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Bentornata, Lena Dunham

Too Much

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Sono passati quasi dieci anni dall’ultima puntata di Girls, e dal viaggio in cui ci ha portato; quasi dieci anni dalla chiusura di una delle serie tv più sottovalutate e al contempo necessarie che il nostro tempo ha potuto apprezzare. La fase più florida di Lena Dunham, che in Girls recita anche come protagonista della storia, regala al mondo una serie dai tratti egoistici, nevrotici e malinconici. Insomma, parla perfettamente a quel pubblico millennial che è cresciuto con Friends ma che ha bisogno di uno schiaffo di realtà per riconoscersi ancora oggi.

Girls, che non è l’opera prima di Dunham ma che potrebbe di certo essere l’opera più importante, risulta necessaria in un mondo in cui il femminile deve prendersi ancora il suo posto. In un mondo in cui la normalità è fin troppo banalizzata, in cui serve una massiccia dose di stramberia per sopravvivere e per comprendere le dinamiche complesse della società.

Hannah, interpretata appunto da Lena Dunham, è il centro del mondo.

Del suo mondo e di quello degli altri. È la portatrice di quell’egoismo di cui i millennial si saziano per giustificarsi delle sfighe della vita. Lena Dunham, con Girls, è completamente sul pezzo e ci rimarrà per parecchio tempo. Fino ad arrivare a Too Much, uscita da poco su Netflix.

Lena Dunhma in Girls - Too Much
credits: HBO

Posta l’inutilità di fare paragoni con Girls (che sarebbero addirittura deleteri per la nuova serie tv), Too Much (di cui vi lasciamo qui la nostra recensione) ha quello stesso spirito narcisista e manchevole di empatia che ormai riconosciamo come firma dell’autrice. Stavolta la protagonista è Jessica (Megan Stalter), una trentenne con delle crisi d’identità dovute soprattutto alla rottura con un uomo dopo tanti anni. Il suo lavoro le permette di trasferirsi, dalla sua New York, a Londra. È l’occasione per Jess di cambiare vita e conoscersi meglio, nonché conoscere meglio il mondo che la circonda. Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che il suo unico scopo sembra essere la ricerca dell’amore, di quel Mr. Darcy che almeno una volta nella vita tutte le trentenni hanno sognato.

Nel caso di Too Much, Lena Dunham torna prepotentemente a raccontare la crisi dei trent’anni in una chiave molto più delicata di quanto faceva con Girls.

Nella serie del 2012, infatti, le protagoniste erano poco più che ventenni perché dovevano rappresentare una determinata generazione che stava diventando grande in quel periodo. In Too Much, come se si trattasse di un piccolo sequel non canonico, la protagonista è già grande, ma non riesce a rendersene conto. O quantomeno, non riesce a farci i conti.

Con un occhio al suo più grande successo e uno alla sua ultima fatica, possiamo comunque affermare che Lena Dunham è decisamente tornata. Lo vediamo soprattutto in alcuni dettagli di Too Much: l’egoismo cronico che dicevamo in precedenza, ma anche la malinconica accettazione della propria vita che si delinea in più personaggi, molti dei quali anche secondari (come, per esempio, la sorella di Jess, interpretata dalla Dunham). E poi c’è la difficoltà di relazionarsi al mondo, l’incapacità sistemica di una generazione intera di saper affrontare gli ostacoli. Un atavico narcisismo che distingue i personaggi della Dunham (in Too Much e anche in Girls) ma che distingue molto bene anche una grossa fetta di chi ha trent’anni oggi.

Too Much
credits: Netflix

Anche se Too Much ha qualcosa in meno di Girls, soprattutto dal punto di vista rappresentativo, dimostra ancora una volta quanto siano spesso i difetti a rendere una persona interessante.

Perché Hannah era piena di difetti e Jess non è certo da meno; ed è per questo che possono rappresentare qualcuno, che possono fare da portavoce di una normalità difettata. Una normalità realmente esistente, realistica e concreta. Jess, forse, sogna molto di più di Hannah e, per questo, perde leggermente quel piglio cinico che tanto amavamo in Girls.

