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A distanza di oltre tre anni dalla messa in onda del suo straordinario finale, torniamo a parlare di Better Call Saul. Non perché ci sia un anniversario preciso da celebrare, né perché la serie sia tornata improvvisamente al centro del dibattito. Proprio per il motivo opposto: il tempo, lentamente, rischia di depositarle addosso quella polvere sottile che copre le opere concluse. E no: non merita il silenzio dell’oblio, affatto. Non lo meriterà mai. E allora torniamo a Better Call Saul con un articolo che curiosamente non avevamo mai fatto finora: delle pagelle. Non nel senso scolastico del termine, ma come esercizio di memoria emotiva. Un modo per tornare a osservare i personaggi uno per uno, ripercorrendo le loro scelte, i loro bivi e le loro conseguenze.
Sarà un percorso tematico, non cronologico. Un insieme di appunti sparsi che ricompongono il mosaico di una serie che ha fatto del tempo, dell’attesa e della responsabilità morale il proprio cuore pulsante. Per ricordare Better Call Saul quando il rumore si è spento. E per non dimenticare personaggi che, più di altri, meritano di essere ricordati per quello che sono diventati e per quello che rappresentano in un’ottica più universale.
Il protagonista di Better Call Saul: Jimmy McGill – Voto 10

Un personaggio memorabile delle serie tv, e non lo scopriamo oggi. Jimmy McGill attraversa Better Call Saul come un uomo che sa perfettamente quanto avrebbe potuto essere speciale anche con le regole degli altri, ma non riesce mai a volerlo davvero. Il suo non è un semplice percorso di trasformazione: è un lento processo di autoassoluzione. Jimmy non smette mai di raccontarsi una storia in cui la scorciatoia è giustificata, l’inganno è necessario e la furbizia è sopravvivenza.
Il punto non è se Saul Goodman fosse già dentro di lui, ma quando Jimmy decide di smettere di combatterlo. Perché Saul non è una caduta improvvisa, né una deriva inconsapevole: è una scelta reiterata e quotidiana, fatta ogni volta che l’alternativa appare troppo faticosa o lenta. Persino giusta, in tanti casi. Anche quando tutto si riduce al bianco e nero di una vita in fuga, Jimmy continua a scegliere.E solo alla fine, quando non resta più nulla da salvare, decide di smettere di scappare. BETTER CALL JIMMY.
La protagonista “ombra” di Better Call Saul: Kim Wexler – Voto 9.5

Senza esagerare, uno dei migliori personaggi femminili mai visti sul piccolo schermo. Kim Wexler non è la bussola morale della serie, né la sua coscienza silenziosa. È qualcosa di più disturbante: è una donna perfettamente consapevole delle regole e del loro valore, ma che sceglie comunque di infrangerle.
All’inizio sembra destinata a lasciare Jimmy: viviamo con intensità il loro amore perché ne viviamo visceralmente la dimensione effimera. E invece Kim resta: non per debolezza, ma per desiderio. Perché accanto a Jimmy scopre una parte di sé in cui il gioco diventa adrenalina, l’inganno si trasforma in intimità e la trasgressione assume il sapore di una libertà cristallina. Pericolosa e, paradossalmente, pura anche se corrotta da un inesorabile lato oscuro.
Il loro legame non è una dipendenza unilaterale, ma una complicità. Una spirale che accelera e diventa sempre più pericolosa, fino al punto in cui l’amore non basta più a giustificare le conseguenze. Kim non è una vittima del caos: è una sua coautrice. E quando tutto finisce, non resta che il peso di ciò che è stato fatto. Un peso portato avanti per tutta una vita. SMOKING GUN.
Chuck McGill – Voto 4

