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7 anime dalla trama promettente che purtroppo non ce l’hanno fatta

Molto spesso, manga dalla trama interessante danno vita ad anime di successo, capaci di catturare l’attenzione e la curiosità del pubblico, capaci di appassionarlo e di spingerlo a rimanere incollato alla tv. Stabilire quali siano i migliori anime di sempre è un’impresa davvero ardua (anche se qui trovate quelli con delle straordinarie protagoniste femminili) e non vogliamo certo rimanere impigliati in una rete dalla quale sarebbe impossibile uscire. Piuttosto, preferiamo concentrarci su quegli anime che avrebbero potuto essere molto di più, su quelli che avevano tanto potenziale e altrettanto materiale narrativo da sviluppare e che invece non sono riusciti ad avere il successo sperato, o che alla fine non si sono salvati dalle critiche degli spettatori.

Una trama allettante non garantisce automaticamente la riuscita di un prodotto d’animazione seriale, per il quale sono necessari molti altri elementi. A partire dal comparto grafico fino ad arrivare alla scrittura e alla struttura narrativa. Insomma, per i titoli di cui vi parliamo oggi è un vero peccato che il potenziale offerto da una storia originale non sia stato sfruttato a pieno.

Vediamo quali sono i migliori anime dalla trama promettente, che però alla fine non hanno ricevuto il successo sperato.

1) Drifters

drifters

Se c’è un anime dalla trama incredibile che avrebbe meritato di essere composto da più di 12 brevi puntate, è proprio Drifters. Tratto dal manga di Kōta Hirano, la cui storia non si è ancora conclusa, Drifters è uno dei migliori anime che non ce l’hanno fatta, e ha visto la luce come serie animata nel 2016. Ha fatto gioire per un momento tutti i fan del fumetto. Stiamo parlando di un prodotto di azione pura, considerato imperdibile e assolutamente eccezionale da molti. Peccato però, che l’anime non sia riuscito ad andare oltre, anche con una trama come quella che lo caratterizza.

Il samurai Shimazu Toyohisa si ritrova improvvisamente in un mondo che somiglia molto a quello del periodo medievale, salvo che ad abitarlo ci sono anche elfi, draghi, gnomi e molte altre creature fantastiche. Ma il bello di questa storia è che anche il mondo in cui Toyohisa viene catapultato è devastato da una guerra tra le fazioni dei Drifters e degli Ends, entrambe composte da potenti personaggi storici, provenienti da tutte le culture. Vediamo quindi personalità come quelle Annibale, Scipione l’Africano, Giovanna d’Arco ma anche Rasputin e Hitler affrontarsi in scontri all’ultimo sangue. Insomma, una premessa geniale per una trasposizione sul piccolo schermo. Eppure, il nome di Drifters è rimasto nel silenzio, e a quanto pare non è riuscito a farsi strada nell’immenso mare di anime che popolano l’universo seriale.

2) Steins;Gate

steins gate

Nato come secondo videogioco della serie visual novel Science Adventure (dopo Chaos;Head e prima di Robotics;Notes), Steins;Gate è diventato poi un manga nel 2009, venendo serializzato per la prima volta sulla rivista Monthly Comic Alive e successivamente sul Monthly Comic Blade. Due anni dopo, nel 2011, la White Fox ha prodotto un anime di 24 episodi, trasmesso in Italia solo nel 2014. Diretto da Hiroshi Hamasaki e Takuya Satō questo anime di fantascienza ha sfruttato la tematica dei viaggi nel tempo cercando di approfondirla il più possibile ma, nel farlo, ha lasciato purtroppo in sospeso alcuni dettagli, che non ha saputo sviluppare con precisione. Rintarō Okabe viaggia nel tempo e cerca di alterare il corso degli eventi. Lui e gli altri personaggi sono stati ben caratterizzati, e l’ambientazione più o meno contemporanea lo ha reso alquanto affascinante.

