Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Abbott Elementary
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Mettetevi comodi, perché l’ultima volta, tra una parte e l’altra, abbiamo dovuto aspettare quasi un anno. Sperando che la quinta stagione non segua le orme della quarta, Abbott Elementary (qualche motivo per correre a recuperarla) torna su Disney+ con la quinta stagione. O almeno la prima parte. Il ritorno degli insegnanti più irriverenti della televisione è qualcosa che riempie il cuore soprattutto di curiosità. Uno dei punti di forza di Abbott Elementary, infatti, è il racconto di una quotidianità che nessuno racconta, il punto di vista su una realtà che non ha bisogno di tanti sfarzi ma che necessita sicuramente di un faro puntato.
La serie ideata e anche interpretata da Quinta Brunson, per chi ancora non l’avesse recuperata, è un mockumentary stile The Office che racconta di una scuola prevalentemente afroamericana a Philadelphia.
La premessa è ovviamente molto più semplicistica di quello che è poi realmente la serie in sé, che è un ottimo prodotto innovativo e irriverente, capace di raccontare la vita e il lavoro di alcuni insegnanti che possono tranquillamente rappresentare una fetta di un certo tipo di America. Per la quinta stagione non ci si aspettava che questo, nuovamente. Perché Abbott Elementary è bello anche per la sua ripetitività.

Benché possa sembrare qualcosa di negativo, in realtà la reiterazione è uno dei punti di forza di Abbott Elementary che non ha mai avuto come obiettivo principale quello di essere il pesce fuor d’acqua che ammalia tutti. Fin dalla prima stagione, Abbott Elementary si pone l’obiettivo di raccontare delle vite come tante, diverse ma integrate. Inusuali ma al tempo stesso perfettamente stereotipate nelle società in cui vivono. Gli insegnanti della Abbott Elementary sono una fetta di popolazione che tenta in tanti modi diversi di sopravvivere ad un sistema lavorativo più che deprimente.La scuola pubblica, negli Stati Uniti, è spesso una scuola di sopravvivenza e Abbott Elementary la racconta con un’ironia tagliente e un cinismo divertentissimo. Janine, Gregory, Barbara, Melissa e Jacob sono insegnanti diversi tra loro e con la loro diversità tentano di trasmettere agli studenti qualcosa di moralmente più alto rispetto agli stimoli che hanno dall’esterno.
La parte cinica sta nella lotta continua che gli insegnanti devono portare avanti non solo con l’istruzione dei ragazzi ma anche e soprattutto con i fondi inesistenti destinati alla scuola stessa.
E con la preside Ava che, pur essendo forse il personaggio meglio riuscito e più divertente in assoluto, è la portatrice sana di alcuni preconcetti che limitano la lotta degli insegnanti.
C’è da dire che ormai, alla quinta stagione, Ava non è più quella di un tempo. E il cinismo che l’ha sempre definita è andato via via smussandosi per fare spazio ad un minimo di umanità. Legati, incredibilmente, anche alla felicità degli studenti. Per quanto continui ad essere la scontrosa e superficiale preside che ci ha fatto ridere dalla primissima stagione, nella quinta notiamo ancora di più un cambiamento del suo personaggio. Un cambiamento tutto sommato apprezzabile, perché in grado di non snaturare l’Ava che conoscevamo e che ci faceva tanto ridere. L’accanimento contro Janine è smussato, è meno prorompente, ma è ancora lì. Così come è ancora lì la Janine che incassa il colpo, la Janine che è ormai campionessa in questo. Ma anche Janine è maturata, è più sicura di sé e (se possibile) ancora più determinata.