In Better Call Saul esiste un’antitesi ancora più profonda di quella tra bene e male: è quella tra controllo e accettazione. Chuck McGill incarna il primo fino all’autodistruzione. Avvocato brillante e mente rigorosa, è un uomo incapace di tollerare l’imprevedibilità (soprattutto quando prende la forma di suo fratello).
Chuck non odia Jimmy perché sbaglia, ma perché osa cambiare. Perché infrange un ordine che Chuck ha sempre considerato sacro. Le sue paure, reali o psicosomatiche, diventano il linguaggio attraverso cui il mondo gli sfugge di mano. Nel tentativo disperato di rimettere ogni cosa al proprio posto, Chuck finisce per spezzare definitivamente il legame che lo teneva ancorato alla realtà.
Non è un villain, né un martire. È un uomo che ha scambiato la giustizia per rigidità, e l’amore per superiorità morale.HIGH VOLTAGE.
Mike Ehrmantraut – Voto 9.5

Il codice morale più rigido in un mondo che non ne ammette alcuno. Mike attraversa Better Call Saul come un uomo che ha già perso tutto ciò che contava, e che ora cerca solo di dare un senso alla propria colpa. Ogni sua scelta è un compromesso, ogni suo gesto una razionalizzazione.
Se Jimmy costruisce Saul Goodman, Mike smonta lentamente se stesso. Prima come nonno, poi come lavoratore “affidabile”, infine come ingranaggio consapevole di un sistema che non perdona. Werner Ziegler non è solo una vittima: è il momento esatto in cui Mike capisce che non esistono mezze misure. Capisce che una linea, una volta superata, non si può più ridisegnare. NO MORE HALF MEASURES.
Nacho Varga – Voto 8.5

Il suo è uno dei destini più tragici della serie perché è l’unico che prova davvero a uscire dal gioco. Nacho sbaglia e lo sa, poi tenta di rimediare. Ma in Better Call Saul la consapevolezza non è mai una via di fuga: è solo un peso in più da portare. Ogni sua scelta è un tentativo di proteggere ciò che resta di umano nella sua vita, a partire dal padre. Ma il tempo, come sempre in questa serie, non concede sconti. Quando Nacho capisce fino in fondo il prezzo delle sue azioni, è già arrivato al capolinea. E l’unica libertà che gli resta è scegliere come finire. BLUE FLOWER.
La vittima sacrificale di Better Call Saul: Howard Hamlin – Voto 8.5

Se Better Call Saul fosse una tragedia classica, Howard Hamlin ne sarebbe il sacrificio rituale. L’uomo che paga per colpe che non sono davvero le sue. Imperfetto, certo, ma mai corrotto come il mondo che lo circonda. La sua morte non è solo uno shock narrativo: è lo spartiacque morale definitivo per Jimmy e Kim. Il momento in cui il gioco si rompe, e le conseguenze smettono di essere astratte. Howard muore perché si trova nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, dentro una storia che non ha scelto di vivere. NAMASTÉ.
Lalo Salamanca – Voto 9

Lalo Salamanca è l’incarnazione più pura del pericolo che non ha bisogno di alzare la voce. In Better Call Saul il terrore non arriva mai di corsa: arriva sorridendo. Lalo entra in scena come una leggerezza inquietante: è un uomo che sembra divertirsi dentro un mondo di morte, rendendolo straordinariamente imprevedibile.
La sua intelligenza non è caricaturale né è mai sopra le righe: è pratica, rapida e adattiva. Lalo osserva, ascolta e collega i punti. Non ha bisogno di dominare con la forza quando può farlo con l’intuizione. È il caos che ragiona, la violenza che sa aspettare. Quando colpisce lo fa con lucidità rara, come se fosse la cosa più naturale del mondo.INSOMNIA.
Gus Fring – Voto 9.5

Gus Fring è il controllo elevato a sistema. Un uomo che ha trasformato la vendetta in un progetto a lungo termine, paziente e meticoloso. Quasi ascetico, per molti versi. In Better Call Saul non assistiamo alla sua ascesa definitiva, ma alla sua definizione maniacale: ogni dettaglio viene messo al proprio posto, ogni variabile ridotta. Ogni rischio è spaventosamente calcolato.
La sua parabola è silenziosa, quasi invisibile. Non ci sono scatti improvvisi, ma una progressione costante che conduce inevitabilmente al superlab, simbolo definitivo di un’ossessione che si sublima in una forma distorta di razionalità e di potere. Gus non improvvisa: costruisce. In questa costruzione glaciale c’è tutta la sua grandezza, ma anche la sua condanna.SUPERLAB.
Una delle massime espressioni del male in Better Call Saul: Hector Salamanca – Voto 8