Numerosi elementi sembravano giocare a favore di Steins;Gate, ma alla fine l’anime non ha ricevuto il successo sperato, quello che ci si aspettava data la popolarità del videogioco. In conclusione però, la serie ha protagonisti interessanti, una trama avvincente ma non priva di buchi e un finale che non ha soddisfatto l’appetito dei fan. Secondo alcuni poteva essere considerato tra i migliori anime, invece ha fatto più di un passo falso e ha perso la sua occasione di rimanere nel cuore degli spettatori.

3) Tokyo Revengers

tokyo revengers

Il successo ricevuto dal manga da cui Tokyo Revengers è tratto, scritto e disegnato da Ken Wakui e serializzato su Weekly Shōnen Magazine a partire dal marzo 2017, non è stato sufficiente a garantire all’anime un’accoglienza altrettanto calorosa. La serie d’animazione, composta da 24 episodi e distribuita a partire dal 2021, non è stata esente da critiche, nonostante la trama decisamente interessante e l’ampio ventaglio di pubblico che il fumetto si era già conquistato in Giappone e nel resto del mondo. Se alcuni dettagli fossero stati sviluppati con più attenzione, forse Tokyo Revengers avrebbe guadagnato più successo, anche nel suo formato televisivo.

Decisamente interessante era il modo in cui il manga riusciva ad armonizzare la tematica delle gang di teppisti giapponesi (conosciute col termine di bosozoku) e i viaggi nel tempo, argomento sempre molto amato dagli spettatori. La serie sa creare tensione e suspense, sa regalare al pubblico personaggi complessi, ben caratterizzati e con un background molto forte, ma purtroppo pecca un po’ per la resa animata dei combattimenti e per una sceneggiatura debole in più di un’occasione. Per una storia che spicca proprio per le sue scene d’azione questo è un vero peccato. Così come lo è anche il carico emotivo di alcune scene in particolare che lo spettatore non riesce a percepire fino in fondo e che non permette quindi una completa immedesimazione.

4) Takt op. Destiny

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Parliamo di un altro anime uscito nel 2021: Takt op. Destiny. Siamo nel 2047, un anno in cui nessuno è libero di suonare musica perché rischia di attirare mostri pericolosissimi, chiamati D2. Questi ultimi sono infatti attratti dalla musica degli umani, in quanto le note da loro prodotte sono l’unica cosa in grado di ucciderli e, dunque, in ogni occasione cercano di distruggere la fonte da cui proviene. Questo breve anime avrebbe dovuto essere un incredibile successo, o almeno era quello che ci si aspettava dalla collaborazione tra i due studi d’animazione giapponesi MAPPA e Madhouse. Infatti, a livello di trama e di effetti grafici questa serie non ha nulla di cui vergognarsi, ed è un piacere per gli occhi in numerose scene.

Tuttavia non basta avere una storia da raccontare, bisogna saperlo fare nel modo giusto e, purtroppo, la scrittura è proprio il punto debole di Takt op. Destiny. I protagonisti non sono personaggi tridimensionali e non hanno quello spessore che gli spettatori amano trovarsi di fronte quando premono il tasto “Play”. L’inizio della serie e la sua conclusione si svolgono in maniera fin troppo rapida in confronto al nucleo della storia, portato avanti con una lentezza disarmante, e 12 episodi non sono stati affatto sufficienti per dare vita a qualcosa che valesse la pena ricordare davvero.

5) Angels of Death

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Sentendo il nome Angels of Death qualcuno potrebbe pensare al videogioco giapponese horror e d’avventura, sviluppato per la Microsoft Windows da Makoto Sanada. È proprio da quel videogame che Kudan Nazuka e lo stesso Sanada hanno realizzato un manga pubblicato dal 2016 al 2020 sulla rivista shōjo Monthly Comic Gene, ed sempre da quello che è stato tratto un omonimo anime andato in onda per la prima volta nel 2018. Le premesse per un anime che potesse avere un grande successo c’erano tutte. Lo studio J.C.Staff si era occupato dell’adattamento, ma l’ambientazione affascinante, l’aspetto grafico che richiama il videogioco, la trama dinamica e carica di tensione e la trasposizione mai troppo gratuita delle scene più sanguinarie non sono bastate a garantire il successo di Angels of Death.