La stessa Janine è l’emblema di come Abbott Elementary sia riuscita ancora una volta a tenere saldi i personaggi nella loro base, riuscendo a dar loro uno spessore più delineato e un contorno che sia ancora più interessante.
Alla quinta stagione, Abbott Elementary ha ancora qualcosa da raccontare e, per farlo, si affida ai suoi insegnanti. Come ha sempre fatto.
Così come gli studenti della Abbott Elementary si affidano al corpo insegnante, anche la serie stessa si regge benissimo in piedi grazie ai suoi protagonisti. Abbott Elementary sa bene dove mettere il carico e una cosa che ha sempre saputo fare molto bene è anche conoscere i suoi limiti. La prima parte della quinta stagione non fa altro che rinnovare un certo tipo di narrazione che, mischiando il mockumentary alla comedy più classica (in fondo, è una comedy a tutti gli effetti), fa colpo su chi la guarda e non annoia mai. Pur non puntando praticamente mai su colpi di scena o plot twist sensazionali.
La prima parte della quinta stagione ci lasca con un piccolo cliffhanger, in realtà: la Abbott Elementary dovrà subire dei lavori e la scuola verrà inevitabilmente chiusa per un certo periodo di tempo. Nell’ultima scena dell’ottavo episodio (l’ultimo uscito fino ad ora) c’è Ava di fronte ad un centro commerciale in disuso.
Sarà proprio il centro commerciale ad ospitare i bambini e gli insegnanti della Abbott. Questi ultimi si ritrovano, quindi, ad affrontare nuovamente una sfida non da poco. È il filo conduttore di tutte le stagioni di Abbott Elementary, che racconta benissimo la resilienza e la voglia di mantenere un’educazione decente.
Nelle varie stagioni avevamo già visto susseguirsi una serie di sventure legate alla trascuratezza dell’istituto, ma anche alla mancanza di fondi e allo scarso interesse nei confronti della scuola pubblica in generale. Come si diceva, Abbott Elementary lavora proprio su questo tipo di problema e lo fa con una grande ironia che non oscura, però, in nessun modo l’importanza e la necessità di parlarne (è ciò che la rende una delle comedy più innovative). Nella quinta stagione non cambia nulla, i professori sono ancora sul fronte di guerra (che siano guerre interne o contro le istituzioni più in alto di loro), i ragazzi sono ancora costretti a cercare di imparare quello che possono con i mezzi che hanno e la Abbott Elementary è sempre la Abbott Elementary. E, di questo, non potremmo essere più contenti.

In fondo, Abbott Elementary ci ha abituato ad una ripetitività confortevole che non ci ha mai disilluso né tantomeno disaffezionato. Anzi. La narrazione reiterata che viene confermata anche nella quinta stagione è ormai parte della connessione che abbiamo sviluppato con la serie stessa.
E laddove c’è sempre stata un’evoluzione dei personaggi e delle loro storie (una su tutte la storia d’amore tra Janine e Gregory) c’è sempre stata anche una solidità narrativa a ricordarci di non aver paura.
A ricordare che Abbott Elementary riuscirà sempre a cambiare, pur rimanendo sempre molto simile a se stessa. Basti pensare a Barbara e al suo cambio di carriera all’interno della scuola, o ad Ava e al suo progressivo attaccamento agli studenti e alle loro sorti. O ancora a Gregory e alla sua voglia di uscire da quella fredda comfort zone che lo ha sempre limitato. Abbott Elementary ha un enorme pregio, che la aiuta a rimanere in piedi e soprattutto a rimanerci bene: sa evolversi senza cambiare. E per farlo, si affida ai suoi personaggi in una maniera quasi viscerale ma molto efficace. In fondo, sono i personaggi che fanno la storia e mai come in Abbott Elementary può essere vero.
L’unica nota negativa, se così vogliamo chiamarla, che in realtà nasce e cresce già dalla terza stagione, è che il senso del mockumentary si perde leggermente.
Le telecamere che dovrebbero riprendere le vicende sono molto più secondarie e la narrazione del mockumentary passa un po’ in secondo piano (a differenza della seconda stagione in cui erano più centrali). Come se passasse dal richiamo a The Office al richiamo ad una più compatta Modern Family, per capirci. Magari non è per forza qualcosa di negativo, magari è semplicemente l’ennesimo cambiamento che Abbott Elementary impone al suo personale di insegnanti.