Jessica, in Too Much, si definisce meno e si racconta molto di più. Mentre Hannah era un personaggio molto pratico, fin troppo spigliato e quasi per nulla riflessivo, Jess è più romantica. È come se Too Much fosse una fase più matura di Girls, ma senza le responsabilità e le conoscenze che la maturità dovrebbe portarsi dietro. È come se Jess volesse a tutti i costi essere la versione più adulta di Hannah, ma senza avere il coraggio di interfacciarsi con la verità. Che è brutta, è difficile ed è complessa. E che di certo è tutto, tranne che romantica.

Lena Dunham, con Jess, vuole seguire un filone più sognante, meno cinico e più idilliaco. Ma qualcosa va storto, perché Jess sembra essere molto brava a dire di voler fare molte cose ma poi fa fatica a farle sul serio.

Le stesse cose che Hannah, in Girls, non avrebbe esitato nemmeno un secondo a fare, senza pensarci troppo. Senza pensarci minimamente, in realtà. E allora Girls e Too Much si scontrano sul piano della narrazione: è Lena Dunham contro Lena Dunham. Da una parte l’eccentricità più spudorata, necessaria a raccontare un periodo storico ben definito; dall’altra il romanticismo forzato, la ricerca di una stabilità irrazionale e molto meno realistica.

Che siano due piani identitari della stessa Lena Dunham? Che siano semplicemente due periodi diversi della sua vita? Di certo sappiamo che la sceneggiatrice ha sempre preso spunto dalla sua stessa vita, quando ha scritto le sue opere. Il che non significa automaticamente che i suoi personaggi descrivano nel dettaglio le sue esperienze. Ma appare molto chiaro, soprattutto in Girls, quanto il racconto sia condizionato da storie di vita vera. Romanzata certo, ma sicuramente vissuta.

Too Much
credits: Netflix

E allora forse nel tempo che trascorre tra la fine di Girls e la nascita di Too Much (circa otto anni) c’è del materiale da scoprire, ci sono delle mancanze da colmare, c’è qualcosa su cui riflettere.

E quindi Too Much nasce dal bisogno di dire delle cose diverse, che nascono da una penna diversa anche se simile. E se in Girls l’ispirazione personale deriva dalla giovinezza della scrittrice, nella nuova serie Netflix ne riconosciamo le fragilità. Quelle stesse fragilità che arrivano quando arriva anche la maturità, la consapevolezza. In Too Much torna Lena Dunham, senza dubbio, ma torna cambiata e forse più coscienziosa. Il rischio, in questo caso, è di perdere quella vena ironica e anche cinica che aveva contraddistinto la Dunham in una maniera perfetta e coerente.

Il punto è che non avremo altre Girls, purtroppo e per fortuna. Avremo altre versioni di Lena Dunham, e la prima è quella che abbiamo visto in Too Much. La riflessione sul paragone tra le due serie è sicuramente inevitabile e allo stesso tempo poco produttiva. Ma ci porta anche a cogliere delle piccole differenze che ci fanno comprendere meglio la sceneggiatrice stessa. Lena Dunham è tornata, ed è tornata con un grandissimo peso sulle spalle che è certamente riuscita a sostenere. Ma è tornata davvero come avrebbe voluto? O si è fermata leggermente in superficie?

Too Much non sembra andare troppo a fondo, su nessuna delle questioni che tocca. Rimane sempre molto corretta e inquadrata, senza sporcarsi mai le mani.

Eppure, apparentemente, non ha freni che la tengano. La Too Much di Lena Dunham, paradossalmente considerando il titolo della serie, non è affatto troppo. Se in Girls era chiaro quanto le protagoniste fossero sempre sopra le righe, come uscissero continuamente dagli schemi, in Too Much non vediamo la stessa passione. Non vediamo la stessa ribellione e, di conseguenza, non vediamo la stessa rappresentazione. Lena Dunham è tornata e chiunque ami Girls non può che esultare, anche se forse avrebbe preferito che tornasse una Lena Dunham too much e non solo Too Much.

Una cosa è certa: Girls è sicuramente una delle 6 Serie Tv che parlano ai Millennials in modo non scontato