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“Sia benedetto il frutto” – Il fanatismo religioso in The Handmaid’s Tale

The Handmaid’s Tale

In un momento storico in cui si compiono attentati terroristici in nome di un fanatismo religioso – quello islamico –, in cui è stato eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in cui l’Inghilterra ha deciso di isolarsi e di uscire dall’Europa, in cui le donne sono oggettivate e ridotte a mogli e madri o a puttane, The Handmaid’s Tale non poteva capire più a fagiolo.

Serie Tv rivelazione del 2017 – con cui a livello tecnico e recitativo può competere solo American Gods, mentre a livello contenutistico con nessun’altra (almeno così recente) – rimodernizza l’omonimo romanzo distopico di Margaret Atwood.

The Handmaid's Tale


La trama di The Handmaid’s Tale è tutto sommato semplice: negli Stati Uniti d’America – ora chiamati Gilead – c’è stato un colpo di Stato a opere dei “figli di Giacobbe” – e già il nome dice molto! – e il governo è stato sostituito da un manipolo di uomini fondamentalisti cristiani. Costoro hanno istituito un governo fascista basato sulla cosiddetta “famiglia tradizionale”, che vede le donne a casa con l’unico compito di amministrare la casa e crescere i figli, e gli uomini al potere.

Ma, purtroppo, non finisce qui. Perché il tutto è iniziato da un calo demografico dovuto a una progressiva perdita di fertilità da parte delle donne, che spesso non riescono a portare avanti le gravidanze o, peggio, a restare incinte. E questo ha scatenato una vera e propria caccia alle donne fertili, che vengono qui trattate come veri e propri animali da riproduzione.

Queste donne – le ancelle del titolo – sono state strappate ai propri genitori, ai propri mariti e alle proprie mogli, e spesso anche ai propri figli. Sono state mandate in dei “centri di rieducazione”, dove sono state spesso torturate e mutilate (perché per fare un figlio non è necessario avere tutti gli arti o gli occhi, per esempio), al fine di annientare la loro volontà e costringerle a rassegnarle alla vita che, da quel momento in poi, avrebbero condotto.

Una vita miserabile in cui sono schiave, vengono violentate durante il loro periodo fertile dal padrone della casa in cui sono state mandate a vivere per far sì che diano loro un figlio. Questi padroni sono gli alti comandanti e i politici, ovvero coloro che hanno aiutato a costruire la società in questione. E sono tutti sposati con donne sterili, costrette ad assistere all’atto sessuale del proprio marito con l’ancella, perché in questo modo è come se “restassero incinte attraverso loro”.

Sembra assurdo, non è vero? Eppure, riprende un passo della Bibbia. Già, avete letto bene: questo “rito”, questa “cerimonia” (come viene chiamata nella Serie Tv) è descritta nella Bibbia. Nella Genesi, capitolo 30, per la precisione.

Il brano – citato diverse volte in The Handmaid’s Tale – recita così:

“Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!» Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?» Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei» Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio».

The Handmaid's Tale

Ed è proprio questo che succede nella Serie Tv, da qui tutto prende avvio, da una lettura troppo letterale della Bibbia, che – non dobbiamo mai dimenticarlo – è un libro scritto oltre 3000 anni fa, ovvero in un periodo storico molto diverso da quello attuale. Proprio per questo oggi si tende a dare un’interpretazione allegorica a molti passi dell’Antico Testamento – quando non racconta, ovviamente, degli avvenimenti storici.

E sì, vale anche per il passo del Levitico sull’omosessualità, che in The Handmaid’s Tale è ovviamente bandita: le donne lesbiche vengono impiccate o mandate nelle colonie a smaltire rifiuti tossici, a meno che ovviamente non siano fertili, perché in quel caso la loro inclinazione viene “corretta”, diventando ancelle. Gli uomini gay, invece, non hanno nemmeno questa “fortuna”: vengono impiccati e basta, così come molti preti, rei di aver cercato di impedire la costruzione di questo mondo malato.

Ma lasciamo perdere la retorica e torniamo alla Serie Tv. Questo regime non piace a nessuno. I comandanti si trovano a non potersi esprimere liberamente a letto, tanto da ricorrere alla frequentazione di bordelli illegali; le mogli non possono lavorare o uscire senza accompagnamento. Per quanto riguarda le ancelle poi, sono sempre guardate a vista, perché il rischio di suicidio è altissimo e Gilead non può permettersi di perdere donne feritili, che vengono addirittura offerte come merce di scambio agli altri Stati.

Perché, una volta che l’ancella partorisce e svezza il bambino, non è più utile in quella casa e viene mandata in un’altra casa, per prestare lo stesso servizio presso un’altra famiglia. È una sorta di “utero in affitto”, con una “sottile” differenza: mentre in alcuni Paesi offrire il proprio utero è, non solo legale, ma anche una libera scelta di queste donne, qui non c’è nessuna scelta. Sono donne, devono solo obbedire e partorire. Insomma, anni di femminismo buttati nel cesso.

Anche perché, ci sono altre due “categorie” di donne in The Handmaid’s Tale: le Martha e le Zie. Le Martha sono donne nere, non fertili, che vengono relegate in cucina. E sì, qui emerge il razzismo – che in realtà permea tutta la Serie. Le Zie invece sono donne mature che fanno da educatrici alle ancelle. Sono donne spesso fredde e spietate, che godono della sofferenza di queste ragazze, forse perché ne invidiano la fertilità e la gioventù. Si accaniscono contro di loro, nascondendosi dietro il volerle rendere pie e oneste, debellando tutti i vizi e i peccati che hanno fatto sì che Dio punisse il mondo causando una carenza di fertilità.

E sono proprio queste ultime donne che più risentono del fanatismo religioso in The Handmaid’s Tale, perché sono coloro che credono. Le mogli, infatti, vogliono “solo” i loro bambini, le Martha e le ancelle sono schiave, le Zie, invece, scelgono deliberatamente di educare queste ragazze, a cui in qualche modo si affezionano anche, rassicurandole, premiandole quando si comportano bene… Loro sono davvero convinte di fare del bene, a differenza dei Comandanti, che hanno realizzato il colpo di Stato più per potere che per vera e propria devozione.

I Comandanti, infatti, hanno utilizzato la religione a loro vantaggio, perché è quello che fa il fanatismo religioso: nasconde, spesso, un vuoto di valori, proprio quei valori che si cerca di imporre agli altri. In questo caso, complice la violenza, ci sono riusciti. Ma siamo proprio sicuri che vinceranno loro? Lo scopriremo nella prossima stagione. Nell’attesa, vi lascio con questa frase: “Sia benedetto il frutto”. Anzi, no, meglio questa:

Nolite Te Bastarde Carbondorum

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Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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