioni di vita con i suoi personaggi animati, ecco che Netflix arriva a sbatterci in faccia la cruda realtà e lo fa con due stili diversi: uno cinico e uno kawaii.

Bojack Horseman e Retsuko sono solo alcune delle facce del nostro animo. Rappresentano le nostre paure e i nostri desideri, ma soprattutto ci mostrano quanto sia difficile vivere ed essere felici oggi.

Torniamo al nostro bar. Bojack è depresso, ha finito il suo quinto drink e osserva con occhi vacui una macchia appiccicosa sul bancone. Il cellulare squilla da mezz’ora, ma lo ignora: ha bisogno di restare da solo con i suoi pensieri e i suoi ricordi.

bojack horseman

Fin dall’inizio la nostra ex star di Hollywoo(d), disfatta dall’alcool, dalla droga e dalla depressione, non ci nasconde il suo malessere: vediamo subito la sua vita sregolata, il suo guardare alla gloria del passato senza riuscire a uscire dal baratro scavatosi da solo. Bojack non riesce ad andare avanti.

Continua a darsi dello stupido pezzo di m***a (vi ricorda qualche personaggio quel lungo monologo?), ha bisogno di ricevere l’approvazione degli altri, ha bisogno di sentirsi amato, ma tenta comunque di sabotare tutto quello che fa. Entra in lunghi cicli di paranoie che lo portano a creare un dirupo tra lui e le altre persone: sa di essere inutile e sgradevole, ma non vuole restare da solo.

Bojack Horseman ha una voragine nel suo cuore che tenta di riempire in tutti i modi.

E trascina con sé tutti quelli che ha davanti. Lo ha fatto con Sarah Lynn, ha tentato di farlo con Diane, con Hollyhock, ci ha provato con Todd e Princess Carolyne. Nonostante sia circondato da persone che lo amano e lo ammirano, Bojack si sente infelice.

bojack horseman

E il vuoto che lo divora non può essere riempito dalla fama o dalla ricchezza. Parte da qualcosa di più profondo che risale alla sua infanzia, quando era trattato come una creatura indegna di amore, brutta e incapace. Vorrebbe essere felice, ma non ha idea di come farlo e continua a sbagliare, a rimuginare sui suoi errori, a dare la colpa prima agli altri e poi a sé stesso. Proprio come facciamo noi.

Bojack Horseman rappresenta la nostra paura di non essere amati e di restare da soli, la voce che ci ripete: “Tu non ce la farai mai”.

Ma lasciamo per un attimo il cavallo ubriaco a fissare il bicchiere vuoto al bancone del bar e andiamo dal panda rosso. Ha una divisa da impiegata giapponese, tutta impostata e ordinata. Ha ordinato a malapena un bicchiere di Coca Cola e qualche patatina. Grida su un pezzo death metal rovinandosi la voce. Il karaoke è l’unico momento in cui Retsuko, 25 anni e single, può essere veramente sé stessa, rigettando fuori tutto quello che avrebbe voluto dire davanti al suo capo, alle sue colleghe, a sua madre. Ma non ci riesce mai.

Retsuko è molto timida e diligente, incapace di dire di no perché teme di deludere gli altri. Agisce esattamente come ci si aspetta da lei: lavora bene, ha uno stipendio alto, vive da sola. Questo potrebbe bastare, se non si trovasse in una società che ha grandi aspettative nei confronti di una donna. Deve essere carina con i suoi superiori se vuole sopravvivere. Deve sposarsi e mettere su famiglia se vuole sentirsi una vera donna. Deve lasciare il lavoro per badare ai figli. Retsuko si ritrova così in balia di bisogni che non riesce più a distinguere dai suoi.

Ma cosa vuole la vera Retsuko?

Retsuko - Aggretsuko

Una vita che la renda soddisfatta: questo è il primo pensiero che la colpisce quando si rende conto che la sua esistenza è diventata monotona. All’inizio pensa perfino di lasciare il lavoro perché “tanto lo fanno tutti”. Ma capisce che quella non è la strada giusta per lei. Allora si impunta sul desiderio di avere una famiglia, ma si obbliga a scendere a compromessi quando l’amore della sua vita le mette un freno ai suoi desideri.

L’ansia da prestazione nel frattempo sale. Ma Retsuko continua a sorridere e a dire di sì finché non entra dentro la stanza del karaoke, dove può finalmente liberarsi. Ci vorranno quasi due stagioni per permetterle di maturare e capire quali sono i suoi bisogni, ma la strada è ancora lunga e il cambiamento è lontano. Per tutto il resto, c’è ancora il death metal.

aggretsuko-retsuko

Neppure gli animali possono essere felici. E anche l’uomo, in fin dei conti, è un animale.

Bojack Horseman e Retsuko sono due tipi umani alla ricerca di una felicità che ancora non conoscono, un po’ come lo sono molti di noi. Sentiamo su di noi le aspettative degli altri, abbiamo paura di cambiare e di non cambiare, ci sembra di sbagliare ogni volta e di non meritare di essere amati. Ci riconosciamo molto di più in un cavallo e in un panda rosso piuttosto che negli altri, ma è un bene anche questo: le storie servono per trovare un riflesso di noi che non avremo altrimenti scorto.

Anche se a tarda sera, Bojack e Retsuko se ne vanno dal bar e si lasciano alle spalle la loro giornata, un frammento di sé stessi si separa da loro. Si portano a casa tutto il resto e ogni giorno ricominciano da capo, proseguendo a piccoli passi verso una loro felicità personale. Che ogni essere vivente si merita.

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Written by Vittoria Mori

Eterna stagista di Chtulhu, ha studiato cinema e teatro da qualche parte tra Prato e Firenze. Trascorre le giornate tra libri, serie tv, anime e Lovecraft, più o meno in quest'ordine. Pippo è il suo spirito guida.

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