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#VenerdìVintage – Perché dovreste iniziare Twin Peaks

Twin Peaks david lynch

Lo sappiamo molto bene, o quanto meno l’eco di qualche saggia voce ci è più volte arrivato: la pratica è nulla senza la teoria.
Nelle serie televisive questo dogma vale altrettanto, e nel processo di comprensione Twin Peaks è la teoria delle serie televisive.
Nel nostro contesto quest’eco, per nascere, ha avuto bisogno di un vastissimo spazio nel quale rimbombare, e l’ha trovato in quel bosco trapuntato di Douglas Firs che circoscrive una piccola ed umile cittadina.
Il riverbero di quell’eco è controllato dalle mani di Angelo Badalamenti, e l’ambiente che ne fa da cassa di risonanza, e con questo i personaggi al suo interno, dalla mente del Maestro David Lynch e Mark Frost, con risultato una commistione che sa di tormentone e di ricordi iconografici.
Twin Peaks non ha avuto modo di conquistare il territorio, perché questo non esisteva; ha così deciso di crearlo dal nulla, gettando le basi per un nuovo modo di fare televisione che allora ha fatto parlare perché “visionario“, e che oggi funge da paradigma.
È un po’ un vizio di Lynch, dopotutto, quello di risultare avveniristico e finire per scrivere la storia.
È esattamente ciò che è accaduto con Twin Peaks, e questo fa del suo breve ma intenso capolavoro un manuale di comprensione per tutto ciò che l’ha succeduto negli anni.

Custodiamo gelosamente le nostre serie e gli insegnamenti da queste derivanti, quasi fossero le figlie acquisite che esigono un benvenuto caloroso ed una compagnia costante.

Con Twin Peaks, Lynch ha deciso di confinare l’astratto (molto più di quanto abbia fatto nella quasi totalità dei suoi preziosi lavori) in sistemi convenzionali, raccontando un sapere soprasensibile in maniera affabile, attraverso sensazioni ricorrenti di familiarità e serena quiete; rammentandoci quanto sa essere oscura l’esistenza anche attraverso “una buona tazza di caffè nero come il buio di una notte senza luna” della quale il bonario e stravagante agente Dale Cooper non può fare a meno.
I luoghi, le vicende e in maggior istanza i personaggi, sono l’immagine riflessa di loro stessi attraverso uno specchio che non sa essere fedele: la quiete dell’innocente cittadina riflette l’immagine di un’infernale interconnessione tra mondo manifesto e mondo sensibile, ed i cittadini una personalità che sentono non appartenergli ed alla quale sono soggiogati.
L’intera situazione è vittima di un dualismo intriso che vede il bene contenere letteralmente il male.

Twin Peaks


 

 

 

L’aspetto evocativo e al contempo accomodante della cittadina ospita l’arrivo di Dale Cooper (protagonista della storia), agente dell’FBI incaricato di risolvere un efferato omicidio: una situazione inedita nel paradiso terrestre di cui Laura Palmer, vittima in questione, era ormai la figlia putativa.
La sensazione di dualismo che concerne bene e male è tangibile perfino nella figura apparentemente idilliaca di quest’ultima, la cui ferma moralità e senso pudico di cui godeva idealmente sembrerà vacillare come un banco di inutili trofei sulla superficie instabile di un terremoto, ad ogni velo di mistero svelato.
In questo diorama di molteplicità contrastanti che si completano, tutto viene presentato non solo con una genuinità spiazzante, ma con l’affabilità dell’abitudine, la semplicità accomodante da cui siamo gratificati e che conferma la banalità del male.
Tutto è amabile in Twin Peaks: la poliedricità di Laura il cui forte carisma è percepibile perfino da assente e sembra averci sempre accompagnato, la stravaganza di personaggi che intagliano la propria essenza in tratti caricaturali quali il morboso attaccamento ad un (inanimato?) ceppo con la Signora più adorabilmente e teneramente scontrosa della televisione, o la compulsiva ossessione evasiva di trovare una perfetta “guida per le tende” di Nadine, che fa da affascinante richiamo alle tende rosse di quella ammaliante e surreale Loggia Nera che è sede del male ontologico e tipica della simbologia del mondo trascendentale di Lynch; tipica del suo iperuranio da cui attinge per presentare al mondo verità insite ma colpevolmente non ancora scrutate.

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L’idea di una verità insita che batte il pugno contro la superficie adamantina di un buco in un bosco sotterrato dalla solitudine è evidente perfino nel grottesco, ilare ed entusiasmante modus operandi dell’agente Cooper, che incarna le metodiche pratiche della “meditazione trascendentale” a cui Lynch non ha potuto non fare espresso riferimento: le sue intuizioni sono “naturali” al punto da sembrare innaturali, e l’assurdità del suo metodo sa di saccenteria, ma è una saccenteria che deriva da un sapere orfano e che viene principalmente dall’estemporaneo lampo illuminante di un presentimento.
Un fulmineo attimo che racconta verità più di qualsiasi ragionamento deduttivo, e che prima di spingerci al pensiero razionale che chiede “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, ci invita a domandarci: “Come, in che forma e materia, dove e perché esiste CIÒ che ha ucciso Laura Palmer?”.
L’universale diventa particolare nel più umano dei modi, con l’accidentalità di chi cerca il nome di un assassino lanciando sassi a bottiglie di vetro; se provaste anche voi, come Dale per il suo assassino, a chiedere a delle bottiglie se è il caso di iniziare Twin Peaks, siamo abbastanza certi del responso.
La risposta arriverebbe naturale, probabilmente perché aver provato una tale follia significherebbe avervi già convinti.

Twin Peaks ci ha presentato il bene talmente bene da insegnarci a riconoscere il male che lo solca di venature; ha ricordato che se il bene è un bagliore di luce più giovane dell’alba, il male è un’entità da sempre coesistente e più anziana del tramonto.
Ci ha insegnato che la notte dura quanto il giorno, anche se la rattoppiamo con i sogni.

Dovreste iniziare Twin Peaks per provare la sensazione di entrare nella familiarità quasi palliativa del Double R, sedervi ad uno dei tavoli che fanno da piedistallo alle enormi vetrate di paesaggi montani ed ordinare una calda torta di ciliegie, affiancata da una rovente tazza di caffè nero corvino, tirando un grosso sospiro per percepire l’olezzo incontaminato delle foreste fitte di Douglas Firs prima che il delizioso aroma melenso del piatto fumante prenda possesso del vostro olfatto;
il tutto incrociando gli sguardi sospettosi della Signora Ceppo, ed il bianco che sposa il nero delle luccicanti scarpe di Audrey Horne.
Dovreste iniziare Twin Peaks perché ha inventato il concetto di icona e simbolo nella televisione, diventandone uno a sua volta.

Dovreste iniziare Twin Peaks perché prima o poi i figli vanno lasciati andare, e non c’è dubbio che sia arrivato il momento di dare una vera madre alle vostre serie tv preferite.

Written by Vincenzo Bellopede

Vincenzo, studente di psicologia.
Cresciuto a pane e Sartre, accompagnando con sbornie da prelibato nettare di Lynch.
Come disse il primo, gli oggetti sono cose che non dovrebbero commuovere in quanto non vive. Eppure lo fanno.
Se anche le parole riescono in questo, l'obiettivo di chi scrive è stato orgogliosamente raggiunto.

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