ATTENZIONE! La recensione contiene SPOILERS del sesto episodio della serie tv The Testaments.
“In my own present day, I am an object of curiosity”
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Zia Lydia è il personaggio che, più di tutti, in The Testaments continua a sfuggirci di mano. Tiranna? Sì. Fanatica? Anche. Eppure fermarsi lì significa perdere tutto ciò che la rende davvero interessante — e disturbante — sia nei romanzi di Margaret Atwood sia nel loro adattamento televisivo. Perché zia Lydia non è semplicemente un villain. È una funzione del sistema. E, col tempo, diventa qualcosa di ancora più difficile da incasellare: una donna che ha imparato a sopravvivere dentro il potere, fino a diventarne una delle architette.
Nel romanzo “Il racconto dell’ancella”, Lydia non ha una vera interiorità. Esiste attraverso i ricordi di Difred, come una presenza costante, quasi ossessiva. Non è tanto un personaggio quanto una voce — quella che ti resta in testa anche quando non è nella stanza. È lei a plasmare le Ancelle, a insegnare loro come pensare prima ancora che come comportarsi. La sua è una riscrittura della realtà.
Uno degli aspetti più disturbanti della Lydia televisiva è la variabilità della sua violenza. Non è sempre uguale e non è prevedibile. Può essere brutale, improvvisa, punitiva, quasi rabbiosa e subito dopo trasformare quella stessa violenza in una carezza, una frase sussurrata con tono materno. Questo continuo cambio di registro crea disorientamento sia nelle Ancelle che nello spettatore: nessuno sa mai cosa aspettarsi da lei.
Lydia diventa così una figura quasi impossibile da leggere completamente. in The Handmaid’s Tale come in The Testaments.
Nella prima serie tv, gli episodi che mostrano la Lydia pre-Gilead sono forse tra i più importanti per capire la sua versione televisiva. Vediamo una donna sola, rigida, profondamente bisognosa di ordine e riconoscimento. Non è ancora crudele, ma ha già alcuni tratti che verranno amplificati in seguito. Quando il regime si impone, non crea Lydia da zero. Le offre piuttosto una struttura in cui quelle caratteristiche diventano un vantaggio. Lydia non è “trasformata” completamente, ma viene piuttosto legittimata.

Aunt Lydia
Finalmente il giorno è arrivato.Dopo aver mostrato le proprie doti e abilità di future mogli perfette per i capi del regime, le ragazze stanno per essere date in sposa. A scegliere i loro possibili pretendenti saranno ovviamente le zie. A loro tocca, infatti, l’onore e l’onere di selezionarne tre per ciascuna delle Green, secondo un giudizio maturato nel corso delle varie “prove”. Giudici non poi così tanto imparziali, donne plagiate dal regime a sua immagine e somiglianza e che hanno deliberatamente deciso di voltare le spalle al proprio sesso. Nel corso di The Handmaid’s Tale abbiamo avuto modo di capire molto bene le motivazioni delle mogli, come Serena Joy, e il dolore e la disperazione delle Ancelle, come Difred appunto.
Nello spin-off The Testaments (disponibile sul catalogo Disney+) il focus si è spostato sulla generazione dopo, quella cresciuta a pane e lavaggio del cervello da Gilead. Ma chi sono davvero le Zie? Cosa si nasconde dietro i rituali militareschi, la rigidità e la fede cieca al regime? Non c’è differenza tra Dio e le zie, come sottolinea Shunammite, perché nelle seconde si riflette la volontà indiscussa del primo. E a capo del concilio si erge Zia Lydia, spoglia del vecchio mondo che rimane ancorata al suo ruolo con le unghie e con i denti. Proprio a lei è affidata la narrazione di questo sesto episodio che getta uno sguardo più approfondito sulla controversa storia del personaggio e sul suo ruolo nella vicenda. La domanda resta la stessa:
Fino a che punto sia da biasimare per aver scelto di sopravvivere come uno scarafaggio infliggendo dolore ad altre donne, piuttosto che morire come una fenice?
Zia Lydia conosce bene tutte le sue ragazze. Sa cosa desidera ognuna di loro, eccetto per Agnes. O almeno non ancora come ci tiene a specificare lei stessa. Vuole il meglio per loro, vuole prendersene cura e darle in sposa a qualcuno di meritevole. Eppure vuole agire negli interessi di Gilead, rispettare la gerarchia, punire le immeritevoli e favorire le integre. Un modus operandi che risuona dai tempi di The Handmaid’s Tale, ma che è apparso sempre molto schizofrenico. Bastone e carota. Un po’ di sale e un po’ di zucchero. Sono queste le due attitudini del personaggio più ambiguo della serie tv, ieri come oggi.