I dialoghi si sono rivelati un po’ troppo enigmatici in numerose occasioni e piuttosto ripetitivi in altre. I personaggi non hanno subito davvero alcuna evoluzione evidente. Nonostante le premesse, 16 episodi non sono evidentemente stati sufficienti per trasporre 12 volumi di manga, né a sviluppare come si deve un anime che avrebbe potuto essere indimenticabile e avrebbe forse potuto godere di un futuro più prospero.

6) Fairy Gone

Se non ne avete ancora abbastanza di dark fantasy e azione e volete conoscere un altro tra i migliori anime che non ce l’hanno fatta, allora vi proponiamo Fairy Gone, un anime originale prodotto dallo studio P.A.Works e rilasciato tra aprile e dicembre 2019. Grazie a una maggiore libertà rispetto agli altri prodotti basati su manga, Fairy Gone punta su un a trama tutta originale dove si catapulta lo spettatore in un mondo in cui le fate erano state utilizzate come armi durante la cosiddetta Guerra di Unificazione. O meglio, alcuni umani (Fairy Soldiers) erano stati modificati con organi provenienti dalle fate per essere più potenti e spietati. L’anime è ambientato a Eastald, nove anni dopo la guerra, e i Fairy Soldiers, che sono state usati per i loro poteri durante il conflitto, in tempo di pace non hanno più un vero scopo e sono costrette ad arrangiarsi e a ricrearsi un equilibrio.

Alcuni vengono usati per conto dell’agenzia governativa Dorothea come infiltrati all’interno di gruppi mafiosi, altri devono trovare modi diversi per reintegrarsi all’interno della società. Una trama così avrebbe potuto dare vita a un anime davvero unico, ma purtroppo non è stata sufficiente. In 24 puntate sono state date al pubblico troppe informazioni tutte insieme, il ritmo della serie non è stato coinvolgente come ci si aspettava, la grafica non ha brillato per fluidità e realismo. Eppure il potenziale da sviluppare c’era, ed è un vero peccato che questo anime originale non sia riuscito ad andare oltre i primi episodi.

7) Boruto: Naruto Next Generations

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Con un titolo come quello di Naruto: Shippuden non si poteva sbagliare. Un nome, un indizio di qualità e unicità. O almeno così credevano i fan che, presi dalla voglia di conoscere sempre di più sui loro personaggi preferiti, hanno iniziato a vedere, nel 2017, l’anime intitolato Boruto: Naruto Next Generations. Si tratta di uno spin-off sequel di Naruto, incentrato sulle vicende di Boruto Uzumaki, figlio di Naruto Uzumaki. A partire dal progetto per il manga, nato dalla collaborazione tra la scrittura di Ukyo Kodachi (poi sostituito da Masashi Kishimoto) e i disegni di Mikio Ikemoto, Boruto aveva qualcosa che non riusciva a convincere davvero i fan. Di materiale narrativo ce n’era a bizzeffe, di argomenti introdotti dal film del 2015 (Boruto: Naruto the Movie) e di nuovi archi narrativi su cui concentrarsi ce n’erano così tanti che non sarebbe bastata una sola serie per svilupparli tutti.

Eppure, iniziando da prima che Boruto e suoi amici diventassero dei ninja, la trama promettente di questo anime spin-off non è bastata a salvarlo dalle critiche del pubblico e degli affezionati. I combattimenti non sono paragonabili a quelli della serie originale e, sebbene gli episodi di Boruto: Naruto Next Generations continuino ad affollare ancora oggi gli schermi degli spettatori (qui trovate le informazioni del disegnatore sulla conclusione del manga), molti non hanno mai smesso di provare sentimenti contrastanti nei suoi confronti.

Aveva tutto il potenziale per essere tra i migliori anime di sempre, all’altezza della serie originale e invece, nonostante il successo ricevuto sull’onda di Naruto: Shippuden, non è stato in grado di mantenerne alto il livello.

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