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15 stagioni in 45 anni: il piano “folle” dello showrunner di A Knight of the Seven Kingdoms sarebbe una straordinaria storia televisiva

A Knight of the Seven Kingdoms

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms e, soprattutto, sulle stagioni future.

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Quindici stagioni in quarantacinque anni? Sul serio? Forse stiamo esagerando. E sarebbe eccessivo anche se si parlasse di dodici stagioni in un arco temporale più ridotto. Quella che sembra un’idea irrealizzabile, tuttavia, è stata esposta di recente dallo showrunner di una delle migliori serie tv del 2026: Ira Parker, l’autore di A Knight of the Seven Kingdoms.

Intervistato da Esquire, ha così esposto il suo piano, con l’auspicio che George R.R. Martin possa offrire nuovi racconti nei prossimi anni: “Spero che George continui a scriverne. La verità è che — e questa cosa l’ho proposta a HBO, accompagnandola con un paio di sorrisi molto educati — io vorrei farne quattro o cinque adesso con Egg da bambino. Poi, tra dieci anni, tornare e realizzare altre quattro o cinque stagioni con Egg Principe. E con il vero Dexter [Ansell] e il vero Peter, esattamente all’età che avranno in quel momento. Poi, dieci anni dopo ancora, torneremo a raccontare Egg adulto. Insomma, sarebbe una storia che si sviluppa lungo tutto l’arco della loro vita. E anche della mia”.


Stava scherzando? Oppure era serio?

Con ogni probabilità era poco più di una battuta, ma lo scenario evocato per il futuro di A Knight of the Seven Kingdoms, fortunatissimo spin-off di Game of Thrones, è a dir poco suggestivo.

Anzi no: rivoluzionario.

Un progetto visionario, impensabile per gli standard televisivi attuali. Standard in cui si ragiona ormai di stagione in stagione, senza avere alcuna certezza sul futuro. Ogni momento è una sfida decisiva, una prova del nove che può segnare in positivo o in negativo il destino di una serie tv. E cosa dire del pubblico, sempre più frammentato tra le serie più disparate? L’idea di creare un evento unico che si rinnova per decenni con decine di stagioni è persino impensabile, oggi. Ma pure ieri, a dirla tutta. Eppure il pensiero rimane. Lo spunto è fantastico e sarebbe foriero di una straordinaria storia televisiva, senza eguali.

Pensiamoci per un secondo: contro ogni vocazione contemporanea, Ira Parker chiederebbe al pubblico di investire su un’avventura narrativa per una porzione significativa delle vite di ognuno, includendo ovviamente la sua stessa esistenza e quella dei due protagonisti principali. Dunk ed Egg, quindi Peter Claffey e Dexter Sol Ansell. Insieme per mezzo secolo nei panni di due personaggi che potrebbero respirare ampiamente, sovrapporre il proprio destino a quello dei rispettivi interpreti e sviluppare così una saga unica e irripetibile.

Potrebbe sembrare folle, ma quanto sarebbe bello?

Egg, protagonista di A Knight of the Seven Kingdoms
Credits: HBO

I presupposti narrativi ci sarebbero, e sarebbero molto chiari. Secondo quanto raccontato da Martin nei suoi libri e da noi riportato in un articolo recente, d’altronde, le biografie dei due personaggi e il loro inserimento nei racconti principali avrebbero le caratteristiche per svilupparsi di generazione in generazione, portando con sé l’evoluzione di Westeros da A Knight of the Seven Kingdoms alle soglie di Game of Thrones.

Egg avrebbe modo di diventare re nel tempo effettivo delle nostre vite, senza i vincoli rigidi di una narrativa sempre più improntata sulla sintesi. E farlo, allo stesso tempo, nei confini snelli di un racconto veloce e dinamico. Tornando di anno in anno, come sembra voler fare la HBO per rispondere a un’esigenza pressante del pubblico stufo di attendere chissà quanto per una nuova stagione, lo farebbe con le caratteristiche per cui abbiamo amato il primo ciclo di puntate di A Knight of the Seven Kingdoms: sei puntate da mezzora circa, veloci ma non per questo meno efficaci nel connettere emotivamente i protagonisti e le situazioni al pubblico.

Con ogni probabilità non sarebbe un progetto sostenibile, non se si dovesse pensare sul serio di programmare ogni cosa col fine di arrivare fino al 2070.

Potrebbe, però, funzionare davvero.

A Knight of the Seven Kingdoms avrebbe modo di diramarsi su un racconto dinamico negli scenari più disparati, coi due personaggi come unico vero elemento di continuità nel corso delle stagioni. Rappresenterebbe un’opportunità per osservare Westeros con occhi completamente diversi, andando in totale contrapposizione con quello che erano state le ultime deludenti stagioni di Game of Thrones: dalla sintesi più radicale alla lentezza rivoluzionaria, cadenzata però con un ritmo altrettanto sostenuto.

Certo: non sarebbe la prima volta che avremmo a che fare con una serie tv tanto lunga, affatto. E lo diciamo senza manco scomodare le soap opera: Days of Our Lives, parodiata da Joey Tribbiani in Friends quando aveva già una lunghissima storia alle spalle, è una certezza della NBC dal 1965 e ha superato le 15.000 puntate.

A Knight of the Seven Kingdoms dovrebbe avere decine di migliaia di puntate in meno, ma abbiamo reso l’idea.

Due esempi più concreti? I Simpson sono in onda da quasi quarant’anni e stanno vivendo attualmente la 37esima stagione della loro saga infinita; Doctor Who si è spinta persino oltre, visto che la prima puntata è addirittura del 1963. Ere geologiche fa. È fin troppo evidente che siano casi completamente diversi, in alcun modo affini a quello che coinvolgerebbe A Knight of the Seven Kingdoms. Si potrebbe associare, invece, alla storia di uno dei film più particolari degli anni Duemila: Boyhood.

Distribuito nel 2014, la pellicola diretta da Richard Linklater fu girata nell’arco di undici anni, dal 2002 al 2013. I risultati furono eccezionali, ma persino questo esempio non restituisce fino in fondo cosa diventerebbe lo spin-off di Game of Thrones se davvero si decidesse di darle fiducia tanto a lungo. Con lo stesso autore, con gli stessi personaggi. Con i medesimi interpreti che si legherebbero a vita al franchise. Sarebbe un progetto memorabile che farebbe scuola nei decenni successivi. Possibilmente con Martin che proporrebbe nuovi racconti oltre a quelli già consegnati a Parker, ma conoscendo l’autore non dovremmo riporre eccessiva fiducia in questa eventualità.

Insomma, è chiaro: non succederà, ma se dovesse succedere sarebbe bellissimo.

Noi, dal canto nostro, vogliamo crederci per almeno un minuto: immaginare cosa sarebbe, cosa diventeremmo. E ritrovarci nel 2070 all’alba dell’ultima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, tutti insieme. Un po’ più traballanti e coi capelli bianchi, ma con l’entusiasmo immutato della prima volta. Pensate che hype, dopo aver preso la residenza da quelle parti a tempo indeterminato.

Antonio Casu