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Dove dovrebbe andare a parare la seconda stagione di Adolescence?

Adolescence sta ottenendo un successo pazzesco

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Nel mare magnum di serie tv che vengono portate avanti fino allo sfinimento anche quando palesemente non ce n’è più bisogno, realizzare una miniserie è un atto rivoluzionario. Pensare un racconto autoconclusivo e portarlo avanti in un numero limitato di episodi, sviscerando tutto ciò che c’è da sviscerare, nel mondo della serialità contemporanea è qualcosa di cui abbiamo parecchio bisogno per ricordare la forza di un racconto vero, sincero e netto. Questo bisogno è stato compreso a livello produttivo, e non è un caso che alcune tra le serie migliori degli ultimi anni siano proprio miniserie. Adolescence di questa tendenza è una delle prove più grandi. In soli quattro episodi la serie ha portato sugli schermi temi delicatissimi con una crudezza disarmante, quasi dolorosa. E ha avuto un successo tale da portare critica e pubblico a porsi una domanda.

Adolescence è davvero finita?

Ad oggi questa domanda una risposta chiara e definitiva non ce l’ha. E a me, in tutta onestà, questa cosa non dispiace. Se, come abbiamo detto, realizzare una miniserie è un atto di per sé rivoluzionario, prendersi tempo per decidere se, come e quando darle una continuazione senza farsi prendere dalla foga del successo lo è (almeno) altrettanto. Capire cosa è giusto fare per – eventualmente – dare a una serie diventata iconica un seguito che non ne sia solo la brutta copia lontana non è semplice né banale. Insomma, se la seconda stagione fosse stata annunciata e prodotta due o tre mesi dopo la messa in onda, probabilmente quello che avremmo visto sarebbe stato solo un surrogato della serie grandiosa che Adolescence è stata.


Una scena di Adolescence
Credits: Netflix

In casi come questi, attesa diventa sinonimo di attenzione. La prima stagione è stata densa e inaspettata: i quattro episodi in piano sequenza – tecnica immersiva per eccellenza e mai pretestuosa – ci hanno catapultato nel bel mezzo di un delitto difficile da digerire. L’omicidio di un’adolescente da parte di un suo coetaneo è una giovane vita spezzata, ma è anche la rappresentazione di problematiche sociali e culturali. Maschilismo, bullismo e cyberbullismo, subcultura incel e la pressoché totale cecità degli adulti rispetto alle conseguenze delle proprie scelte genitoriali sono elementi portanti della storia che vede come protagonista il tredicenne Jamie Miller e la società intera. Una storia che non ha avuto un finale classico (la condanna o l’assoluzione del colpevole), ma che ha comunque chiuso perfettamente il cerchio di ciò che voleva raccontare. Non un caso di cronaca, appunto, ma un contesto sociale.

Ma proprio per questa sua chiusura non classica, le idee su ciò che potremmo vedere nell’ipotetica seconda stagione si susseguono senza sosta. E quindi eccoci qui a fare un po’ di chiarezza.

Parlare di un’ipotetica seconda stagione di Adolescence significa fondamentalmente parlare di due possibili scenari.

Il primo (e più improbabile) è quello di una continuazione più classica e diretta della storia che abbiamo visto nella prima stagione. Cosa succede a Jamie e alla sua famiglia a uno, tre, cinque anni dal momento in cui li abbiamo lasciati? L’ultima puntata della serie ha visto il giovane ammettere al telefono con i suoi che si sarebbe dichiarato colpevole al processo. Per noi tutti – gli spettatori e i suoi familiari – la colpevolezza di Jamie era già fuori discussione. Eppure la sua ammissione segna in qualche modo una consapevolezza forse ritrovata in un percorso di custodia ancora tutto da costruire.

Credits: Netflix

La consapevolezza del figlio si accompagna in qualche modo a quella del padre. Eddie Miller, interpretato dall’ideatore e sceneggiatore della serie Stephen Graham (qui 7 curiosità su di lui), è un uomo frutto di un’educazione non priva di problemi, diventato a sua volta radice inconsapevole dello sviluppo di suo figlio. Inconsapevole almeno fino a quando non si ritrova a guardare in faccia la realtà. Nell’ultimo episodio lo vediamo prendere sempre più coscienza del ruolo giocato, del fatto di aver contribuito a rendere Jaime la persona che è.

Da questo punto di vista, un’ipotetica seconda stagione di Adolescence avrebbe potuto sviscerare ancora meglio queste due nuove consapevolezze a confronto. Avrebbe potuto raccontare i tasselli successivi di un percorso ben più lungo di quello che abbiamo già visto. Un percorso che non avrebbe potuto in alcun modo cambiare ciò che è stato, né cancellare le colpe, ma portare Jaime e la sua famiglia verso un futuro diverso sì. Se uso questi tempi però è perché su questo tanto Stephen Graham quanto il co-ideatore Jack Thorne sono stati piuttosto chiari.

La storia della famiglia Miller non continuerà.

Più volte nel corso degli ultimi mesi agli autori e al regista Philip Barantini è stata posta la stessa domanda, e altrettante volte sono sembrati molto chiari: la storia raccontata nei primi quattro episodi di Adolescence è nata per essere autoconclusiva e tale resterà. Se il futuro cambierà le carte in tavola da questo punto di vista, sarà dunque con non poca sorpresa. D’altra parte, però, nessuno ha mai davvero chiuso la porta alla realizzazione di una stagione 2. Una stagione sicuramente diversa, ma non per questo meno impattante o importante. Anzi, gli stessi ideatori hanno parlato in diverse occasioni di idee di nuove storie che per adesso sono chiuse ancora nel segreto delle loro menti, ma che potrebbero – e dovrebbero – vedere la luce proprio nel solco di Adolescence.

Credits: Netflix

Ed è qui che si apre lo scenario numero due: quello di Adolescence come una possibile serie antologica. Ogni stagione a sé, tutte però unite da uno – o più – fili conduttori tanto tematici quanto narrativi. Nel caso specifico, continuare con il piano sequenza ben si sposerebbe con la volontà dichiarata di “restare fedeli al DNA della serie“, senza snaturarla. Allo stesso tempo però la struttura della serie non sarebbe – così come non lo è stata per l’attualmente unica stagione – l’unico elemento sul quale fare leva. Adolescence è stata tanto altro. Adolescence è ancora tanto altro.

Riecco qui allora comparire i temi di cui abbiamo già parlato.

Ecco ricomparire quegli argomenti difficili e dolorosi che hanno reso la serie l’opera cruda e reale che è. Sono tante – troppe – le storie plausibili impregnate di maschilismo, bullismo o subcultura incel che Adolescence potrebbe continuare a raccontare. Sono tanti – davvero troppi – gli spunti che la realtà ci offre ogni giorno in questo senso. La forza di questa miniserie è stata la sua capacità di tirarci dentro a una narrazione che mette al proprio posto tutti i tasselli, noi compresi. Non come singoli, ma come gruppo sociale con le sue colpe e i suoi tentativi di rimediare. Questa forza io credo che Adolescence l’abbia ancora; spero solo che al momento opportuno noi avremo ancora quella di ascoltarla. L’unica certezza è che ne abbiamo ancora davvero bisogno.