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Mr. Scorsese è una delle migliori docuserie del 2025: vita e miracoli cinematografici di un maestro della settima arte

Martin Scorsese, protagonista di Mr. Scorsese

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Mr. Scorsese non è soltanto una docuserie: è un viaggio dentro l’immaginario, la memoria e l’anima di uno dei più grandi registi viventi. Presentata da poco su Apple TV e diretta da Rebecca Miller, l’opera racconta Martin Scorsese con una sincerità sorprendente, scavando tra ricordi privati, storie di set e riflessioni profonde su ciò che significa dedicare la propria vita al cinema. La serie — cinque episodi che scorrono come un’unica, intensa conversazione — attraversa più di mezzo secolo di carriera, dalla Little Italy della sua infanzia alle collaborazioni con leggende come Robert De Niro e Leonardo DiCaprio, fino agli scontri con gli studios e agli entusiasmi quasi infantili che ancora oggi lo animano davanti a una cinepresa.

Miller non costruisce un’agiografia: preferisce un ritratto intimo, spesso contraddittorio, pieno di luci e ombre, proprio come i suoi film. Emergono l’energia creativa che lo ha sempre spinto, la fragilità che ha rischiato di travolgerlo negli anni Settanta, la religiosità che ne ha segnato l’immaginario e l’ossessione per il conflitto morale che anima molti dei suoi personaggi. Attraverso interviste inedite, straordinari materiali d’archivio e momenti di confronto con colleghi e amici di una vita, Mr. Scorsese diventa il racconto del prezzo e dello splendore dell’arte. (La trovi qui)

Mr. Scorsese – Le radici di un autore: infanzia, formazione e vocazione

Su AppleTv+ la docu-serie Mr. Scorsese su Martin Scorsese

Il primo episodio di Mr. Scorsese apre il sipario sulla Little Italy degli anni Cinquanta. Un quartiere pulsante e feroce, che ha scolpito per sempre lo sguardo del giovane Martin. Qui, tra le voci dei vicini, i racconti dei “pezzi grossi” del rione e l’imminenza quotidiana della violenza, nasce il suo modo di osservare il mondo. L’asma, che lo costringeva in casa per lunghi periodi, diventa paradossalmente la sua più grande fortuna: dalla finestra, come fosse un’inquadratura naturale, imparava a leggere gesti, dinamiche e gerarchie. È lo stesso Scorsese a ricordarlo con un sorriso: quella distanza forzata lo ha educato all’occhio cinematografico prima ancora di sapere cosa fosse il cinema. (La Classifica dei 10 film più commoventi di Martin Scorsese)

Il racconto prosegue con il suo ingresso alla NYU, dove finalmente scopre una strada possibile per ciò che aveva sempre percepito come un richiamo. Miller sfrutta interviste e immagini d’epoca per restituire la sensazione di un giovane artista che brucia di idee ma si scontra con l’ambiente conservatore in cui è cresciuto. Le prime prove alla regia, l’incontro con altri cineasti della futura “New Hollywood” e l’irrompere della sua voce originale disegnano gli anni della formazione, un periodo in cui Scorsese affina stile, ritmo e ossessioni tematiche. In questa parte della docuserie, emerge chiaramente come l’identità cattolica del regista sia stata un filtro costante attraverso cui leggere il mondo: colpa, peccato, redenzione, violenza sacra e profana. L’altro tratto fondante è la sua fame di immagini, alimentata da una vita trascorsa a osservare prima ancora che a dirigere.

Tra successi, crisi e rinascite: il peso dell’arte e degli anni difficili

Su AppleTv+ la docu-serie Mr. Scorsese su Martin Scorsese

La docuserie entra poi negli anni più tumultuosi della carriera di Scorsese, mostrando non solo il genio, ma anche le fragilità di un artista che ha pagato un caro prezzo per la sua dedizione totale al cinema. Miller non edulcora: racconta gli anni Settanta come un periodo di vertigine, in cui il regista si trova a fare i conti con depressione, abuso di droghe e un equilibrio personale che rischia di andare in frantumi. Le testimonianze di Paul Schrader, Isabella Rossellini e altri collaboratori aiutano a comprendere l’intensità di quel momento, segnato anche da un matrimonio difficile e da una vita vissuta a ritmi autodistruttivi. È in mezzo a questo caos che nasce uno dei suoi film più importanti: Taxi Driver (1976). (La classifica dei 10 migliori film originali Netflix, secondo IMDb)

