ATTENZIONE! L’articolo contiene SPOILER degli episodi sette e otto di American Horror Story 13
Ogni settimana migliaia di lettori ricevono i nostri consigli su cosa guardare.
Scopri come →Vuoi smettere di perdere tempo a cercare una serie da vedere?
Trova quella giusta per te →Non sai che serie iniziare?
Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Jessica Lange, Angela Bassett e Kathy Bates tornano a interpretare alcuni dei personaggi più amati di American Horror Story. Tra resurrezioni, alleanze infernali e nostalgia per Coven, la tredicesima stagione (disponibile sul catalogo Disney+) ritrova finalmente il piacere del crossover, ma continua a fare i conti con una domanda fondamentale: quanto può durare l’orrore quando nessuno sembra più destinato a restare morto?
Dopo aver costruito per settimane un universo sempre più affollato di personaggi, riferimenti e minacce soprannaturali (qui la nostra recensione), American Horror Story 13 arriva a un passaggio decisivo. Gli episodi “The Baddest Witch of Them All” e “Hell No” riportano al centro della scena le streghe di Coven, recuperando volti storici e intrecciando nuovamente le diverse mitologie della serie. Il problema è che una riunione, per quanto desiderata, non equivale necessariamente a una buona storia. Se da un lato Ryan Murphy e Brad Falchuk sembrano finalmente dare alla stagione l’energia necessaria per affrontare il suo conflitto principale, dall’altro continuano ad accumulare ritorni e resurrezioni senza sempre attribuire loro un peso drammatico proporzionato.
La tredicesima stagione di American Horror Story ritrova così una parte della propria identità, ma non ha ancora dimostrato di saperla trasformare in qualcosa di davvero nuovo.

The Baddest Witch of Them All: la Suprema è tornata
Il settimo episodio riprende esattamente dal momento in cui il precedente aveva lasciato le streghe di Miss Robichaux’s Academy nella disperazione. Cordelia Goode è stata uccisa da James Patrick March, responsabile dell’assalto insieme al gruppo di serial killer soprannominato Cortez Devils. A prendere in mano la situazione è Madison Montgomery. La sua personalità arrogante, il sarcasmo e la tendenza a trasformare qualsiasi confronto in una questione personale tornano a essere elementi centrali, ma questa volta vengono messi al servizio di una responsabilità concreta. Madison non è Cordelia e non possiede la sua autorevolezza morale, tuttavia, è proprio la sua capacità di reagire nel caos a permettere alle altre streghe di contrattaccare.
Queenie sfrutta il proprio potere di riflettere sul suo corpo le ferite inflitte agli altri, trasformando lo scontro con Dahmer in una punizione particolarmente adatta alla natura dei suoi delitti. Coco, invece, combina le proprie capacità legate al metabolismo con quelle della compagna per eliminare l’assassino dello Zodiaco. Mallory affronta Richard Ramirez e lo spedisce indietro nel tempo, dove viene raggiunto dalla violenza di una folla inferocita.
Le streghe non combattono soltanto grazie alla forza bruta. Ciascuna trova una soluzione coerente con le proprie capacità e, almeno in parte, con la propria personalità. Il problema è che la creatività delle singole scene non si traduce sempre in una tensione narrativa altrettanto efficace. Quando i personaggi possono guarire, resuscitare o manipolare il tempo, lo spettatore fatica a capire quali conseguenze siano davvero irreversibili.
È in questo contesto che arriva il momento più atteso.
Jessica Lange rientra nell’universo della serie attraverso una delle immagini più efficaci del doppio episodio. March tenta di convincerla a schierarsi dalla parte di Satana, ma sottovaluta completamente la sua interlocutrice. Fiona non ha intenzione di diventare una pedina nelle mani di qualcuno e, soprattutto, non ha alcuna intenzione di perdonare chi ha ucciso Cordelia. Si serve dei serial killer che accompagnano March per eliminarlo, dimostrando quanto il potere della Suprema possa essere terrificante quando non è limitato da scrupoli morali.