Un uomo del genere è riuscito a terrorizzare un intero universo narrativo senza poter più parlare. Hector Salamanca è la prova che il male, quando è autentico, può non evolversi Non c’è redenzione, non c’è ripensamento, non c’è crepa morale da cui far filtrare empatia.
In Better Call Saul scopriamo chi era Hector prima della campanella, e ciò che emerge è perfettamente coerente con ciò che diventerà. La violenza non è un mezzo: è identità. Immobilizzato nel corpo ma non nello spirito, Hector continua a esercitare potere attraverso la pura ostinazione. È un relitto che non si limita a galleggiare: è uno spettro che incombe anche quando è inerme. DING DING.
Marco, l’amico di Jimmy – Voto 7

Là dove tutto è iniziato, e dove tutto avrebbe potuto fermarsi. Marco rappresenta la nostalgia di Jimmy per un tempo in cui l’inganno era gioco, non strategia. Truffe leggere e risate sincere: la loro è una complicità che non aveva valicato il confine fatale. La sua presenza serve a ricordarci che Slippin’ Jimmy non nasce come Saul Goodman: è una versione più innocente e più irresponsabile, ma anche più umana. Quando Marco scompare, Jimmy perde l’ultima occasione di restare sospeso tra due mondi. SLIPPING.
L’alternativa di Better Call Saul: Rick Schweikart – Voto 7.5

In una saga che parla insistentemente di bivi fondamentali nelle vite di ognuno di noi, Rick Schweikart è la dimostrazione che esistono alternative sane, concrete e accessibili. È il sentiero che Jimmy avrebbe potuto percorrere senza rinunciare alla propria intelligenza, senza vendersi l’anima.
Rick non è un santo, né un idealista. È semplicemente un professionista che conosce il valore del compromesso giusto. La sua presenza rende ancora più dolorosa la parabola di Kim: ci mette di fronte a un universo parallelo in cui il suo destino sarebbe stato completamente diverso. Più ordinario, sì. Più noioso, forse. Ma l’alternativa ha fatto un gran male. THE RIGHT CHOICE.
Pryce – Voto 2

In un mondo di scelte giuste o scelte sbagliate, ci sono anche le scelte sceme e basta. Le scelte di Pryce. HUMMER.
Francesca – Voto 7.5

Francesca è la testimone silenziosa della trasformazione in Better Call Saul. All’inizio è “solo” una segretaria, ma poi diventa parte integrante del meccanismo Saul Goodman. Non giudica, non commenta e non interviene. Osserva, e basta. Ed è proprio questa neutralità a renderla fondamentale. Francesca assiste al deterioramento morale senza mai esserne la causa, ma nemmeno l’argine. Saul diventa Saul anche perché il mondo attorno a lui si adatta, si normalizza e smette di reagire. NO JUDGMENT.
Cliff Main – Voto 7.5

Cliff Main è l’altra possibilità giusta. Quella che avrebbe richiesto disciplina, pazienza e rispetto delle regole. Non un sogno, ma una realtà concreta. Cliff vede il talento di Jimmy, lo valorizza e gli offre fiducia: si illude di poterne trarre il meglio, levigando ogni criticità. Ma Jimmy non sopporta l’idea di dover aspettare. In questo senso, Cliff non fallisce come mentore: è Jimmy a rifiutare ciò che rappresenta. SLIDING DOORS.
Uno dei migliori personaggi secondari di Better Call Saul: Werner Ziegler – Voto 8

Werner Ziegler è la dimostrazione che l’umanità non sopravvive a lungo nei progetti sbagliati. Uomo gentile e fuori posto, inadatto a un mondo che richiede segretezza e obbedienza assoluta al servizio di una torbida realtà sotterranea. La sua morte non è solo una conseguenza narrativa: è il momento in cui Mike comprende definitivamente il prezzo delle proprie scelte in quel tragico mondo. Prima di Walter White, c’è stato Werner. ROAD TO NOWHERE.