La serie ricostruisce dettagli, conflitti e pressioni legate al film, compresa la celebre battaglia con la MPAA per l’X-rating e l’iconico aneddoto in cui Scorsese, esasperato, pensa persino di rubare la copia di montaggio pur di impedirne la censura. Una storia che, nelle sue stesse parole, racconta quanto potesse essere totalizzante il suo attaccamento alla creazione artistica. Dopo la caduta, arriva la rinascita. Toro scatenato (1980) diventa non solo un film, ma un atto di sopravvivenza: Scorsese stesso riconosce che, senza quel progetto, forse non sarebbe più tornato a dirigere. Miller tratteggia questa fase con delicatezza, mostrando come l’arte abbia funzionato per lui da cura e condanna insieme. Un ritratto umano, imperfetto e più sincero di qualsiasi leggenda.

Il maestro Mr. Scorsese all’opera

La docuserie dedica ampio spazio a ciò che ha reso Scorsese un gigante della settima arte: il suo stile. Le interviste a Thelma Schoonmaker — montatrice e compagna creativa da una vita — sono tra i momenti più preziosi della serie. Condivide con naturalezza aneddoti sul loro processo di lavoro, dalla rapidità febbrile del montaggio alla selezione ossessiva delle musiche. Miller mostra come il ritmo dei film scorsesiani sia una danza continua tra immagini e suono, e come ogni inquadratura nasca da un pensiero visivo quasi istintivo, modellato da anni di osservazione maniacale. Le collaborazioni storiche con Robert De Niro e, più tardi, con Leonardo DiCaprio, diventano il cuore pulsante di questa parte della narrazione.

Miller passa poi in rassegna i temi centrali della sua filmografia. Il peccato e la colpa, la violenza come motore narrativo, la fede che ritorna come interrogativo più che come consolazione, la tensione costante tra bene e male che anima personaggi come Travis Bickle, Jake LaMotta o Jordan Belfort. La serie mostra anche la sua capacità di reinventarsi: dai gangster movie a film intimisti, dai documentari musicali ai progetti più sperimentali. Eppure, al centro di tutto, c’è sempre la stessa idea: il cinema come forma di verità. Come tentativo di guardare dentro l’animo umano e riconoscerne le sue zone più oscure.

L’eredità di un titano: ciò che Mr. Scorsese ci lascia

Martin Scorsese

L’ultimo capitolo di Mr. Scorsese, e dell’articolo, guarda alla figura dell’artista nel suo complesso. Non solo al regista premiato con Oscar, BAFTA e Golden Globe, ma al custode della memoria cinematografica mondiale. Mr. Scorsese ricorda infatti la sua attività parallelamente alla regia: la fondazione della Film Foundation, il restauro di centinaia di opere, il suo ruolo da ambasciatore della preservazione del cinema. Per molti cineasti contemporanei, lui non è solo un maestro: è una guida, un ponte tra epoche, un archivio umano di storie e tecniche che altrimenti andrebbero perdute. Miller inserisce inoltre momenti emotivi che ritraggono Scorsese come padre, amico e uomo vulnerabile. Le sue figlie parlano della difficoltà di convivere con la sua dedizione totale alla creatività, mentre Spielberg e altri colleghi lo descrivono come un “cardine del cinema moderno”, un artista che ha saputo tenere insieme memoria personale e visione universale.

La docuserie si chiude con un’immagine potente: Scorsese che riflette sul suo ruolo nel mondo e sulla frase che una volta pronunciò — “Sono un gangster e un prete”. Una definizione che racchiude perfettamente le sue anime. L’uomo che ama la violenza come linguaggio cinematografico e al tempo stesso la teme come retaggio della sua infanzia. Il regista che indaga la natura umana con una lucidità quasi crudele e che poi, fuori dal set, si mostra timido, sensibile, profondamente umano. Mr. Scorsese non vuole spiegare chi sia Martin Scorsese: vuole mostrarlo. E ci riesce. Con rispetto, con profondità e con una forza emotiva che ricorda perché, oggi, lo consideriamo un maestro tra i maestri. (5 Serie Tv da vedere se sei un fan di Martin Scorsese)