Subito dopo, Fiona riporta in vita Cordelia con un incantesimo. La scelta purtroppo conferma uno dei limiti strutturali della stagione. La morte continua a essere utilizzata come un espediente per creare shock, salvo poi essere annullata quando la narrazione ha bisogno di recuperare un personaggio. La resurrezione di Cordelia è spettacolare, ma il suo valore drammatico si riduce proprio perché lo spettatore ha imparato a non fidarsi delle perdite definitive.

Hell No: il passato torna a chiedere il conto
L’ottavo episodio cambia ritmo e si concentra sul rapporto tra Fiona e Cordelia. Dopo la concitazione dello scontro, la serie concede ai due personaggi uno spazio più intimo, ricordando il legame affettivo che le univa quando Cordelia era bambina e mettendo a confronto la madre che Fiona è stata con quella che vorrebbe essere diventata.
Fiona promette di aiutare Cordelia a diventare una Suprema ancora più potente e riconosce implicitamente di non averla preparata adeguatamente alle responsabilità che comporta il suo ruolo. Rimane da capire quanto questa apparente redenzione sia autentica. Fiona non ha mai smesso di essere una manipolatrice e la sua generosità potrebbe nascondere una nuova strategia per riaffermare il proprio controllo. Il percorso verso la battaglia finale conduce quindi Fiona e Cordelia a confrontarsi con Papa Legba, il guardiano della soglia infernale già incontrato nelle stagioni precedenti. Le streghe scoprono che i Cortez Devils sono stati riportati in vita attraverso un intervento soprannaturale legato a Satana e decidono di cercare un modo per fermarlo.
Per ottenere l’aiuto di Legba, Cordelia propone di rinunciare all’incantesimo che ha liberato Fiona dall’Inferno. Ma il patto richiede un ulteriore sacrificio. Per riportare Marie Laveau nel mondo dei vivi, un’altra anima dovrà scendere negli inferi. È Queenie a offrirsi volontaria. L’Inferno personale della strega assume la forma di un turno di lavoro interminabile al Chubbie’s Fried Chicken. Qui ritrova Delphine LaLaurie, il personaggio interpretato da Kathy Bates in Coven. Il suo sacrificio permette di far avanzare il conflitto con Satana, ma lascia poco spazio all’evoluzione personale di un personaggio che meriterebbe qualcosa di più di una nuova prova di sofferenza.
Il vero obiettivo di Hell No è preparare il terreno per l’alleanza tra Fiona Goode e Marie Laveau. Dopo il sacrificio di Queenie, Papa Legba riporta Marie nel mondo dei vivi, permettendo ad Angela Bassett di riprendere uno dei suoi ruoli più importanti nell’universo della serie.
Il limite principale degli episodi 7 e 8 non è la mancanza di idee. Il problema è la difficoltà di organizzare tutti questi elementi in una narrazione capace di attribuire loro un significato che vada oltre la soddisfazione immediata dei fan. Il ritorno di Fiona è emozionante perché Jessica Lange ha lasciato un segno profondo nella serie. Quello di Marie è interessante perché riporta in primo piano una figura carismatica e introduce una possibile alleanza tra due personalità incompatibili. La ricomparsa di Delphine LaLaurie, invece, offre l’occasione di recuperare una delle componenti più grottesche di Coven. Ma quanto questi personaggi cambiano davvero nel momento in cui tornano? E quanto le loro nuove apparizioni contribuiscono a sviluppare il conflitto della tredicesima stagione?
Sono domande che la serie non sempre riesce a soddisfare. La nostalgia diventa un meccanismo narrativo autosufficiente. Il personaggio riappare, lo spettatore lo riconosce, la scena ottiene il proprio effetto. Il passo successivo, quello in cui il ritorno dovrebbe modificare gli equilibri della storia o approfondire il personaggio, rimane spesso sullo sfondo.
La sensazione che American Horror Story stia facendo affidamento soprattutto sulla forza del proprio passato. I personaggi storici tornano, le alleanze si ricompongono e i poteri soprannaturali vengono utilizzati per costruire sequenze spettacolari. Eppure la scrittura fatica ancora a stabilire quali siano le regole e le conseguenze di questo universo.







