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‘Aiutami Hope!’ e il villaggio dai folli abitanti

Raising Hope! si sa, non è sopravvissuta allo scoglio della quarta stagione e il giro di boa non c’è stato proprio come per My name is Earl. Ma dagli errori si impara, perciò questa volta il suo pubblico non è stato abbandonato senza una conclusione e la produzione si è attrezzata per creare un finale di stagione ideale anche come finale della serie. Con My name is Earl non c’era riuscito e le sorti degli abitanti di Camden County così come quelle del protagonista sono rimaste in sospeso fino al 2010 quando un anno dopo, nel primo episodio di Aiutami Hope, alla Tv danno la notizia che un ex criminale è finalmente riuscito a redimersi completando la sua lista oltre ad informarci che Lucy Carlyle, new entry nella famiglia Chance, è anche una serial killer.

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Dunque anche Aiutami Hope è stata vittima del Friday Night Death Slot e anche il secondo tentativo per Garcia di creare un villaggio ai limiti della favola dove ogni abitante è un minuzioso spaccato di follia, è andato fallendo. Così nel 2014 siamo rimasti orfani di questa seconda speranzosa possibilità che era stata data a tutto il cast di My name is Earl, che di fatto compare in tantissimi episodi della nuova serie targata Amigos de Garcia Productions. Chance è anche il cognome di Jimmy, Earl 2.0 che comincia la sua nuova vita con Hope a 23 anni, esattamente dieci di meno di Earl. Lui non è un criminale che tutto d’un tratto comincia a credere nel karma e cambia la sua vita. Jimmy è solo un ragazzo che ha vissuto passivamente e che non intendeva prendere in mano la sua vita fino al giorno del primo episodio quando decise di fare qualcosa anche se non sapeva ancora cosa di preciso. Era comunque un passo avanti rispetto a lavorare come giardiniere alle dipendenze del padre per quattro spiccioli. Fatto sta che fu il destino a scegliere per lui dandogli una bambina, Hope, il pretesto per cominciare una nuova serie, un’occasione per fare qualcosa di buono per Jimmy e per Greg Garcia.

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La cornice che accomuna entrambe le produzioni è fatiscente e desolante. In My name is Earl lui e suo fratello vivono prima in una roulotte insieme a Joy e i suoi due figli illegittimi mentre quando subentrerà Gamberone, la nuova sistemazione è la squallida camera di un Motel. In Aiutami Hope invece Virginia e Burt, dopo aver scoperto di aspettare un bambino a quindici anni, oltre al loro furgone non avevano molti altri posti dove andare a vivere e quando la nonna li cacciò di casa, la migliore alternativa era chiedere aiuto alla collega sud americana di Virginia che poteva ospitarli nel seminterrato delle lavatrici dove soggiornava anche un lama oltre a tante altre persone. L’Alzheimer della nonna riporterà Virginia e Burt in quella vecchia casa dove Jimmy è cresciuto e dove anche Hope ha mosso i primi passi.

Tutti i personaggi sono ben definiti nelle loro classi sociali d’appartenenza dove chiunque invidia i ricchi meno che Sabrina, moglie di Jimmy, ricca di famiglia e che proprio per questo preferisce cavarsela da sola con lo stipendio da cassiera al supermercato vivendo di sogni, amore e strambi comportamenti. Tutti i personaggi sono infatti anche affetti da stramberie allucinanti. Sabrina mangia la terra e dorme con i collant infilati in testa per paura che i ragni le entrino nelle orecchie, nel naso o in bocca. Jimmy quando è stressato si mangia le sopracciglia mentre il suo amico Frank ha costruito una Natesville in miniatura con tutti i suoi abitanti che interagiscono grazie a lui. Barney colleziona bambole ossessivamente e Barbara June “Maw Maw” è semplicemente una vecchia pazza che di solito se ne va in giro in reggiseno o addirittura in topless.

Virginia e Burt sono due sempliciotti ignoranti che vivono la loro vita così come viene, godendo delle piccole cose che la vita può dare anche a basso costo se non del tutto gratis. La filosofia di vita dei Chance è ingenuamente fatalista consapevoli del fatto che per loro l’unica chance è una botta di culo come vincere alla lotteria, ereditare una fortuna da qualche parente o scroccare fortuitamente le sciccherie dei ricchi per cui lavorano. Ma non importa perché puntualmente, quando devono fare i conti col loro passato e con il loro presente si rendono conto che alla fine nonostante gli scarsi mezzi sono sopravvissuti sani e salvi.

Hope è anche un pretesto per mettere a confronto le due generazioni di genitori allo sbaraglio. Jimmy avrà bisogno di Virginia e Burt e loro, crescendo la nipote, avranno modo di ripercorre il viale di ricordi tempestato di errori e noncuranza nei confronti di loro figlio Jimmy.

In questo strambo quadretto, Greg Garcia è riuscito nuovamente nell’impresa di parlare con leggerezza di disagio sociale pesante, come se fosse una favola estremamente realistica ma al contempo magica e comica, leggera e divertente. Come se fosse appunto una serie Tv. È un peccato che Garcia non abbia un grande seguito di pubblico ed è un peccato che la sua leggerezza non venga apprezzata.

Per tutti quelli che Aiutami Hope! era la serie sorella di My name is Earl, non ci resta che consolarci pensando che 4 sia il nuovo numero perfetto.

Written by Irene Frau

Sarda di nascita, milanese per esigenza, mi nutro di un amore folle per le serie tv e il Cinema aprofittando di tutte le opportunità per abbronzarmi alla luce del piccolo e del grande schermo.
Pittrice a tempo perso, dipendente dal mare e dalle nuotate, vorrei essere bionica per stare dietro a tutto quello che mi piace senza collassare in un sonno profondo.

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