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Cosa ci ha davvero convinti di Bang Bang Baby, il teen drama che vuole rompere i vecchi canoni?

ATTENZIONE: questo articolo contiene SPOILER sui primi episodi di Bang Bang Baby.

Nonostante i ritardi nella programmazione della seconda metà della serie, i cui cinque episodi finali avrebbero dovuto essere rilasciati su Prime Video il 19 maggio, Bang Bang Baby continua a mietere vittime. Lasciandosi trascinare dai suoi colori fluo e dalle atmosfere cupe ma affascinanti della Milano degli anni ’80, dal 28 aprile gli spettatori non hanno mai smesso di immergersi nel passato criminoso della nostra Italia. La serie, ideata da Andrea Di Stefano e prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment e Wildside, ha ricevuto un’accoglienza inaspettata, non solo nel nostro paese, ma anche all’estero, dove gli episodi (qui la nostra recensione) sono stati distribuiti a partire dalla stessa data.

La storia, tratta dalla vera esperienza di vita di Marisa Merico e dal suo romanzo autobiografico intitolato L’intoccabile, è stata riadattata in maniera originale dai registi Michele Alhaique, Giuseppe Bonito e Margherita Ferri, che ne hanno curato anche i più piccoli dettagli per renderli volutamente esagerati in alcuni punti e generare così uno straniante ma efficace effetto comico. Questo è uno dei particolari che più ci hanno convinto della serie, capace di provocare risate senza dimenticare di caratterizzare con coerenza i personaggi; in grado di costruire un’ambientazione realistica e di renderla unica, anche per chi ha vissuto quegli anni solo attraverso i racconti di altri.

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Ma ad aver irrimediabilmente attratto gli spettatori è stato un incredibile ed esplosivo mix di elementi, che ha fatto di questo insolito teen drama una felice scoperta. Analizziamoli.

Come il regista Michele Alhaique ci ha tenuto a specificare nel corso della conferenza stampa durante la quale sono stati commentati in anteprima i primi due episodi della serie, il vero punto di forza di Bang Bang Baby è stato ed è quello di riuscire a fare dell’immaginario pop degli anni ’80nun filtro attraverso cui la protagonista Alice Giammatteo (Arianna Becheroni) osserva e fa proprio ciò che accade intorno a lei. La crudezza e la violenza proprie del modo di agire della malavita calabrese si fanno sentire, ma attraverso inquadrature che giocano sui contrasti, attraverso giochi di colore, scambi di battute, ogni cosa viene stemperata da una piacevole patina di ironia. Il risultato sono una sceneggiatura e una resa sullo schermo in grado di rendere credibile e divertente un prodotto che, proprio perché trae ispirazione da una storia vera, aveva bisogno di essere guardato anche con altri occhi per poter arrivare in tutta la sua autenticità.

Così, fin dal primo istante ci ha colpito il modo in cui Alice ha paragonato la sua particolare situazione familiare a quella di una sitcom statunitense. In un momento a dir poco traumatico della sua vita, la giovane figlia di Santo Maria Barone ha immaginato cosa sarebbe successo se ogni membro della famiglia fosse stato il personaggio di una commedia. Generando uno scenario paradossale che stona con la realtà dei fatti, la fantasia di Alice ha creato il suo personalissimo scudo, riparo indistruttibile dalla verità. Altrettanto geniali sono stati i riferimenti a Pac-Man, all’Inferno dantesco, a Torna a casa, Lassie!, tutti inseriti perfettamente nell’immaginario adolescenziale di una giovane cresciuta a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 che, nella sua vita decisamente troppo normale, non ha altri riferimenti se non quelli che passano attraverso lo schermo di una tv o le pagine di un libro di scuola.

Questa serie, che assume inizialmente le sembianze di un qualunque teen drama, in realtà ne sovverte i canoni tipici e sfrutta l’ibridazione di generi per trasformarsi in molte altre cose.

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Ed è proprio questo che ci piace di Bang Bang Baby.

Il fatto che i protagonisti della serie siano Alice e il suo scoprire il mondo, assimila Bang Bang Baby a un dramma adolescenziale. Ma la serie si discosta subito dall’immaginario comune del teen drama e utilizza la componente giovanile stravolgendola e facendola entrare in contatto con un mondo che di colorato (a parte il rosso del sangue) e spensierato non ha assolutamente nulla. Il dramma di Alice Giammatteo diventa il dramma della sua famiglia, formata da uomini e donne spietati e senza scrupoli. La sua innocenza deve fare i conti con il desiderio di essere amata a ogni costo, e con la necessità di compiere scelte difficili in nome di un sentimento di appartenenza che non dovrebbe mai essere elemosinato.

La tragedia di Alice, che ha dovuto vivere per anni credendo di aver visto morire uno dei suoi genitori, nella serie si unisce a quella di suo padre, in realtà più vivo e opportunista che mai, e a quella di sua nonna Lina e dei loschi affari dei Barone. Quindi, Bang Bang Baby segue il percorso di evoluzione e crescita della giovane Barone, assumendo l’aspetto di un insolito romanzo di formazione di cui non vediamo l’ora di scoprire la conclusione.

I primi piani, i grandangoli, i continui cambi di tono e registro da un episodio all’altro hanno donato varietà alla serie, incorniciando in maniera eterogenea e mai noiosa una trama complessa e sfaccettata che ha saputo trarre energia non solo da personaggi dal carattere molto forte, ma anche da un ampio repertorio di cultura pop. Bang Bang Baby ha fatto di parole come inclusività, originalità, tradizione, azione e colpi di scena i suoi punti cardine e ha osato uscire fuori dagli schemi, laddove gran parte della produzione seriale italiana degli ultimi anni si è tirata indietro.

Dunque, di questa serie ci ha colpito il coraggio di varcare la soglia di una zona di comfort che per troppo tempo ci ha tenuti al sicuro all’interno del già visto, e la sua abilità di farci fare un viaggio indietro nel tempo anche attraverso una fotografia capace di bilanciare perfettamente le brillanti luci al neon delle insegne dei negozi e le ombre di una città che cela terribili lati oscuri. Il rispetto per la profondità e per l’introspezione dei personaggi poi, contribuisce a rendere la storia ancora più credibile nel suo insieme, e a suggerire che non può esistere una vera storia senza l’emotività di chi ne vive i momenti più intensi.

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Fotografia, sceneggiatura, personaggi e situazioni ci risultano familiari e ci mettono a nostro agio, ma al tempo stesso ci permettono di uscire al di fuori dei confini italiani grazie alle tecniche cinematografiche e registiche utilizzate per rendere l’intero prodotto il più internazionale possibile. Ma non va dimenticata la colonna sonora di questa serie, creata attraverso una puntuale ricerca di brani e autori precedenti al 1986, anno in cui le vicende sono ambientate, e famosi in quegli anni di fermento culturale. L’unica eccezione (perdonerete questo gioco di parole) al repertorio musicale degli anni ’80 è, L’Eccezione di Madame, brano recente di una giovane artista italiana scelto appositamente per dare consistenza alla voce di un’altra giovanissima artista, Arianna Becheroni nei panni di Alice.

Per ora, di Bang Bang Baby sembra averci convinto quasi tutto, perché ogni elemento ha la sua efficacia all’interno del prodotto finale e ciascuno ha reso possibile il suo successo.  

Dal 31 maggio, saranno disponibili su Prime Video gli ultimi cinque episodi della serie, e potremo scoprire così se anche la tanto attesa conclusione soddisferà le nostre aspettative e manterrà alto il livello di una produzione tutta italiana che per ora ha decisamente conquistato la nostra attenzione.

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