“An unmarried woman, picking husbands for each girl who passes through these halls. The irony is not lost on me”
Al termine dell’episodio, le Zie hanno preso le loro decisioni e stabilito gli abbinamenti. E mentre Vidala si presenta a casa di Agnes per comunicarle chi le è stato assegnato, non sfugge un ultimo dettaglio importante. Lydia si concentra sue ben due promesse. La prima è servire Gilead e preparare le ragazze per renderle le mogli di Dio che il regime vuole. La seconda riguarda il giuramento fatto dopo la caduta di Boston e tutto quello che ne è seguito. Lydia, infatti, ha promesso che che avrebbe messo tutto per iscritto: eventi e persone. A Gilead, ci spiega, solo le Zie hanno il privilegio di scrivere, ma ciò che Lydia sta effettivamente annotando rimane nell’ombra.
Miss Clements
Il sesto episodio di The Testaments torna allora indietro nel tempo. Con alcuni flashback inframmezzati all’interno della storyline principale, scopriamo finalmente di più sulla storia della Lydia pre regime. Insegnante in una scuola elementare, un giorno viene portata di peso via insieme alle colleghe. Tra queste Vivian, alias zia Vidala. Fuori dalla scuola le attendono guardie armate che uccidono l’unico uomo nella sala professori per poi distribuire le donne in diverse aree. Quelle incinte vengono portate via, mentre quelle ritenute impure giustiziate sul posto. Dopo un paio di notti, Lydia viene portata dal Comandante Judd, incaricato di occuparsi del nuovo ruolo che le donne dovranno ricoprire nel neo regime. Con una abile mossa psicologica, basata tutto sul “sono-un-uomo-cosa-cavolo-ne-so-delle-cose-da-donna”, Lydia riesce a farsi dare un incarico tutto suo: fondare la sezione delle Aunt e gestirla.
“Who is gonna teach the girls to be women?”
Per poter diventare Zia Lydia, però, deve prima morire Miss Clements. Ed è con un unico colpo di pistola sparato a sangue freddo, che Lydia diventa a tutti gli effetti parte di Gilead e uno dei suoi esponenti più influenti. Capelli accuratamente raccolti in una crocchia, vestiti scomode e insignificanti, colori fangosi. Uniformi severe per delle discepole altrettanto severe. Adatti a monaci asceti o martiri. Ed è qui che capiamo come Lydia non abbia solo manipolato Judd per salvarsi la vita.
In fondo lei crede davvero che l’amore duro possa estirpare le erbacce. Lo abbiamo già visto in The Handmaid’s Tale e lo ritroviamo in The Testaments.

The Testaments torna questa settimana con un episodio diverso, che affonda finalmente le mani nel passato di Zia Lydia.
E ci regala uno sguardo approfondito sul sistema gerarchico di Gilead. E’ per merito di Lydia se sono nate le Zie in fondo. Passato e presente si alternano nel corso di tutta la puntata permettendoci di capire quando ambigua sia questa figura. Vittima e carnefice insieme, Lydia osserva, si adatta, cambia pelle quando serve, fino ad arrivare a quel momento chiave nello stadio che segna un punto di non ritorno.
La frattura profonda tra lei e Vivian, destinata poi a diventare Vidala, è ciò che permette a Lydia di assumere il ruolo di potere che ricopre tutt’oggi. Ma a che prezzo? Il rapporto tra le due si incrina definitivamente e aumenta la nostra curiosità nei confronti di Vidala stessa. Chi è davvero? Da dove proviene? Era un’Ancella prima di diventare una Zia? Perché sappiamo, come si evince dalla rivelazione di Zia Estee, che le Zie possono essere state prima qualcos’altro.
Zia Lydia non conosce empatia né sensibilità. Non ho dubbi sul fatto che utilizzerà le informazioni datele da Agnes per i propri scopi. Non è difficile immaginare incastri costruiti apposta per spezzare legami, magari coinvolgendo Garth in dinamiche che lo vedrebbero legato a qualcun’altra, come Shu o Becka. Sarebbe molto plausibile vedere Becka — che ha poche possibilità sul “mercato” matrimoniale — finire proprio con il ragazzo che Agnes desidera. Una crudele ironia che ben si sposa con la fredda logica di Lydia secondo cui a Gilead, i legami sono debolezze da eliminare. L’episodio si conclude volutamente con un cliffhanger che aumenta la tensione ormai sempre più crescente sul destino di queste povere ragazze, sui loro rapporti tra loro e con il mondo che le circonda.
Il sesto episodio risulta dunque in una interessante parentesi dalla storyline principale.
Una di quelle che, in realtà, vorremmo vedere più spesso per permetterci di capire gli ingranaggi che in The Handmaid’s Tale non erano stati esplorati a dovere. Con gli ultimi episodi in arrivo, abbiamo il cuore sempre più in gola.






