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Stranger Things deve finire prima di piacere solo agli adulti

Stranger Things è una delle serie tv di punta di Netflix, ideata dai fratelli Duffer e andata in onda a partire dal 2016 (lo so, sembra ieri eppure sono passati ben 7 anni). I fratelli Duffer con Stranger Things sono riusciti a creare un vero e proprio prodotto cult. I protagonisti sono un gruppo di bambini un po’ nerd, appassionati di fumetti e giochi da tavolo, con una vera e propria ossessione per il mitico Dungeons & Dragons, che si ritrovano a fare amicizia con una ragazzina piuttosto particolare di nome Undici (Millie Bobby Brown). L’atmosfera è squisitamente anni ’80, e i misteri intriganti sono la vera ciliegina sulla torta, insieme a una straordinaria Winona Ryder, che non sbaglia mai un colpo. Sin da subito Stranger Things si è imposta nel panorama seriale, piacendo sia a grandi che a piccini.

È un po’ come se i fratelli Duffer avessero messo in un calderone tutto ciò che gli piaceva, guilty pleasures compresi. Da Ivan Reitman, passando per Stephen King, Steven Spielberg, Metallica, Kate Bush e chi più ne ha più ne metta. Gli omaggi ai grandi autori sono disseminati ovunque e fanno parte del DNA di Stranger Things (che, tra le altre cose, trae ispirazione anche da una storia vera). Ecco perchè la serie piace così tanto a tutti: I più giovani sono stregati dai personaggi e dall’ambientazione alla moda, mentre i più grandi si rivedono in qualcosa che ha il sapore di nostalgia e di bei ricordi. Il risultato è quel mix perfetto che fa di Stranger Things qualcosa di cui non riusciamo a fare a meno.

Un discorso a parte merita la colonna sonora di Stranger Things, che è una protagonista a se stante, in grado di riportare in cima alle classifiche grandi artisti del passato, dai The Clash a Kate Bush, passando per i Metallica (soprattutto a seguito dell’ultima stagione).

stranger things
Stranger Things (640×372)

La serie tv di Netflix sa essere leggera, intrigante e squisitamente pop al tempo stesso. Ma il vero quid pluris, alla fine, sono i piccoli (ormai non più così piccoli) protagonisti. La caratteristica che fa di Stranger Things un prodotto adatto a tutti è la giovane età di Mike, Will, Eleven & Co.: giunti alla quarta stagione della serie, ci prepariamo ad assistere al gran finale con l’ultima stagione, ma gli anni passano e i giovani attori diventano giovani adulti, sempre più diversi da quei visini paffutelli che ci hanno fatto compagnia nelle prime stagioni. Basti pensare alla Millie Bobby Brown di sette anni fa e alla Millie Bobby Brown di oggi.

Ovviamente il fattore tempo è un fattore inesorabile, i fratelli Duffer devono farci i conti e non possono domarlo, per quanto il make up e i costumi possano aiutare. Certo, anche Will e compagni maturano, e nell’ultima stagione si è appunto cercato di mettere in evidenza il fatto che a crescere non sono solo gli attori, ma anche i protagonisti.

I bisogni dei protagonisti, cambiano così come i loro interessi. Stranger Things cresce insieme a loro, maturando aspetti inediti nelle stagioni precedenti.

Stranger Things (640×360)

Per certi versi, infatti, l’ultima stagione di Stranger Things può considerarsi un prodotto dalle tinte horror. Le scene sono molto più cupe e cruente, così come le tematiche trattate. Stranger Things sta diventanto una serie che si rivolge sempre meno a un pubblico molto giovane. Da amante del genere horror, e da grande fan di Stephen King, la deriva sempre più cruenta e cupa della serie non mi disturba affatto, anzi devo dire di averla apprezzata, ma non penserei mai di guardare l’ultima stagione insieme a un ragazzino.

Attraverso la lente dei personaggi, infatti, affrontiamo tematiche molto delicate: traumi, morte, depressione, gestione del lutto. La spensieratezza dell’infanzia ha abbandonato l’allegro gruppo di ragazzi, e anche Dungeons & Dragons sembra un ricordo lontano nella serie tv Netflix.

I fratelli Duffer, in collaborazione con Netflix, hanno fatto senza dubbio un ottimo lavoro. Stranger Things è una delle migliori serie degli ultimi anni, e il livello qualitativo dell’ultima sagione lo ha dimostrato pienamente. Mantenere un livello alto, infatti, non è una cosa da poco. Soprattutto se si considerano un paio di scivoloni fatti dagli autori nelle stagioni passate. Il viaggio ribelle di Eleven che si unisce all’ambigua banda della sorella perduta è una delle pagine più nere della storia di Stranger Things, e penso che su questo siamo tutti d’accordo.

Anno dopo anno è stato meraviglioso vedere gli attori del cast maturare e diventare delle vere e proprie star del settore. Millie Bobby Brown, nei panni di Undici, è l’esempio più lampante, in pochi anni ha costruito un vero e proprio impero, diventando anche imprenditrice, attivista e produttrice (ma dovendo fare i conti anche con la parte più oscura e insidiosa del successo). Millie Bobby Brown è solo la prima di una lunga lista, al suo fianco hanno fatto il loro ingresso tra i grandi attori anche Sadie Sink, Noah Schnapp, Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e non solo. Per non parlare dei tanto amati Joe Keery e Maya Hawke (degna figlia della grandissima Uma Thurman).

Sadie Sink in particolare si è distinta nell’ultima stagione di Stranger Things, portando in scena una rappresentazione incredibile della sua Max, la quale si trova a fronteggiare situazioni e problematiche molto più grandi di lei.

Stranger Things
Sadie Sink, Stranger Things (640×360)

Sadie Sink si è aggiunta al cast di Stranger Things solo successivamente, ma non ha tardato a rubare il cuore di fan grandi e piccoli. Il suo personaggio, tuttavia, è uno dei maggiori esempi del perché Stranger Things debba finire ora.

La leggerezza delle prime stagioni è sfumata in qualcosa di completamente diverso. Max e i suoi amici si incamminano verso l’età adulta, e con l’età adulta arriva inevitabilmente la pesantezzas dei problemi. Stranger Things ci ha tenuti incollati allo schermo proprio perché ci riportava la spensieratezza avventurosa dell’infanzia, la serie di Netflix era diventa la nostra fuga dall’età adulta, e un porto sicuro per i più giovani. Perdere questo elemento significa perdere l’essenza di Stranger Things, per quanto ci pianga il cuore ammetterlo.