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Bang Bang Baby: Alice e il desiderio di non essere come tutti 

Bang Bang Baby

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Sono passati ormai quasi quattro anni dall’uscita su Prime Video di Bang Bang Baby. Eppure – nonostante il tempo trascorso e i tantissimi titoli di qualità che si sono avvicendati in questo lasso temporale – poche serie tv hanno dimostrato l’audacia sfoggiata a suon di colori e ingenua violenza dalla produzione di Amazon. Bang Bang Baby è stata nell’ormai lontano 2022 un’esplosione capace di generare un bagliore accecante, ma anche di esaurirsi nel giro di un istante. A lungo sulla serie tv è calato il silenzio, prima dell’esplicita confessione che la storia di Alice Barone non avrebbe avuto un seguito (ma nonostante ciò resta un titolo che dovreste assolutamente guardare).

Bang Bang Baby rimane ad oggi un grandissimo rimpianto, ma anche una frizzante testimonianza di come riuscire a costruire una fortissima identità anche con una storia troncata a metà. In fondo la produzione di Prime Video è stata sin da subito come la sua protagonista: orgogliosamente unica. Al tempo stesso però si è rivelata anche incompleta come la sua protagonista. La parabola di Bang Bang Baby ha finito per delineare il percorso stesso di Alice, lasciando a metà una storia che avremmo tanto voluto vedere raccontata, ma che per quello che ha dato ci ha lasciato comunque tantissimo.


Il cast di Bang Bang Baby
Credits: Prime Video

Alice e l’incontro con la ‘Ndrangheta

Bang Bang Baby (qui trovate cinque curiosità sulla serie tv) si presenta come un macabro romanzo di formazione che attinge a piene mani da uno dei territori più torbidi e battuti della narrativa italiana: la malavita organizzata. La storia raccontata è quella di Alice Barone, una ragazzina di sedici anni la cui vita viene sconvolta dal ritorno del padre che lei stessa credeva morto. Quella di Alice nelle dieci puntate che formano la prima stagione di Bang Bang Baby è una sorta di discesa negli inferi. La rottura dell’equilibrio narrativo viene rappresentata proprio dalla ricomparsa di Santo Barone, esponente di un’importante famiglia ‘ndranghetista e – appunto – padre di Alice.

Il percorso non è però quello che ci si aspetterebbe da una premessa del genere. Non è Santo a rientrare volontariamente nella vita della figlia, ma è la ragazza che – dopo aver scoperto che il padre creduto morto è in realtà vivo – si mette sulle sue tracce. Questo è il primo passo di un nuovo processo di auto-definizione che porterà Alice a scontrarsi con un mondo completamente celato alla sua placida tranquillità adolescenziale. Come dicevamo, quello della protagonista diBang BangBaby è una discesa negli inferi e l’inferno in questione è proprio la ‘Ndrangheta.

È la famiglia paterna di Alice, un coacervo di tradizione criminale. La ragazza sente allo stesso tempo un’attrazione e una repulsione per questa parte della sua vita che non ha mai conosciuto. E la stella polare che guida la sua discesa è quel padre mai conosciuto e proprio per questo idealizzato e mitizzato. “Disperato amore mio” canta Madame nell’iconica colonna sonora della serie tv ed è questo che Santo è per Alice: un amore voluto disperatamente e che nella disperazione la conduce.

Bang Bang Baby è un racconto di dannata formazione

Alice ha però pur sempre sedici anni. E viene da un mondo completamente diverso. Dalla placida ordinarietà del Nord Italia. Dalla provincia che promette un’estasi pacifica cordiale. Questa bolla tuttavia le esplode addosso e la inonda di un incosciente desiderio di esplorazione. E così Alice s’immerge. Oltrepassa lo Stige e familiarizza con quella nuova famiglia spietata e inquietante. In lei restano però dei tormenti. La ragazza continua a sentire tanta attrazione quanta repulsione per quel mondo. Lo vede, ne è affascinata ma anche intimorita. A primo impatto non sa nemmeno lei cosa vuole, chi vuole essere. Non sa se quell’amore disperato lo desidera davvero. Se è pronta ad abbracciare una vita completamente diversa da quella che conosceva.

Nella sua discesa agli inferi Alice resta bloccata a metà. Stagna nella palude di mezzo. Si volta continuamente per ammirare con un velo di nostalgia ciò che si sta lasciando alle spalle, ma resta decisa ad andare avanti. In quella terra di nessuno però Alice finisce per trovarsi meglio di quanto pensava. In fondo la vita di prima non la soddisfaceva, ma quella che le si palesa di fronte non la convince a pieno. E così inizia a capire cosa vuole e chi vuole essere. Non desidero seguire i passi della madre – docile e spaventata – ma nemmeno vuole abbracciare a pieno la ferocia di suo padre. Non ama quella provincia in cui è cresciuta, ma non riesce nemmeno a sposare i bizzarri crismi della sua nuova famiglia.

E così Alice resta a metà. Non sa benissimo cosa è, ma sicuramente sa cosa non vuole essere. In questo suo percorso di dannata formazione si trova a proprio agio in quella palude. Nonostante le difficoltà dell’incedere lì è libera di muoversi come vuole. Lontana dalla provincia, lontana dalla famiglia, ma comunque capace di osservare i due poli della sua esistenza. Nella sua discesa agli inferi Alice ha scelto di non tornare in superficie. Ha capito di star bene lì, diversa da tutti quanti e soprattutto da come tutti quanti la vogliono.

Alice in Bang Bang Baby
Credits: Prime Video

Bang Bang Baby è come Alice: orgogliosamente unica

E in fondo Bang Bang Baby è proprio come la sua protagonista. La produzione Amazon è stata un’esplosione proprio perché ha mostrato dei colori mai visti prima. Il racconto di mafia è uno dei caposaldi della narrativa nostra, specialmente in campo seriale. Bang Bang Baby opera finalmente un’interessantissima variazione sul genere, offrendoci un racconto calato in una prospettiva diversa. Quella femminile – sicuramente – ma anche quella geograficamente lontana dal sud d’origine o dalle grandi città di proliferazione. E a questa prospettiva differente ci aggiunge un tono unico, sospesa tra la commedia nera e il mafia drama più classico. Si potrebbe dire una dramedy, ma qualsiasi definizione sta stretta a una serie tv che fa della commistione di generi il suo orgoglio estetico.

Anche Bang Bang Baby – come Alice – non vuole essere come tutti quanti. Costruisce il proprio cammino a suon di musica e colori. Restituisce un quadro estremamente diverso da quello a cui siamo abituati. Il mondo della criminalità strizza l’occhio al grottesco. La placida provincia alla favola nera. Alice è la navigatrice che si districa in questo mare dalle correnti apparentemente opposte, che incredibilmente però confluiscono verso una meta ben precisa.

È un enorme peccato non aver potuto vedere come sarebbe continuata la storia di Alice. Bang Bang Baby poteva anche dare e dire tanto. Tantissimo. Ci rimane però una grandissima prima stagione, ancora oggi uno dei più fulgidi esempi di orgoglio identitario all’interno della produzione seriale italiana. Anche qui però Bang Bang Baby ha deciso di non essere come tutti: non si è fatta trascinare nell’oblio dalla cancellazione, ma si è comunque cristallizzata ritagliandosi un suo posto sicuramente rilevante nel panorama televisivo nostrano.

Se non l’avete ancora vista, qui trovate cinque buoni motivi per recuperare Bang Bang Baby